Leggendo #43 – E tu che faresti con l’Ubik di Dick?

Leggere Ubik di Philip K. Dick per me è stato come volare per la prima volta o fare quei primi cento metri senza cadere con la bicicletta dei grandi, quella senza rotelle. Perché se non lo sapete, ci sono Coincidenze nella vita che capitano nel momento sbagliato e che, inesorabilmente, ti cambiano la vita e ti dirottano le scelte future. A volte, però, è possibile tornare indietro nel tempo, prendere queste decisioni e lucidarle con un poco di Ubik, giusto per cambiarle, rinnovarsi e ringiovanirsi.

2014-02-02 15.35.00Era il 3 Novembre del 1999. Avevo 9 anni e la maestra delle elementari mi si avvicinò, si congratulò con me per la mia scheda di lettura mensile consegnata in anticipo e mi sussurrò in un orecchio: “Credo che tu sia pronta per questo libro, si dovrebbe leggere a partire dagli 11 anni ma so che non avrai problemi con i vocaboli utilizzati“. E infatti no, non ebbi problemi con i vocaboli utilizzati ma quell’Asimov (fortunatamente non ricordo quale) dopo un solo pomeriggio di lettura mi fece fare tanti di quegli incubi da farmi sussultare tutta la notte e piangere tutte le mie lacrime abbracciata al mio orsacchiotto sotto le coperte. La sfortuna volle che, casualità, il giorno dopo, il 4 Novembre del 1999, alla mia cara nonnina smise di battere il cuore e quando la mia mamma me lo fece capire accusai quell’Asimov di omicidio, mi alzai dal letto e riportai subito il malefico libro dalla maestra accusandola di essere complice. Era novembre, c’era la nebbia, quella tanto umida da trasformarsi in goccioloni d’acqua, e io, con le lacrime agli occhi, mi chiedevo se la mia nonnina sarebbe morta lo stesso se non avessi letto di quel mondo assurdo e di quei personaggi spaventosi.

Passarono gli anni, la lettura divenne la mia grande passione ma la fantascienza, di cui quel maledetto Asimov ne è caposaldo, divenne per me un tabù inviolabile e intoccabile. Convinta che le coincidenze non fossero frutto del caso, crebbi senza lasciar spazio alla parola scienza e alle sue storpiature diventando così una grandissima capra in tutte quelle robacce che hanno a che fare con numeretti e simboli strani ma continuando a leggere, imperterrita, avventure rigorosamente terrestri.

E poi arriva il 2014 e con esso l’assurda di idea di riprovare a buttarmi nella fantascienza, quella che forse non voleva davvero prendersi la mia nonnina. Non potendo ricominciare con Asimov (troppo traumatico) decisi di prendere tra le mani quel colorato Ubik edito da Fanucci Editore ed esplorare nuove ere con Philip K. Dick. Ovviamente, rimasi alquanto sorpresa quando nel primo capitolo mi ritrovai la data 1992 accompagnata da astrusità come semi – vita, videotelefoni, persone che praticano la telepatia (e vengono viste come nemiche) e persone con anti – talenti.

Ma bastarono poche pagine di smarrimento per iniziare il vero e grande viaggio con Ubik, per scoprire un nuovo mondo, una nuova ambientazione e la capacità di Philip K. Dick di trasformare la realtà e giocare con essa. Ubik, infatti, sembra l’ingannevole risposta alle eterne domande che da tempi immemori logorano l’animo umano: chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? La realtà è sempre pronta a giocare con il lettore perché, dopotutto, quale è la realtà? Quella che viviamo? Quella che immaginiamo? Quella di Joe Chip e i suoi compagni o quella di Glen Runciter al moratorium di Zurigo? Quale forza sta vincendo? E quale sta perdendo? Ma soprattutto, chi sono i cattivi e chi sono i buoni?

Philip K. Dick gioca con visioni e comparse e lascia il lettore in balia dell’assurdità tanto da confonderlo su tutto ciò che sta accadendo e tanto da non riuscire nemmeno a fargli riassumere la trama di Ubik perché è veramente difficile capire cosa sia Ubik, si può solo pensarlo o tentare di agguantarlo. Perché Ubik è un viaggio nel tempo, è il mondo del 1992 che improvvisamente cade in quello del 1939. Perché Ubik è fantascienza, tanta scienza che regredisce e mostra il suo Lato Umano e mostra come il Lato Umano sia dopotutto importante. Perché poi c’è la bomboletta di Ubik che è innocua solo se si seguono accuratamente le istruzioni per l’uso.

E sapete cosa farei io con quella bomboletta di Ubik, se potessi? Farei regredire il tempo fino alla piccola me di 9 anni, le direi che non è colpa sua e di Asimov se la nonnina è salita in cielo, prenderei un po’ di Ubik e lo spruzzerei un poco sulla nonnina, giusto per tenerla vicino ancora un poco, e magari cercherei di far capire alla piccola me che la fantascienza non è poi così cattiva, che tenta sola in modi differenti e assurdi di spiegare la nostra realtà o per lo meno, nel caso di Ubik, di farci capire che non siamo i soli a non afferrarla. Perché,  diciamocelo, questa realtà esiste davvero? 

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12 thoughts on “Leggendo #43 – E tu che faresti con l’Ubik di Dick?

  1. Non credo che leggerò mai qualcosa di fantascienza (in senso stretto), ma mi piace molto l’articolo e in particolare come hai legato il racconto di una lettura a vicende personali malinconiche. 🙂

  2. Etichettare Dick come autore di fantascienza è riduttivo: sta in una categoria a sé! 😀 I suoi romanzi migliori sono dei veri e propri viaggi onirici, a tratti deliranti, in cui il confine tra realtà e illusione va in mille pezzi. Ubik è una delle opere che preferisco, forse quella che preferisco in assoluto dello scrittore statunitense… E mi hai fatto venire voglia di rileggerla per la terza volta! 🙂

    P.S: mi piacerebbe proprio sapere qual è il terribile romanzo di Asimov che ti ha causato tutti quegl’incubi…

    • Sull’etichettare Dick come solo scrittore di “fantascienza” hai perfettamente ragione ma diciamo che dovendo parlare per ambiti è quello il genere per il quale è più conosciuto nel mondo della letteratura. Come ho voluto però spiegare meglio nella mia recensione non è solo futuro e navicelle ma tantissima filosofia stando ben a guardare e soprattutto una ricerca pazzesca sull’animo e sull’umanità. Sono contenta che ti abbia fatto venir voglia di leggerlo ancora, anche io in realtà non vedo l’ora di rileggermelo per la seconda volta 😀

      PS purtroppo non ricordo assolutamente che romanzo fosse, ero un po’ piccola e purtroppo non c’era ancora Anobii dove registrare le letture 😉

      • La letteratura di fantascienza a volte riserva incredibile sorprese… 😉
        Comunque se al posto di rileggere Ubik vuoi cimentarti con qualche altra opera dickiana ti consiglio “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” e “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”
        Il primo è delirante quasi quanto Ubik, se non di più; il secondo invece ha poco a che vedere con Blade Runner di Ridley Scott che, pur essendo un capolavoro, ha mantenuto solo alcuni aspetti del romanzo da cui è tratto!
        Nel caso poi m’aspetto una recensione!! 😀

      • Ma gli Androidi Sognano Pecore Elettriche lo volevo assolutamente leggere ma perché soprattutto mi ispira tantissimo il titolo 😀 Blade Runner, invece, sempre a causa della mia storica antipatia per la fantascienza, non l’ho mai visto quindi non saprei fare un paragone. Magari potrei leggere il libro e poi chiedere aiuto nella visione del film per non rimanere sola contro la scienza 😀 in ogni caso tranquillo che qualsiasi cosa leggerò non tarderò a scriverne la recensione! Promesso 😉

      • Ahahah “sola contra la scienza”?! 😀
        Beh, se dovessi cominciare a prenderci gusto, ho una bella lista di romanzi e racconti (letti nel mio periodo sci-fi, ma senza navicelle spaziali o malvagi invasori alieni!) che meritano parecchio! Nel caso fammi un fischio 😉

      • Sì, era un contro ma comunque il significato era quello xD Perfetto, verrai assolutamente consultato! Nel frattempo tante buone letture a te!

  3. Pingback: Leggendo #124 – Polpette Spaziali | JustAnotherPoint

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