Pendolarissima #5 – Le lacrime in metropolitana

È inutile che fingiate indifferenza: vi ho visto nell’angolo della metropolitana, con il viso rivolto al finestrino, le lacrime agli occhi e nelle orecchie la canzone più triste della vostra playlist. Piangere sui mezzi pubblici, dopotutto, è una scelta di vita, una costante di chi, volente o nolente, si ritrova per la maggior parte del tempo a rincorrere treni, sgomitare nella metropolitana, perdere autobus colmi di adolescenti ribelli ed aspettare tram sotto la pioggia. Anche la Pendolarissima non è da meno e a consolarla ci sono i lunghi viaggi che le hanno fatto incontrare i pendolari più addolorati e afflitti della storia dei Pendolari. Perché esistono davvero, i Pendolari In Lacrime, sapevatelo.

A volte sono silenziosi, con lo sguardo perso nei gomitoli di polvere che giocano lontani, sotto i sedili degli altri. A volte, invece, sono visibilmente avviliti, guardano i topolini di Lambrate che si rincorrono lungo i binari del treno, probabilmente chiedendosi quanto la loro vita sia molto più divertente della loro. Altre volte ancora, al contrario, si sentono dei veri e propri singhiozzi, come il ragazzo seduto in metropolitana che, con la testa fra le mani, piange sulle note di Angel di Robbie Williams, incurante del volume del suo iPod e del fatto che tutto il vagone sta ascoltando la sua hit del cuore (lo giuro, la Pendolarissima l’ha visto con i suoi occhi).
Perché poi, effettivamente, piangere sui mezzi pubblici è decisamente poco igienico ma se la giornata è andata storta, se il capo è uno stronzo, se peggio ancora il capo neanche lo vedrai perché il colloquio è andato male e già ti chiedi cosa ne sarà della tua vita e come crescerai i dieci figli che vorresti dalla donna che ami, le lacrime in metropolitana sono inevitabili , praticamente l’unica valvola di sfogo. E poi anche la Pendolarissima ha avuto le sue grandi esperienze da martire da viaggio, mannaggia alla vita. Sin dalle superiori tutto era partito male con l’ex e la sua nuova ragazza seduti proprio due posti dietro al suo, su un autobus puzzolente che portava tutti a scuola e sul quale le lacrime si chiamavano “allergia agli acari” (sì, proprio quella che alla Pendolarissima venne solo quattro anni dopo). Quando iniziò l’università, poi,cominciarono gli addii tipici della post – adolescenza e quelle ansie da studente affiatato che vuole arrivare ovunque ma che non ne ha i mezzi. Non parliamo, soprattutto, dello studente una volta laureato con le sue lodevoli lacrime in onore di quel futuro nero: da stagista, da disoccupato, da sognatore con le ali spezzate.
studio ghibli animated GIF

A far piangere, inoltre, ci pensano anche i libri come può accadere, giustamente, ad un grande Lettore Pendolare che si rispetti. Certi momenti, dopotutto, rimangono impressi nella memoria, come quel piatto buonissimo mangiato all’estero che potrai rivedere e rigustare solo una volta che tornerai in quel posticino carino di cui, ovviamente, hai perso l’indirizzo. (Mai una gioia).

Era una fredda mattina di Novembre, quando il letto caldo era più dolce di un panino al burro, ma fortunatamente c’era quel romanzo che stava scaldando il cuore di tutte quelle giornate al freddo, su e giù dai mezzi pubblici. Si chiamava Wonder, quel libercolo, ed era una storia tenera di un piccolo bambino speciale che rendeva unici e indimenticabili ogni istanti della sua difficile e complicata vita. Non vorrei spoilerare ma a poco più di metà romanzo accade una cosa terribile a questo bambino, o meglio, ad essere precisi al proprio cane, quel cucciolo che il protagonista aveva cresciuto, curato e amato. Vabbè, l’ho praticamente detto: il cane in questione muore e abbandona al suo triste destino i suoi proprietari. Al capitolo in questione, però, quello del cane che se ne va, la Pendolarissima ci arriva una mattina in cui la metropolitana è piena di gente ma dove lei, agilmente e con la sua leggera grazia, ha trovato un posto a sedere. Si siede, inizia la lettura ma ecco che il destino le vuole male: il cane muore e la Pendolarissima guarda il libro esterrefatta, cerca di accettarlo ma non le riesce, pensa alle centinaia di persone intorno a lei ma nulla può toglierle dalla mente che il cucciolo se è andato. Gli occhi della Pendolarissima si fanno rossi e, ancora prima che se lo aspetti, fiumi di lacrime bagnano già le pagine più tristi del romanzo che poi, ve lo dico, è decisamente dolce e felice.

E insomma, termina così la questione delle lacrime in metropolitana: uno studio psicologico potrebbe indagare sull’animo umano, su ciò che accade all’inconscio in una mattina fredda, quando la canzone è appunto la più triste della playlist e il libro ha pagina più toccante di tutto il romanzo. Uno studio meno serio, invece, potrebbe semplicemente pensare alla bellezza dell’esplosione di emozioni che qualche volta, inaspettatamente, sorprendono durante un lungo tragitto.

Pendolarissima #4 – I Lettori che si incontrano sui Mezzi Pubblici

Quando il treno è in ritardo e ci si annoia. Quando in metropolitana si è in piedi pigiati come sardine. Quando il tram frena bruscamente e quasi si cade in braccio alla signora con la pelliccia. Quando sulla panchina dove si aspetta il bus si respira a pieni polmoni lo smog della città. Insomma, ogni momento è buono per spiare il libro del vicino e scoprire mirabolanti segreti sulla persona che ci affianca nella traversata della metropoli o della campagna.

La noia di quando non c’è nessuno da spiare

Perché è inutile che fingiate indifferenza: lo so bene che anche voi, attenti ma con lo sguardo vacuo, vi divertite a spiare ciò che stanno leggendo i vostri improvvisati compagni di viaggio, grandi o piccini che essi siano. Perché se la Pendolarissima non può leggere durante la guida della sua Utilitaria Triste, fortunatamente si può dedicare alla lettura mentre viaggia in solitaria in treno, in metropolitana, in tram o in bus. Il problema, però, è che spesso il vociferare dei vicini (o l’assenza di un posto sul quale sedere) può impedire l’agognato momento di relax tanto da lasciare solo il piacere di osservare gli altri lettori intenti nel loro Compito.

Perché sì. La conferma che deriviamo da scimmie, babbuini e ogni razza di primate possibile e immaginabile la si ha quando si è pigiati in metro e si osservano quei Lettori Scimpanzé che ad ogni costo devono proseguire la lettura. In piedi, pigiati contro il resto del mondo, cercano di vincere l’umanità leggendo Platone attaccati alle barre della metropolitana, quelle che solitamente si trovano sopra le vostre teste e che in molti, soprattutto la Pendolarissima, non arrivano nemmeno a sfiorare con la punta della dita. Abili nel voltare pagina senza perdere l’equilibrio, i Lettori Scimpanzé non temono la folla, anzi, la disprezzano con la loro saggezza e voglia di Sapere che supera frenate brusche, impiegati in ritardo che spingono per uscire e studenti ribelli che chiacchierano di come l’anarchia salverà il mondo. Come riusciranno, invece, i Lettori Scimpanzé ad assimilare Platone durante il viaggio, questo non ci è dato a sapere. Chissà, per osmosi forse. O grazie alla forza delle gambe che resistono contro la forza di gravità.

I Lettori Fieri, invece, sono quelli che ti sbattono in faccia la loro cultura con un sorriso ben studiato. Se i Lettori Scimpanzé, infatti, sono troppo fichi per farti sottolineare la loro cultura, i Lettori Fieri sono quelli che magari, con un Fabio Volo in mano, ti mostrano come loro sappiano leggere e come, soprattutto, siano agili nel farlo. Il problema, ovviamente, non è Fabio Volo (pace all’anima sua e a tutte le critiche dei radical chic) ma il Lettore Fiero che si vanta di un potere che tutto il resto dell’umanità ha. La cosa divertente, spesso, è che il libro è semplicemente portato sottobraccio: il Lettore Fiero è troppo orgoglioso di sé e del suo stile di vita per farsi vedere mentre legge, deve solo spiattellartelo sotto il naso. Alla Pendolarissima, ovviamente, non rimane che ridere (o piangere) di tutto ciò.

Per fortuna, la Pendolarissima può anche godere della visione dei Lettori Pendolari, quelli semplici e simili a lei. Con un sospiro di sollievo, si siedono nell’agognato posto tanto sudato e si preparano alle rocambolesche avventure del loro più caro compagno di viaggio, il Libro. Senza dover sfoggiare o sottolineare la loro importanza, i Lettori Pendolari si creano il proprio spazio, la proprio bolla esistenziale, e, sorridendo fra sé, godono di tutte le gioie che un buon romanzo può regalare ad una Pendolare stanco, affaticato, nervoso e stressato. Come un grande amico o come una tazza di the fumante quando fuori nevica o piove incessantemente.

Come si sentono i Lettori Pendolari durante i loro viaggi

Ma cosa leggono i Pendolari? Vi stupirà ma in metropolitana si incontrano ancora le frivole signore in età avanzata che leggono gli Harmony (cari e vecchi e sgualciti Harmony) mentre gli uomini in carriera, seri e sofisticati, preferiscono il fascino degli Adelphi, con le loro copertine sobrie, magari in tinta con il colore della cravatta. Una volta la Pendolarissima ha persino avvistato una mamma mentre leggeva “Tutte le Fiabe dei Fratelli Grimm” al suo piccino mentre più in voga, e ancora tanto amati, sono i thriller nordici che mettono un poco di suspense nella quotidianità. Perché insomma, che sia la Divina Commedia o la Sophie Kinsella di turno l’importante è avere un poco di supporto nella frenetica e imprevedibile vita in balia dei mezzi pubblici. Parola di Pendolarissima.

Pendolarissima #3 – Memorie della mia utilitaria triste

La Pendolarissima che non nasce con tutte le fortune, ahimè, per arrivare in stazione non può fare la strada a piedi, o in bicicletta, svegliandosi giusto 15 minuti prima dell’arrivo (presunto) del treno. La Pendolarissima, che rientra negli abitanti di quel paesello sfortunato che non è sorto lungo la linea ferroviaria, deve svegliarsi un’ora prima dell’arrivo (presunto) del treno per arrivare con l’utilitaria, la migliore amica da sempre, nei pressi della stazione del paesello vicino. Il viaggio verso la meta, che sarà solo una della tappe della giornata, consiste ogni mattina in una fuga rocambolesca contro il tempo, una dozzina di minuti in cui il fosso è sempre troppo vicino alla ruota anteriore destra e, i sorpassi ai trattori, un tentativo di triplo salto mortale.

disney (8788) Animated Gif on Giphy

La Pendolarissima alla guida la mattina

Nel corso della giornata, ovviamente, tutto ciò avviene ad orari molto romantici (tipo le 6e30 del mattino) e capita spesso che, per costringersi a farlo, la Pendolarissima debba trovare un ottimo motivo che giustifichi la levataccia che non sia l’esame, lo stage o l’incombenza quotidiana. E quindi, la Pendolarissima, si guarda in giro e dal volante della propria utilitaria scopre che dopotutto, soprattutto d’inverno, ci sono ottimi motivi per svegliarsi così presto. Poter guidare a quell’ora della giornata, infatti, dà l’opportunità alla Pendolarissima di veder sempre il sorgere del sole sulla piccola città che le piace tanto, ammirare la campagna, tutta bianca e sommersa dalla brina, mentre si sveglia nella penombra dell’alba. E mentre gioisce delle gioie della natura ecco che la Pendolarissima passa davanti davanti ad un campo e c’è il trattore che lancia letame ovunque, quel letame che farà crescere quel frumento, quel frumento che ha il glutine e la Pendolarissima, celiaca, non può mangiare. Ed è subito realtà, un po’ come quando si arriva al parcheggio della stazione ed ovviamente è pieno e bisogna cercare qualche marciapiede abusivo pronto ad accogliere la propria dolce e inseparabile utilitaria.

Perché poi il vero problema, d’inverno, si presenta al ritorno quando la Pendolarissima, dopo una giornata di fatiche (e cicaleccio estremo), arriva in stazione e l’utilitaria è lì, che l’aspetta, tutta ghiacciata e brinata a causa della furia delle intemperie. E quindi, la Pendolarissima, sale sulla sua povera utilitaria, che nel frattempo è diventata una granita, accende il riscaldamento pensando solo alla cena e alle coperte calde del proprio lettino che l’aspettano a casa. E mentre il vetro appannato, piano piano, torna alle sue antiche origini, la Pendolarissima sceglie la canzone perfetta per tornare a casa, gustandosi in anticipo il momento in cui appoggerà le sue mani gelate sul termosifone ardente.

Ma ecco, c’è nebbia (siamo in Val Padana dopotutto) e quindi bisogna andare a velocità moderata perché il fosso, ahimè, non si vede troppo bene e a questo giro la ruota anteriore destra ci può cascare dentro senza troppe storie. Comunque felice, perché c’è la musica a farle compagnia, la Pendolarissima si avvia verso casa e quando spera di esserci quasi arrivata ecco che compare il maledetto Padano Medio incosciente. Perché, se non lo sapete, il caro Padano Medio dovrebbe custodire un grande segreto nella sua testa, un grandissimo e illuminante segreto che la madre gli ha sussurrato all’orecchio sin dai suoi primi vagiti. Perché, caro Padano Medio, quando la nebbia oscura la tua vista e il tuo cammino non è solo colpa della suddetta nebbia, poveraccia anche lei. È perché forse, caro Padano Medio, hai acceso gli abbaglianti al posto dei fendinebbia. Se tuo padre non te l’ha ben spiegato dopo la tua nascita (ahiahiahi che Padano di brutto esempio), te lo spiega la Pendolarissima che, diciamocelo, non vuole rischiare la morte a causa dei tuoi cavolo di abbaglianti e non vuole, soprattutto, che le entri nella fiancata della sua amata utiliaria con il tuo schifo-suv.

E così, una giornata finisce e la Pendolarissima, sana e salva, arriva a casa. L’avventura quotidiana, con le sue gioie e i suoi dolori, è terminata e spegnendo la luce, la Pendolarissima, pensa a chi probabilmente si è comprato la patente su Ebay o si è esercitato a guidare con la 313 di Topolino. Un giorno, l’utilitaria della Pendolarissima, si vendicherà e insegnerà a tutte le auto del mondo, soprattutto agli schifo-suv, a pigiare i tasti giusti al momento giusto. Amen.

101 dalmations (123) Animated Gif on Giphy

La Pendolarissima in attesa della vendetta

 

Pendolarissima #2 – Il mio Regno per il Vagone del Silenzio

Ve lo dico chiaro e tondo, senza troppi giri di parole: se fossi ricca, se avessi un Regno tutto mio, se avessi dollaroni che fuoriescono da ogni tasca, ecco, io darei tutto questo in cambio di un Vagone del Silenzio. E no, non voglio fare necessariamente la persona acida, o quella che discrimina gli interessi altrui, ma in una vita da Pendolarissima (sì, quella Pendolarissima) l’udito è uno dei cinque sensi più importanti perché, se non ve ne siete mai accorti, ci pensano già i mezzi pubblici a infastidirti le orecchie. Lo sferragliare del treno sui binari non è mai così romantico come nei film, il delirio del bus che accelera e decelera tra il traffico della città è fastidioso e distrae dalla lettura e i fischi dei freni della metro ti fanno sempre credere che la tua fermata sia vicina e invece no, manca ancora mezza vita. In tutto questo, quindi, immaginate di avere voci e discorsi che vi assillano la mente con problemi sostanzialmente inutili di cui a voi, ovviamente, non interessa un fico secco. E non è questione di origliare perché, come è facile immaginare, con tutto il rumore che i mezzi pubblici provocano, le persone devono urlare fra loro per capirsi in treno, in metro, in tram e, ahimè, anche in pullman. E non preoccupatevi, urleranno anche se sono le 7 del mattino e voi siete ancora con la mente tra le morbide coperte del vostro lettuccio. 

E quindi sì, lo so, per risultare meno acida dovrei fare qualche esempio e beh, sappiate che la carrellata sta per iniziare. Nella top tre dei discorsi mattinieri più fastidiosi c’è Miss Obesità che con le amiche si bulla di aver cominciato un corso di Zumba, quella boiata che va tanto di moda ora e che fa sembrare le persone delle scimmie in calore. Ecco, Miss Obesità parla entusiasta degli esercizi, spiega gli esercizi, racconta di chi sbaglia gli esercizi, prova gli esercizi, dimostra di aver imparato gli esercizi, illustra meticolosamente le calorie perse con gli esercizi. E tu sei lì, hai sonno, hai una giornata di lavoro davanti e vorresti solo sonnecchiare ancora dieci minuti e ti chiedi perché, perché quella maledetta si è seduta vicino a te, perché le sue amiche non le spiegano che pesa 100 chili e di ore di zumba ne deve fare almeno 10 al giorno, perché non le dicono che fra 99 e 100 chili non c’è poi molta differenza e perché, santo cielo, non le illustrano la situazione attuale: treno dormiente e lei che sbraita. Che razza di amiche sono?!
Ma, forse, sono davvero loro, le compagne di Miss Obesità, a essere le più sincere, proprio loro che rispettano il suo entusiasmo e l’ascoltano anche se vorrebbero dormire. Forse, al contrario, la razza di amica poco sensibile è quella che ha permesso a Miss FattiMiei di raccontare tutti i particolari della sua vita privata durante il viaggio sul regionale delle 18, tradotto in lingua italiana, il treno più affollato della giornata. Pensando di essere carina a telefonare all’amica durante il suo viaggio di ritorno, l’amica poco sensibile chiede morte e miracoli a Miss FattiMiei la quale, ignara del resto della popolazione italiana intorno a lei, comincia a raccontare al telefono fatti strani riguardanti la fecondazione assistita, le biopsie, le infezioni vaginali, lo sperma inadatto, la cardiologia e l’autopsia. Oltre a non capire il filo logico (alla voce autopsia ho pensato di avere al mio fianco Hannibal Lecter), la domanda è subito sorta spontanea: perché rendere pubblici tutti questi problemi alquanto personali? Perché rendermi partecipe delle avventure della tua vagina e del pene del tuo compagno che, da quanto si capisce, non funziona? Non puoi aspettare di essere a casa, o magari in automobile, e con calma, senza urlare, raccontare tutto all’amica poco sensibile che invece non si è preoccupata del fatto che tutti ti potessero sentire? Perché? Perché l’amicizia è anche questo?

E potrei continuare per ore, raccontando della tenera teenager che è appena stata mollata dal morettino e delle sue amiche che le dicono di lasciar perdere perché è solo uno stronzo (un classico, ovviamente, anche se la povera teenager ancora non sa che una delle sue amichette ci sta già messaggiando, con lo stronzo). E poi quel bell’uomo in carriera che, in giacca e cravatta e con il fascino del direttore di banca, sembra sapere tutto della vita, dall’arte ai romanzi russi, e invece comincia a bestemmiare con l’amico perché Tizio Caio non ha fatto goal contro la squadra di Pinco Pallo e quindi ora ha perso la possibilità di vincere 500 euro, ovvero il valore della suddetta cravatta che indossa. Manco morisse di fame, il bell’uomo in carriera.

Ed è così, che la Pendolarissima darebbe il suo Regno per il Vagone del Silenzio. O la possibilità di poter scegliere fra il vagone del Silenzio e il vagone del Chiacchiericcio. O il vagone di chi parla a bassa voce o di chi sbraita. O il vagone di chi, per lo meno, se pur parlando racconta qualcosa di interessante. Non di zumba, non di sperma, non di calcio. Amen.

Pendolarissima #1 – C’è chi nasce con tutte le fortune, io no.

Parliamoci chiaro e non fingiamo di non saperlo: c’è chi, volente o nolente, nasce con tutte le fortune. Io, nolente (molto nolente), le fortune le ho dimenticate nella placenta, se mai almeno lì ne abbia avute. Perché nascere in un piccolo paesino di campagna di cinquemila abitanti è una cosa romantica che mi ha aiutato a crescere tra profumi naturali ( a volte fin troppo) e persone genuine (anche qui, a volte fin troppo) ma già all’età di 14 anni tutto è cominciato a starmi un po’ stretto. Stiamo parlando dell’innata passione, e devozione costretta, per i mezzi pubblici che, a partire dagli anni delle superiori, sono diventati i miei migliori amici e compagni di viaggio. Come ogni caro, però, che poi si rivela una grandissima carogna, con lo scorrere del tempo anche i pullman e i treni hanno imparato ad essere poco gentili e sinceri con me, soprattutto quando magari andavo di fretta, quando dopo le superiori ho deciso di andare a studiare all’università (ahimè, sempre più lontana) e, una volta terminati gli studi, quando mi sono lanciata nella fantastica vita da stagista e futura lavoratrice.

La stagista pendolare - Yatuu (yatuu.fr/it)

La stagista pendolare – Yatuu

I mezzi pubblici, spesso e volentieri, hanno accompagnato la mia crescita e, soprattutto, le scelte più importanti della mia vita e, giuro, che non è un’esagerazione. Ero sul pullman delle scuole superiori quando piangevo con il cuore spezzato a causa del mio primo amore, imparando che se non sono rose, quelle fetenti non fioriranno nemmeno dopo chili di letame. Ero in treno quando scelsi di quale ragazzo innamorarmi, quello un po’ burbero ma riservato che non mi avrebbe mai baciato su un treno rischiando di soffocarmi con la sua lingua come quel dannato morettino stava facendo con la biondina seduta davanti a me. (Piccola parentesi nella parentesi: scene di questo tipo, di baci “mozzafiato”, se ne vedono a bizzeffe, soprattutto sulle banchine ferroviarie, quando gli addii spezzano il cuore agli innamorati e fanno venire la nausea a chi passa di lì). Ero in metro quando ho scelto quali persone cancellare su Facebook, dopo aver visto le conseguenze di un fegato malato e corroso dall’alcool.

Le infinite attese - Penelope Bagieu (www.penelope-jolicoeur.com/‎)

Le infinite attese in stazione – Penelope Bagieu

Insomma, anni e anni di pendolarismo estremo mi hanno provata, cambiata e fatta crescere. A questa parte così importante della mia quotidianità, amata e odiata come qualsiasi abitudine, ho deciso di dedicare una piccola parte della mia scrittura per condividere e non soffrire più in solitudine di quelle fortune che io, col senno di poi, fortunatamente non ho avuto. Nascere in una grande città, essere portare a
scuola dal papi con il SUV (perché la mami a ogni giro era una macchina sfondata), andare a scuola in bicicletta per respirare l’aria pura dell’inquinamento per poi ritrovare la stessa senza sella (son dolori) o, peggio, senza ruote. Insomma, a ognuno il suo. Il mio, è una vita da Pendolarissima.

I viaggi in metropolitana – Yatuu