Leggendo #224 – Tre donne

È tutto sbagliato e al tempo stesso corretto in Tre donne di Lisa Taddeo, un romanzo – reportage che porta alla luce tre vite quotidiane dove carne, desideri e paure emergono in ogni paragrafo. È chiara la volontà dell’autrice di raccontare ogni ingenuità e negligenza in chiave corale, descrivere momenti importanti nella vita di una donna (la perdita della verginità, i primi cuori spezzati, la noia di una relazione decennale senza più passione) come critica sociale, illuminando con un occhio di bue tutto quello che non viene mai svelato o raccontato ad alta voce.

Io sono sposato, Maggie. Chissà cosa vuol dire.
Potrebbe significare mille cose. Una delle quali potrebbe essere: Sono sposato, perciò io e la mia amata siamo sempre lì a toccarci e appena si presenta l’occasione le infilo la lingua in gola anche se i bambini ci stanno aggrappati alle caviglie. Oppure: Sono sposato, perciò qualunque istinto sessuale tra me e e mia moglie è clinicamente morto. È come mangiare carne a casa di un macellaio.

Maggie, una ragazza che si innamora del suo professore al liceo; Sloane, una donna dal passato difficile che ritrova la sua identità creandosi un personaggio nuovo e certamente forzato da una situazione a lei esterna; Lina, vittima di uno stupro in età adolescenziale e ora moglie che da 11 anni non viene baciata o toccata dal marito: tre entità così diverse fra loro si propongono come tre perfetti modelli per riflettere e approfondire la posizione della donna oggi rispetto al suo desiderio, alla possibilità – o assenza – di scegliere in prima persona chi amare, come e quanto. Se le relazioni sono ovviamente un percorso di coppia, in queste tre vite pare che ogni incontro ed emozione siano manipolati, un gioco con il destino che si perde a tavolino. Non c’è mai un’identità forte, semmai dopo un lungo percorso travagliato e di dolore. Al contrario, c’è sempre molta rassegnazione, a partire dal racconto dell’autrice rispetto all’esperienza della madre che per anni è stata seguita da un maniaco che l’aspettava sotto casa con la mano nei pantaloni e la seguiva per la città trastullandosi mentre lei andava al lavoro. “È un matto“, si dice, ma dove finisce la libertà di ciascuno di noi e inizia la mancanza di rispetto? È forse questa la grande forza di Tre donne: riuscire a limare gli angoli e ingoiare rospi per avere quel briciolo di pace, ma a quale costo? Con quali conseguenze?

Qualche volta tutto quello che ti serve è un altro essere umano che annuisce e si comporta come se in quello che gli stai raccontando non ci fosse niente di strano, anzi, come se succedesse tutti i giorni: non c’è niente di malvagio e tu non sei né una disadattata né una troia. Non avrai bisogno di venti gatti. È tutto perfettamente normale, l’unica cosa di cui hai bisogno, vedi, è un abbraccio.

Se il grande pregio di Tre donne è l’assenza di filtri e l’approccio diretto (tipico di uno stile quasi giornalistico), manca di certo un confronto con i fatti stessi. Non c’è mai un bivio al quale prendere una scelta o, in più casi, una posizione: si procede dritti senza mai fermarsi a riflettere, senza capire a fondo i personaggi così immersi nelle loro ossessioni, un turbine che crea di conseguenza un binge reading più che normale ma lascia poco spazio all’analisi della storia di ciascuno di loro. Lo stile scelto da Lisa Taddeo ha sicuramente questo obiettivo, eppure – piccola nota – c’è da valutare una lettura in lingua originale data la presenza di differenti refusi e possibili scivoloni su alcune traduzioni. Questa scelta stilistica però non permette un’interpretazione, o meglio, guida volontariamente il lettore a enunciare commenti stereotipati, pensando per esempio a come una donna possa essere una poco di buono se in un paese cattolicissimo decide dopo più di un decennio di lasciare il marito pur avendo costruito con lui una famiglia.

L’assenza di un parere, di un approfondimento di qualsiasi tipo, lascia al racconto lo spazio che trova: desideri nascosti alimentati dalla fiamma di un amore impossibile, un sesso fin troppo complicato che non cullerà le ferite aperte da una vita intera. In questo genere di letteratura non può più esserci solo la critica ma il desiderio di raccontare le delusioni e tonfi al cuore più drammatici ricostruendo la storia evidenziandone campanelli d’allarme, ipotizzando vie d’uscite, criticando un sistema che permette ancora oggi la difficoltà di certe sentenze. E questo dovere è ancora più sentito quando un libro come Tre donne nasce dopo quasi un decennio di studio a contatto con chi ti ha lasciato fra le mani i più grandi segreti della propria anima.

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