Leggendo #170 – Rockaway Beach

Era il 1987 quando in America arrivava nelle librerie Rockway Beach di Jill Eisenstadt eppure fa strano pensare che sono passati più di trent’anni perché oggi, questo romanzo, è arrivato da noi grazie ai tipi di Edizioni Black Coffee e davvero, sembra non esserci nulla di più contemporaneo. Dopo Parlarne tra amici, infatti, ecco nuove pagine che raccontano i legami, la difficoltà di crescere e accettare il cambiamento o, peggio ancora, quello che rimane sempre tale e mai diverso.

E l’inverno fa schifo a Rockaway, un susseguirsi di inutili decisioni da prendere, sempre le stesse, senza soluzione di continuità: televisione o videocassetta, sette e mezzo o ventuno, vodka e succo d’arancia o succo d’uva.

Perché in questo romanzo non ci sono i riferimenti all’attualità come nel romanzo di Sally Rooney così come non ci sono sfumature del mondo di oggi, ciononostante si trovano in queste pagine tutti quei meccanismi che ancora oggi ci fanno amare una serie tv come The OC, con quelle atmosfere un po’ anni Duemila ricche di storie d’amore e d’amicizia e con protagoniste compagnie di ragazzi e coppie storiche che si lasciano pur sapendo di essere perfette.

Il fratello di Chowder diventerà insegnante di ginnastica. È strano dover diventare qualcosa, così all’improvviso.

Ed è tutto questo che accade ad Alex e Timmy, ma anche a Peg e Chodwer. Quando l’università chiama, ma solo alcuni di loro partono; quando l’adolescenza sta per finire eppure è così difficile accettarlo; quando le onde continuano a battersi sul bagnasciuga in un angolo di città che pochi conoscono, dove la vita continua sempre uguale e il divertimento lo si cerca nell’esagerazione. Perché tutti i protagonisti del romanzo di Jill Eisenstadt cercano una via di fuga, ovunque essi siano, e la trovano nel sesso, nell’alcol, nelle feste improvvisate e quelle in programma da tempo.

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Così, Edizioni Black Coffee porta sui nostri scaffali un romanzo di formazione, sì, ma fresco e attuale, nonostante i suoi anni. Un libro, Rockaway Beach, che è un inno alla noia e alla voglia di gettarsela alle spalle, insieme alle responsabilità degli anni che si rincorrono.

Nella strada deserta Chowder palleggia, palleggia. È un suono così vacuo che sembra provenire da dentro. Una caverna che contiene ogni suo desiderio. Tump. Tump.

Jill Eisenstadt ci insegna che il segreto per essere grandi è cercare di diventare grandi davvero. Sbagliando, tantissimo, ma continuando a ricominciare.

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