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Accade oggi, 30 dicembre, che il mondo delle classifiche di fine anno mi è piombato addosso con la commissione “Migliori fumetti del 2013“. Ho sempre odiato questo genere di cose, ho sempre preferito parlare di amori soggettivi, di classifiche personali che poi non mi riuscivano nemmeno troppo bene perché troppo indecisa sulla scaletta. Messa alle strette, però, mi sono messa d’impegno e, capovolgendo le classifiche mondiali, ho cercato di essere il più obiettiva possibile scegliendo quelle opere che tanto mi hanno impressionato, sia leggendole, sia sentendone parlare, e che tanto hanno fatto parlare di sé anche fuori dal mondo “fumettistico”. “Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh doveva essere assolutamente menzionato, si sa, ma anche il piccolo tesoro di Rutu Modan, “La proprietà“, non poteva passare inosservato con le sue bellissime tavole colorate. Manca all’appello delle opere lette “unastoria” di Gipi che presto dovrò recuperare per non perdermi la sua poesia e profondità. Per ora, non mi resta che lasciare il link dell’articolo con i miei pareri con la consapevolezza, però, che in fondo al cuore ci sono tantissime opere che per me, in questo 2013, hanno voluto dire tanto: da Delisle a “Portugal” di Cyril Pedrosa passando per tavole piene di tenerezza come “Anya e il suo fantasma” di Vera Brosgol.. Sono tutte qui, impresse nei ricordi, più vive che mai.

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Leggendo #23 – Segreti di Famiglia con Rutu Modan

Le trame che sanno sempre ben intrecciare passato e presente son sempre state le mie preferite, si sa, ma quando trovo questa peculiarità in una graphic novel non riesco assolutamente a resistere: cinque stelle son quasi sempre scontate. Rutu Modan, poi, con la sua Proprietà se le merita assolutamente tutte.

Varsavia 1939 e Tel Aviv 2000:  la nonna di Mica, la signora Segal, decide di partire con la nipote per la vecchia patria, Varsavia, alla ricerca della proprietà di famiglia nazionalizzata dal regime nazista durante la seconda guerra mondiale a causa delle loro origini ebraiche. Son passati più di sessant’anni dalla sua fuga in Palestina: cosa è cambiato nella sua vecchia città? Chi è rimasto? Quali tracce ci sono della sua famiglia sterminata dall’Olocausto? È veramente la proprietà il motivo della sua imminente partenza dopo la morte del figlio? Perché proprio ora? Quali sono i segreti  della nonna che la nipote si troverà ad affrontare in compagnia di un giovane polacco fumettista?

È così che la trama prende l’avvio ed è così che Modan invita il lettore a muoversi in un labirinto di segreti, a cercare la via giusta, a inciampare in un nodo di misteri per poi lasciare che questi lentamente si svelino sotto i suoi occhi. È accompagnando nonna e nipote nel loro viaggio, fisico e non, che il lettore si ritrova a inseguire le due strade diverse scelte dalle protagoniste per poi arrivare ad un’unica meta, dolce e svelatrice, come un cerchio che non poteva che chiudersi.

Il tratto della Modan è semplice ma ho amato particolarmente tanto le espressioni  dei personaggi della storia che con poche linee riescono a far trasparire tutte le emozioni che si nascondono dietro a un passato che non si è dimenticato, che a distanza di anni si può ancora condividere con Qualcuno. E che Qualcuno!