Resterà

Questo racconto è stato pubblicato su Lahar Magzine (#40 – Buio)


È incredibile come tutto faccia meno paura una volta calata la notte. Quella stanza, così spoglia al suo arrivo, si illuminava con i primi raggi di luna senza il bisogno di disturbare la piccola abat-jour tutta rossa messa su uno scaffale in mezzo ai libri perché altro spazio non ve n’era. La luce, a poco a poco, veniva riflessa un po’ ovunque ma malamente: eppure ciò non la preoccupava, anzi, la rasserenava, la faceva sentire più vicina a un angolo di mondo, il suo, quello a cui bastava poca luce per stare bene. Era questa la caratteristica che ogni sua camera aveva avuto nel tempo, trasloco dopo trasloco. Era l’idea di ricreare un piccolo nascondiglio in ogni nuova città enorme in cui si ritrovava, dove i sogni del momento la trascinavano e lei rimaneva in attesa di capire se quella era la volta buona oppure l’ennesimo tentativo di capirsi, ancora.

E chiederselo, o quanto meno accettare di provare a farlo, era più semplice quando la luce era spenta e il soffitto diventava un qualsiasi soffitto, a volte persino quello di casa, la vera casa, quella che aveva lasciato per il primo sogno e la prima fuga (non) d’amore. Tutto sommato bastava poco: una piccola luce da spegnere, l’album preferito da ascoltare con le cuffie a volume nemmeno troppo alto, quel tanto che bastava per ricreare quell’amato e fin troppo conosciuto rumore di sottofondo, la luce dei lampioni contro le tende della finestra e un’immensità di ricordi nella quale naufragare.

Ehi, sei sveglia?”.

No”.

Volevo solo sapere se tornerai o ripartirai”.

Non lo so”.

Me lo dirai quando lo deciderai?”

Sì”.

Ok”.

Per strada sta passando un’automobile seguita da un’altra e poi un’altra ancora. Il semaforo è rosso, rallentano, e sapere che ha già cominciato a riconoscere tutti questi rumori, a capire lo spazio intorno a sé dal buio della propria stanza, le fa capire che forse, forse, quella è diventata una casa.

E se così fosse, non tornerà né ripartirà.

Resterà.

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Rollei 35 TE – BW

 

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Leggendo #24 – Ossessioni con Stefan Zweig

Non sono mai stata una grande amante dei racconti. Credo che spesso sia più facile scovare dei romanzi pieni di avventure e fatti, e scritti bene, piuttosto che rendere delle decine di pagine così intense e delicate, concentrare fatti e sentimenti ed emozioni, centrifugarli e rendere quei brevi istanti di lettura così significativi da lasciare un segno. Le poche eccezioni sono tutte ben impresse nella mia mente e tra queste ora dovrò aggiungere “Lettera di una sconosciuta” di Stefan Zweig.

Sin dalle prime righe si entra nel vivo della lettura: quando il nostro romanziere F. si siede sulla sua poltrona per leggere quel plico di fogli trovato in una lettera destinata a lui senza recare l’indirizzo del mittente, sembra quasi che Zweig ci inviti a far lo stesso e ci prepari quasi psicologicamente a ciò che sta per succedere. Ovviamente si tratta di tutto un altro genere letterario e di decenni di letteratura di differenza ma questo sedersi in poltrona mi ha ricordato tantissimo l’incipit di Calvino in “Se una notte d’inverno un viaggiatore” quando il portavoce chiede direttamente al lettore di spegnere la televisione, isolarsi dal mondo, prendere il suo libro e immergersi nella lettura.. Passano i decenni ma la chiave della felicità è sempre quella.

Ed eccoci qui, seduti in poltrona con un Zweig che presto ci trascina nell’abisso che è la storia della Sconosciuta. Non ci sono spiegazioni perché quando tutto diventa così irrazionale ci si può solo chiedere fino a dove possono arrivare i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Tutto è così limpido nonostante la follia: lo stratagemma della lettera che Zweig utilizza per raccontare la storia della Sconosciuta è così intimo tanto da farci sentire quasi degli infiltrati, come se stessimo spiando da uno spioncino di una porta per osservare un amore mai corrisposto, una sofferenza mai mostrata, una prontezza d’animo senza paragoni. Il racconto è una lunga lettera piena d’amore, di esperienze umilianti e dolorose ma mai una parola porta rancore o rimorso. Come le Rose Bianche che troviamo spesso nominate nel racconto: simboleggiano la purezza del Primo Amore se vogliamo, l’amore della sconosciuta non nasce dalla passione o dalla carnalità, è tutto come la Sconosciuta ci confida:

Ti ho amato da quel secondo. So che le donne te l’hanno detto spesso perché sei il loro beniamino, ma credimi: nessuna ti ha mai amato con la dedizione di una schiava, di una cagna quale sono stata e sono rimasta per te. Sulla Terra, infatti, niente somiglia all’amore nascosto, coltivato nel buio da una bimba. È un amore così disperato, servile, succube, un amore così sospettoso e totale come non lo è mai quello concupiscente e inconsciamente pretenzioso di una donna adulta.

Non si può aggiungere molto sulla trama che tutto sommato si può sintetizzare con “amore non corrisposto, sofferto, nascosto” perché non è la storia ma le parole che fanno il racconto, non sono i fatti reali ma tutto ciò che accade nel nostro cuore e nel nostro animo. A fine lettura siamo sicuri di conoscerla questa Sconosciuta, siamo quasi certi di averla vista in qualche angolo buio di una strada, il suo animo è aperto a noi e non ha più segreti da nascondere.

Il racconto, pubblicato nel 1922 in tedesco e tradotto e pubblicato in Italia nel 1932, è stato scelto nel 1948 dal regista cinematografico tedesco Max Ophüls come spunto per il film “Lettera da una sconosciuta“, titolo che nel 1992 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. La trama è sostanzialmente rispettata anche se inevitabilmente è stata romanzata per la difficoltà di raccontare la storia come ha fatto Zweig. È comunque consigliatissima la visione, anche solo per apprezzare le atmosfere della Vienna di inizio Novecento.

Come concludere? La sconosciuta nella sua lettera ci confida che spesso quando una persona parte pur ritornando spesso si dimentica ciò che aveva quando era partita. Questo racconto di certo, così come la fragile vita della Sconosciuta, non verrà sicuramente dimenticata in un cassetto ma tornerà a rivivere ogni volta che vedremo un vaso con delle Rose Bianche.