Crespi d’Adda è una discesa

Quando dico che mi sono laureata in giardini storici la gente rimane sempre molto perplessa chiedendosi cosa se ne fa, uno, di una tesi che parla di case con pezzi di terra verde. Su Salt Editions ho voluto un raccontare un frammento di quella storia che andai a cercare, terreni verdi, sì, ma anche il tentativo di dare loro un significato in un’epoca, la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, dove il mondo del lavoro stava completamente cambiando abitudini e persone. Enjoy!

crespi (1)Luglio sta finendo e agosto nemmeno lo si vedrà da quanto brevi saranno le vacanze. Non voglio mettere ansia, sia chiaro, ma si sa che queste cose vanno sempre a finire così: tempo di preparare la valigia e si è già in coda in autostrada al casello con nemmeno la voglia di ascoltare la radio tutta presa com’è dal raccontare il grande ritorno della popolazione italiana alla loro casa dopo il grande esodo delle vacanze. Proprio per mettervi meno ansia ho deciso di lasciarvi un tranquillante, una pillola che si chiama come l’aggettivo peggiore che si può appioppare ai capelli di una giovane fanciulla fissata con la sua folta chioma, uno di quei luoghi che ci vorrebbe un altro Christo per farlo conoscere a chi non si interessa di ciò che sta sotto casa perché alla fine nessuno vuole guardare il proprio giardino perché quello del vicino pare sempre più verde. Pare, appunto.

A pochi chilometri da Milano, dove il fiume Brembo si getta nell’Adda, c’è questo piccolo paesino che dal 1995 sta nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, una cosina che capita tutti i giorni insomma. È in provincia di Bergamo ma sta proprio sul confine delle due province, Bergamo e Milano appunto, ed è stata la sede di un pezzo di storia importantissimo che parlarne oggi, più di cent’anni dopo, pare quasi preistoria e invece è solo un pezzo di antenati a noi vicini, di nonni dei nostri nonni, che hanno vissuto quel periodo assurdo che è stato il primo Novecento.

PhotoCredit: Italia.it
PhotoCredit: Italia.it

Sto parlando di Crespi d’Adda, una discesa verso valle che quando ci si arriva, al cartello di benvenuto, non si capisce subito dove si è finiti. Ci vogliono alcuni passi a piedi, scendendo verso il fiume, per capire che quello è un posto che la storia (fortunatamente!) ha lasciato intatto, un pezzo di ieri che il presente non è riuscito a cambiare e mai ci riuscirà. Non vi sembra già una cosa bellissima?

Per chi non lo conoscesse Crespi d’Adda è nato e cresciuto a partire dal 1875, quando l’egregio Cristoforo Benigno Crespi decise di costruire un villaggio operaio operante nel settore più in voga in quel momento: il tessile. E per certi versi le parole “villaggio operaio” possono suonare terribili e invece il signor Crespi sapeva bene di cosa avrebbero avuto bisogno le persone che sarebbero andate a lavorare nella sua fabbrica e lo dimostrò creando un vero e proprio paesino con tanto di quel verde che c’è proprio da perdercisi.

Perché il legame con la terra, questo è quello che sapeva molto bene il signor Crespi, era necessario per gli operai che per la prima volta nella storia lasciavano il badile e il cielo per rinchiudersi dentro un luogo, la fabbrica, che la storia ha sempre raccontato terribile soprattutto nei primi decenni della sua attività. È per questo che ognuno dei lavoratori aveva bisogno, una volta terminati i turni, di uno spazio verde, di un giardino dover poter continuare quello che intere generazioni prima di loro avevano fatto nella loro vita: coltivare. Banale, forse, ma non troppo.

Quello di Crespi d’Adda è un esempio italiano di ciò che stava accadendo in Europa in anni in cui non si immaginavano ancora le guerre mondiali dei decenni successivi perché c’era solo tanto ottimismo e voglia di lavorare e immaginarsi un futuro migliore, diverso – come sempre – ma con un legame che era la terra, un rapporto che si è trasformato in giardini di diverse dimensioni che stanno nelle case di Crespi d’Adda, dalle più piccole (quelle appartenute agli operai) alle più grandi (quelle per gli impiegati dell’azienda tessile) fino ad arrivare alla casa del signor Crespi che vabbè, era pur sempre il capo e aveva la casa più bella di tutti tanto da farla sembrare un piccolo castello.

PhotoCredit: Crespi D'adda Unesco
PhotoCredit: Crespi D’adda Unesco

Tutte queste scelte dell’imprenditore, poi, si riassumono in bellezze architettoniche che descriverle non è davvero troppo semplice perché c’è il verde, e l’abbiamo detto, ma anche casette studiate nei minimi dettagli e una fabbrica che non ha proprio nulla a che vedere con i nostri prefabbricati grigi e freddi. Quello di Crespi d’Adda, per intenderci, è un mondo che è da visitare, è un viaggio nella storia che vi farà sentire completamente immersi in un mondo sconosciuto che mai avreste immaginato di vedere.

Prendete una qualsiasi domenica da qui a settembre. Prendete uno zaino pieno zeppo di cibo e un telo di qualsiasi colore. Arrivate a Crespi d’Adda e fatevi un picnic nella storia. Sarete talmente disorientati che nemmeno vi ricorderete il significato di vacanze.

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