Leggendo #129 – Le cose che non facciamo

C’è una cosa che facevo sempre da bambina quando andavo in spiaggia e che mi sono ritrovata a fare qualche giorno fa, in riva al mare dopo anni, mentre le onde mi sballottavano di qua e di là. Questa cosa che facevo e che son tornata a fare è osservare le coppiette nel senso che quando mi trovo in spiaggia proprio mi metto a fissarle e non riesco mica a levare lo sguardo se non quando cominciano a guardarmi imbarazzate o indemoniate. Da piccina era innocente curiosità, voglia di capire cosa succede ai grandi che si muovono in una complicata ma affascinante vita; ora è semplicemente un modo per avere conferme su come l’ottanta per cento delle coppie che ci sono al mondo dovrebbero semplicemente dirsi addio, studiarle in un habitat come la spiaggia dove tutti si mostrano così come sono realmente (in tutti i sensi) per poi disegnare una riga fra loro, le coppiette, per far capire che uno dovrebbe stare di qua e uno di là da quella cosa invisibile ma presente a meno che entrambi non vogliano cancellare insieme quella linea e capire cosa sbagliano o come potrebbero amarsi meglio e quindi stare davvero vicini e davvero insieme. Questa divisione, questa separazione aleatoria eppure così simbolica, è la protagonista di uno dei meravigliosi racconti che si trovano in Le cose che non facciamo di Andrés Neuman, una raccolta portata in libreria da Edizioni Sur che una volta in spiaggia vorrete leggere e rileggere un’infinità di volte.

Pensandoci bene, non so cosa sia più grave: non accorgersi di certe cose o accorgersene e non fare niente. Proprio per questo, capisci, ho tirato quella riga. È infantile. È brutta e piccolina. Ed è la cosa più importante che io abbia fatto quest’estate. [Una riga sulla sabbia]

Ma facciamo ordine.

Ne’ Le cose che non facciamo di Andrés Neuman ci sono tante cose, infinite. Non sono nemmeno centocinquanta pagine ma quando arriverete alla fine (molto presto) capirete che la sola cosa che vi rimane da fare è tornare indietro, alla copertina del libro, per ricominciare la lettura di ogni racconto, magari in ordine sparso, ma con la necessità di rivivere ogni paragrafo, se non ogni parola, sulla vostra pelle. Perché i racconti dello scrittore di origini argentine scavano ovunque, in ogni fragile contesto che si incontra ogni giorno, e si diramano in qualsiasi ambito che sta fra la vita e la morte ma soprattutto la prima, quella cosa che ingarbuglia ogni istante in cui si decide di vivere e che rendono complicato ma meraviglioso questo mal d’animo quotidiano.

Un po’ vago, vero? Ci riprovo.

Ne’ Le cose che non facciamo di Andrés Neuman c’è un riferimento a Bachelard e al fatto che secondo il filosofo della scienza francese ci sono posti che sono un tempo. Non c’è distinzione fra oggi e domani quando un posto è stato vissuto sia ieri che oggi: quel posto resterà oggi e il domani non arriverà mai.

Non c’è niente di più disordinato che tralasciare di scrivere quel che accade. (…) Se non mi racconto la storia, non capisco che posto occupa ognuno di noi. [Juan, José]

E quindi scrivere diventa la soluzione. Lasciare sulla carta quello che succede ieri e oggi può far capire quanto il domani sia davvero un domani e quanto il futuro stia veramente arrivando oppure si nasconda ancora dietro a un continuo oggi che non cambia mai. Andrés Neuman racconta ciò e molto altro in questa raccolta perché sceglie di narrare quei momenti chiave, quelle piccole cose che si vivono non si sa bene come, quei momenti in cui si pensa a cosa sarebbe successo se si fosse riusciti a realizzare meglio l’accaduto o prevedere l’istante successivo, quei momenti che sono cardini di portoni che si chiudono o si aprono.

Ci rassicura credere che le grandi decisioni si prendano poco per volta, si concepiscano con il tempo. Ma il tempo non concepisce niente. Erode, solamente, sottrae, rompe. [Dopo Elena]

La voglia di rileggere ogni racconto di Andrés Neuman è provocata dal fatto che la sua scrittura nasconde storie fra le parole, crea universi in piccoli mondi sconvolgendo l’animo del lettore che si ritrova completamente disarmato davanti a pagine che tentano di metterlo a nudo, di far risaltare ogni suo piccolo ma grande errore, fingendo ironia e fantasia per parlare di ciò che è reale e vivido, di ciò che non si vuole mai ammettere soprattutto quando c’è di mezzo quella cosa terribile ma indispensabile eppure contraddittoria: l’amore.

Mi piacciono tutti i propositi, dichiarati o segreti, che disattendiamo insieme. È questo che preferisco della vita a due. La meraviglia aperta sull’altrove. Le cose che non facciamo. [Le cose che non facciamo]

FullSizeRenderTra gli attimi che più rimangono impressi di Le cose che non facciamo ci sono sicuramente i momenti di Dare alla luce, un racconto che non ha punti ma solo frasi che si rincorrono virgola dopo virgola per meno di una decina di pagine e che raccontano meravigliosamente come la vera nascita avvenga nel momento in cui due corpi si incontrano tanto che concepimento e parto paiono seguire lo stesso climax in una contorta visione che Andrés Neuman regala in un lungo e intenso paragrafo dal ritmo che vuole rappresentare in modo molto efficace l’ansia, il dolore e la frenesia di istanti così diversi ma assurdamente vicini. Tra le storie migliori, poi, c’è Teoria della stesura, un (quasi) studio sociologico che ognuno di noi può fare dalla finestra della propria casa, fissando i panni stesi dei vicini, analizzando il loro metodo per mettere sotto gli occhi di tutti ciò che generalmente sta nascosto sotto i vestiti, cullandosi con il profumo del bucato fresco che il vento porta fino a noi, cosa che succede realmente se si sta seduti tutto il pomeriggio sul terrazzo a leggere e scrivere e pensare a Andrés Neuman.

Con tre o quattro fili si dovrebbe avere abbastanza materiale per scrivere un romanzo del mistero. È una bella giornata, oggi. Il sole inonda il cortile. I fili del miei vicini sembrano animati, pieni di progetti. Troppi panni per metterne a nudo le vite. I miei fili non si vedono. [Teoria della stesura]

Ci sono così tante cose che vorrei ancora dire di questa raccolta, forse la migliore che io abbia mai letto o di certo amato. Sono tantissime, forse davvero infinite, le parentesi che apre e che chiude, le sensazioni che attraversa e alle quali vuole dare spazio. Il mondo del professore di letteratura latinoamericana è immenso, vuole ridere di situazioni assurde, vuole giocare con contesti veri e circoscritti.

A chiudere Le cose che non facciamo c’è una serie di Dodecaloghi di uno scrittore di racconti, intuiti e pareri di Andrés Neuman su ciò che si dovrebbe fare scrivendo ma soprattutto leggendo.

È molto più urgente svegliare un lettore che metterlo k.o.

Perché il lettore non vuole essere colpito ma solo sedotto. E soprattutto:

Ci sono racconti che meriterebbero di finire con un punto e virgola;

E i tuoi, Andrés Neuman, dovrebbero davvero finire tutti così;

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13 thoughts on “Leggendo #129 – Le cose che non facciamo

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