Leggendo #225 – L’acqua del lago non è mai dolce

C’è una linea sottile che separa periferia e provincia ed è la stessa che divide l’adolescenza dall’età adulta: più oscure le prime, meno istintive le seconde; più drammatiche la periferia e l’adolescenza, più rassegnate la provincia e l’età adulta. L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito (finalista al Premio Strega 2021) è una lettura che va oltre il romanzo di formazione, ai primi cuori infranti e alle delusioni in amicizia. Perché in queste pagine c’è una madre che si sdraia sul pavimento dell’ufficio dell’ATER per rivendicare ciò che è suo; un fratello maggiore che parte per Genova nei giorni più caldi del luglio 2001, nella speranza di cambiare il mondo; c’è una ragazzina che si suicida perché il bullismo entra nelle viscere della pancia, scombussolandole e non lasciando pace; c’è un padre inerte che dalla sua sedia a rotelle guarda il cambiamento senza reagire.

Leggeremo insieme se non capirai (…) Il ci mi comprende come una prigione, il noi in cui nessuno mi ha chiesto se voglio abitare. Ho scelto un liceo per ricchi, è un atto punitivo, di taglio in profondità di soffocamento. Ho scelto una scuola difficile dove insegnano le lingue morte che nessuno usa e mi dico che l’ho fatto per le amiche, loro andranno lì e anche io, ma la verità è che mi porto dentro una cosa piccola piccola, una ghianda, un insetto, che è la voce di mia madre, a cui devo dimostrare di non essere da poco. Quel noi, che sta là non visto, mi comanda, per me crea castelli in aria e paludi.

Da qualche angolo di Roma alle rive del lago di Bracciano, le vicende di una famiglia vengono raccontate attraverso il filtro della rabbia e del cinismo di un’adolescente, la figlia che la madre vorrebbe come desidera lei, che il fratello maggiore vorrebbe spronare ad aprirsi di più mentre lei sente solo pietre che abitano nella pancia e i giri in motorino la notte, a fari spenti, sono l’unico modo per fare pace con se stessa in un luogo che non è casa, non del tutto. Ed è qui che si insinua il genius loci, la particolarità di ogni luogo nel plasmare l’identità del territorio stesso per poi rispecchiarsi nelle persone. Ne’ L’acqua del lago non è mai dolce ci sono legami indissolubili fra chi porta con sé, nel profondo dell’animo, i mulinelli che si muovono nelle acque più profonde e chi invece, come la protagonista (il cui nome si scoprirà attraverso uno straziante escamotage a una decina di pagine dalla fine del romanzo) non è nata su quelle rive e che per quanto possa provare non sarà mai davvero del posto perché le sue origini sono in città, dove il rincaro dei prezzi ha costretto la sua famiglia a spostarsi, ritrovandosi con il tempo a diventare “troppo pendolare” per essere del paese ma troppo distante dal centro per essere di Roma.

Chi siamo noi, loro proprio non riescono a capirlo e soprattutto è mistero il motivo che ci ha portati in paese.Di volta in volta noi inventiamo ragioni valide o semplici fantasie, zie nobili, allergie allo smog, l’amore per le strade provinciali, a Roma, non si riusciva più neanche a comprare i pomodori, ci piace l’odore delle spighe e delle mucche, amiamo le passeggiate e il trekking, un giorno faremo in bicicletta tutto il perimetro del lago. 

È Un’amica geniale questo romanzo, è il desiderio di raccontare una provincia attuale dove le prime chat online, la morte prematura, l’importanza di creare un legame con il territorio che si vive portano a un’ultima riflessione importante: l’identità delle persone, e il loro futuro, è ancora strettamente collegato al loro ruolo nella società.

(…) lui è nato in questi luoghi ed è questi luoghi, è la sua famiglia, è il lago, è come appare, trasparente, evidente. Io sono la donna spezzata e opaca, quella si rifrange sulle superfici e la vedi sempre a metà.

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