Leggendo #136 – Volo di notte

Anno nuovo, stessa voglia di vivere con la testa fra le nuvole.

Essi sono simili a quei ladri delle città favolose, murati entro la camera del tesoro dalla quale non potranno più uscire. Ed errano, in mezzo a quella gelida gioielleria notturna, infinitamente ricchi, ma condannati.

Volo di notte di Antoine de Saint-Exupéry è un presagio, è ciò che lo scrittore francese, noto soprattutto per il meraviglioso universo del Piccolo Principe, vivrà realmente una decina d’anni dopo, quando con il suo aereo, il 31 luglio del 1944, sparì fra le nubi del cielo.

Volo di notte non si può raccontare: è un secondo lungo 114 pagine in cui si trattiene il fiato sperando di non arrivare mai alla fine; è il desiderio di volare che prevale su qualsiasi altra cosa tanto che è quasi difficile immaginare la sensazione di respirare là in alto, sopra le nuvole, così vicino alle stelle.

Essa rimaneva sola. Guardava, triste, quei fiori, quei libri, quella dolcezza, che non erano, per lui, che il fondo d’un mare.

A miglia di distanza dalla terra si spiano nuovi mondi, si vive in una realtà che qui sotto, noi, possiamo solo sognare e magari tentare di scrivere cercando ogni giorno di non arrenderci mai, continuando comunque a vivere in questo mondo così limitato eppure indispensabile con il desiderio di svegliarsi ogni mattino pensando solo a quelle piccole ma grandi cose che ci coccoleranno quando la nostra mente correrà ai grandi progetti che non stanno procedendo come dovrebbero.

È che non vorremmo arrenderci mai, anche quando la tormenta è alle nostre spalle con carichi di nuvole pronte a far esplodere nel cielo fulmini e saette. 

Bon voyage, Fabien.

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Guardare Tramonti (solo per chi non si sa fermare)

Una volta che inizi a Viaggiare, e per Viaggiare intendo esplorare ogni giorno posti nuovi, niente potrà più fermarti: sarai sempre in attesa dell’ansioso attimo in cui controlli lo zaino all’ultimo minuto per cercare di scoprire cosa ti sei dimenticato per renderti conto, poi, che sei diventato talmente bravo da scordare solo di smettere di controllare lo zaino.

Una volta che inizi a Viaggiare diventa impossibile riuscire a fermarsi: ogni secondo seduto nella propria stanza diventa un contemplare tutto ciò che ancora, inesorabilmente, continua a far parte della lista dei posti da visitare, quelli che sono vicini eppure ancora così ignoti e sconosciuti. È una continua ricerca di quell’angolo di paradiso da acchiappare, di quel piccolo centro storico da fotografare, di quella spiaggia immensa in cui perdersi, di quel parco in cui stendersi per abbandonarsi alla vista del cielo.

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Una volta che inizi a Viaggiare in Irlanda, poi, tutto cambia senza nemmeno tu te ne accorga. Se ogni giorno è un tentativo per afferrare il Momento, ogni istante è un continuo programmare tutto ciò che il tuo corpo e la tua mente potrebbero indagare nei giorni liberi, tutto ciò che si potrebbe organizzare se improvvisamente la pioggia cominciasse a scrosciare, tutto ciò che si potrebbe perlustrare in quegli sprazzi di giornata in cui brilla il sole e le nuvole bianche sono pronte a far da cornice a quel cielo tanto invidiato per cui l’Irlanda è dopotutto nota.

E forse è così basilare, e probabilmente decisamente scontato, ma una delle cose che non si può smettere di amare nella Terra Verde sono proprio i Tramonti. Pioggia e Vento sembrano fermarsi anche solo per un momento per lasciar giocare il sole e le nuvole per qualche ora, casualità proprio a fine giornata, quando stanco, felice o disincantato,  ti perdi senza fiato davanti allo spettacolo della natura che in una terra così fragile, e perennemente sull’orlo del cambiamento, si trasforma in un inno alla vita.

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E mi piacerebbe tanto, a volte, chiamare il Piccolo Principe, per potergli raccontare che qui non c’è bisogno di spostare la propria seggiola per vedere più di un tramonto al giorno. Perché in Irlanda, i tramonti, cominciano quando stai terminando di cenare e finiscono quando sei già pronto a lanciarti sotto le coperte, pronto a naufragare in altri mondi.

“Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!”
E più tardi hai soggiunto: “Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…”
“Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?”
Ma il piccolo principe non rispose.

Una sera, ho visto il sole tramontare per più di due ore.