Leggendo #124 – Polpette Spaziali

Da bambina ero terrorizzata dalla fantascienza. Cause funeste che non starò qui a menzionarvi, l’ansia mi prendeva appena sentivo parlare di navicelle spaziali, buchi neri e alieni dalle facce deformi. Le cose hanno cominciato ad andare meglio dopo aver letto Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams e se ho iniziato ad apprezzare ancora di più pianeti e storie inverosimili dopo Ubik di Philip K. Dick, per amare la fantascienza ho dovuto incontrare la saga Star Wars e soprattutto Chewbecca, il mio preferito in assoluto. Tutto ciò è per dirvi che il mio rapporto con questo genere è decisamente delicato e conflittuale tanto che per me è stato un vero e proprio trauma scoprire che uno dei miei fumettisti preferiti, Craig Thompson, stava per mandare in stampa un capolavoro ambientato non si sa bene dove ma dall’esplicativo titolo Polpette spaziali e giuro che mi ci è voluto un bel po’ di tempo prima di prendere in mano questo mattone colorato in photoshop da Dave Stewart, uno dei più noti coloristi statunitensi e vincitore di ben nove Eisner Awards. La paura, sostanzialmente, era di rimanerne delusa ma se ora sto qui a scriverne con gli occhi a cuoricini è perché durante la lettura mi sono subito pentita di aver aspettato così tanto prima di sfogliarlo.

Space-DumplinsCominciamo dal principio, dal motivo per il quale si ama Craig Thompson. Innanzitutto il fumettista statunitense è l’autore di uno dei graphic novel più dolci e sensibili sulla faccia della terra, Blankets. Non parlerò mai ma soprattutto non scriverò mai di questo fumetto di 592 pagine perché sarebbero solo lacrime e dolcezze messe nero su bianco alla velocità dei battiti di un cuore in tachicardia così come non riuscirò mai a raccontare come merita Habibi, un volume di altrettante 672 pagine su cui Craig Thompson ha scribacchiato e disegnato per sette anni, mese più mese meno. Potrei citarvi invece Addio Chunky Rice perché il vero protagonista del primo lavoro di Craig Thompson è proprio lo stesso di Polpette spaziali: l’amicizia, quella vera, quella che unisce pianeti, galassie e universi interi.

Il ritorno alle storie d’avventura e d’amicizia arrivano così dopo i difficili anni di Habibi dove Craig Thompson, per diversi anni, ha rincorso lo stile della calligrafia e della cultura araba per sfoggiare un’opera dalla trama difficile e delicatissima. La logica conseguenza di un lavoro così immenso è stato tornare a disegnare e costruire qualcosa di di allegro e divertente e a raccontarlo è l’autore stesso in una speciale sezione dedicata alla realizzazione dell’opera, edita in Italia da Rizzoli Lizard.

Non che quest’ultima opera abbia avuto bisogno di meno tempo: se il testo del graphic novel nasce insieme alle illustrazioni, il lavoro richiesto in seguito è stata una lunghissima operazione a cuore aperto. Giusto per darvi un’idea, solo i disegni con la china hanno richiesto due anni buoni di impiastricciamenti perché prima viene lo schizzo a penna, fatto direttamente sul blocco da disegno, poi il tratto sul cartoncino e infine le matite che vengono poi ripassate a china con un pennellino di martora per poi passare, nell’ultimissima fase, nelle mani di Dave Stewart e del Photoshop del suo laptop.

2ballpoints-600x308E se insisto su questi particolari è perché le tavole sono assurdamente piene di dettagli che tanto vale tenersi il fumetto sul comodino per il resto dei propri giorni che qualcosa di nuovo lo si troverà sempre. Perché è proprio qui che ci si re-innamora di Craig Thompson; perché è in quest’opera che si ritrova la stessa minuziosità di dettagli della coperta sotto la quale Craig e Raina si rifugiano dal mondo ma anche la stessa cura e attenzione che il fumettista dedicò alle decorazioni delle tavole di Habibi.

Leggere Polpette spaziali, poi, è una grandissima e meravigliosa avventura e, come vi dicevo, con l’amicizia a fare da vera protagonista. L’ultima opera di Craig Thompson, infatti, è tutta concentrata sulla piccola Violet, una bambina curiosa ma soprattutto determinata che fermarla è come cercare di spegnere un dispositivo a cui manca un millesimo di secondo all’esplosione. Il tutto comincia con una diarrea di balene che nell’universo di Violet è paragonabile al peggiore tsunami sul pianeta Terra, soprattutto quando il padre della bambina si ritrova in quello che potremmo chiamare un epicentro. Non vorrei svelarvi troppo ma è inutile dirvi che la piccola non aspetterà permessi e consensi per andare alla ricerca del padre e prepararsi a viaggiare nell’universo guidando una navicella arrangiata alla buona da un amico speciale di diversa natura perché nel mondo di Polpette spaziali, un po’ come in quello di Star Wars, sono tutti diversi eppure così simili, con le stesse paure e lo stesso entusiasmo di unire le forze per sconfiggere il male (se mai è davvero un male e non una semplice reazione a chi il dolore l’ha realmente subito).

Altro da aggiungere? No. Craig Thompson è ancora una volta il re delle tavole e porta nelle librerie un qualcosa che è più facile da leggere che spiegare. C’è solo da prendere una copia di Polpette spaziali, tuffarcisi dentro e perdersi in tutti i suoi colori.

SOS Diarrea di Balene

SOS Diarrea di Balene

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