Pendolarissima #2 – Il mio Regno per il Vagone del Silenzio

Ve lo dico chiaro e tondo, senza troppi giri di parole: se fossi ricca, se avessi un Regno tutto mio, se avessi dollaroni che fuoriescono da ogni tasca, ecco, io darei tutto questo in cambio di un Vagone del Silenzio. E no, non voglio fare necessariamente la persona acida, o quella che discrimina gli interessi altrui, ma in una vita da Pendolarissima (sì, quella Pendolarissima) l’udito è uno dei cinque sensi più importanti perché, se non ve ne siete mai accorti, ci pensano già i mezzi pubblici a infastidirti le orecchie. Lo sferragliare del treno sui binari non è mai così romantico come nei film, il delirio del bus che accelera e decelera tra il traffico della città è fastidioso e distrae dalla lettura e i fischi dei freni della metro ti fanno sempre credere che la tua fermata sia vicina e invece no, manca ancora mezza vita. In tutto questo, quindi, immaginate di avere voci e discorsi che vi assillano la mente con problemi sostanzialmente inutili di cui a voi, ovviamente, non interessa un fico secco. E non è questione di origliare perché, come è facile immaginare, con tutto il rumore che i mezzi pubblici provocano, le persone devono urlare fra loro per capirsi in treno, in metro, in tram e, ahimè, anche in pullman. E non preoccupatevi, urleranno anche se sono le 7 del mattino e voi siete ancora con la mente tra le morbide coperte del vostro lettuccio. 

E quindi sì, lo so, per risultare meno acida dovrei fare qualche esempio e beh, sappiate che la carrellata sta per iniziare. Nella top tre dei discorsi mattinieri più fastidiosi c’è Miss Obesità che con le amiche si bulla di aver cominciato un corso di Zumba, quella boiata che va tanto di moda ora e che fa sembrare le persone delle scimmie in calore. Ecco, Miss Obesità parla entusiasta degli esercizi, spiega gli esercizi, racconta di chi sbaglia gli esercizi, prova gli esercizi, dimostra di aver imparato gli esercizi, illustra meticolosamente le calorie perse con gli esercizi. E tu sei lì, hai sonno, hai una giornata di lavoro davanti e vorresti solo sonnecchiare ancora dieci minuti e ti chiedi perché, perché quella maledetta si è seduta vicino a te, perché le sue amiche non le spiegano che pesa 100 chili e di ore di zumba ne deve fare almeno 10 al giorno, perché non le dicono che fra 99 e 100 chili non c’è poi molta differenza e perché, santo cielo, non le illustrano la situazione attuale: treno dormiente e lei che sbraita. Che razza di amiche sono?!
Ma, forse, sono davvero loro, le compagne di Miss Obesità, a essere le più sincere, proprio loro che rispettano il suo entusiasmo e l’ascoltano anche se vorrebbero dormire. Forse, al contrario, la razza di amica poco sensibile è quella che ha permesso a Miss FattiMiei di raccontare tutti i particolari della sua vita privata durante il viaggio sul regionale delle 18, tradotto in lingua italiana, il treno più affollato della giornata. Pensando di essere carina a telefonare all’amica durante il suo viaggio di ritorno, l’amica poco sensibile chiede morte e miracoli a Miss FattiMiei la quale, ignara del resto della popolazione italiana intorno a lei, comincia a raccontare al telefono fatti strani riguardanti la fecondazione assistita, le biopsie, le infezioni vaginali, lo sperma inadatto, la cardiologia e l’autopsia. Oltre a non capire il filo logico (alla voce autopsia ho pensato di avere al mio fianco Hannibal Lecter), la domanda è subito sorta spontanea: perché rendere pubblici tutti questi problemi alquanto personali? Perché rendermi partecipe delle avventure della tua vagina e del pene del tuo compagno che, da quanto si capisce, non funziona? Non puoi aspettare di essere a casa, o magari in automobile, e con calma, senza urlare, raccontare tutto all’amica poco sensibile che invece non si è preoccupata del fatto che tutti ti potessero sentire? Perché? Perché l’amicizia è anche questo?

E potrei continuare per ore, raccontando della tenera teenager che è appena stata mollata dal morettino e delle sue amiche che le dicono di lasciar perdere perché è solo uno stronzo (un classico, ovviamente, anche se la povera teenager ancora non sa che una delle sue amichette ci sta già messaggiando, con lo stronzo). E poi quel bell’uomo in carriera che, in giacca e cravatta e con il fascino del direttore di banca, sembra sapere tutto della vita, dall’arte ai romanzi russi, e invece comincia a bestemmiare con l’amico perché Tizio Caio non ha fatto goal contro la squadra di Pinco Pallo e quindi ora ha perso la possibilità di vincere 500 euro, ovvero il valore della suddetta cravatta che indossa. Manco morisse di fame, il bell’uomo in carriera.

Ed è così, che la Pendolarissima darebbe il suo Regno per il Vagone del Silenzio. O la possibilità di poter scegliere fra il vagone del Silenzio e il vagone del Chiacchiericcio. O il vagone di chi parla a bassa voce o di chi sbraita. O il vagone di chi, per lo meno, se pur parlando racconta qualcosa di interessante. Non di zumba, non di sperma, non di calcio. Amen.

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Pendolarissima #1 – C’è chi nasce con tutte le fortune, io no.

Parliamoci chiaro e non fingiamo di non saperlo: c’è chi, volente o nolente, nasce con tutte le fortune. Io, nolente (molto nolente), le fortune le ho dimenticate nella placenta, se mai almeno lì ne abbia avute. Perché nascere in un piccolo paesino di campagna di cinquemila abitanti è una cosa romantica che mi ha aiutato a crescere tra profumi naturali ( a volte fin troppo) e persone genuine (anche qui, a volte fin troppo) ma già all’età di 14 anni tutto è cominciato a starmi un po’ stretto. Stiamo parlando dell’innata passione, e devozione costretta, per i mezzi pubblici che, a partire dagli anni delle superiori, sono diventati i miei migliori amici e compagni di viaggio. Come ogni caro, però, che poi si rivela una grandissima carogna, con lo scorrere del tempo anche i pullman e i treni hanno imparato ad essere poco gentili e sinceri con me, soprattutto quando magari andavo di fretta, quando dopo le superiori ho deciso di andare a studiare all’università (ahimè, sempre più lontana) e, una volta terminati gli studi, quando mi sono lanciata nella fantastica vita da stagista e futura lavoratrice.

La stagista pendolare - Yatuu (yatuu.fr/it)

La stagista pendolare – Yatuu

I mezzi pubblici, spesso e volentieri, hanno accompagnato la mia crescita e, soprattutto, le scelte più importanti della mia vita e, giuro, che non è un’esagerazione. Ero sul pullman delle scuole superiori quando piangevo con il cuore spezzato a causa del mio primo amore, imparando che se non sono rose, quelle fetenti non fioriranno nemmeno dopo chili di letame. Ero in treno quando scelsi di quale ragazzo innamorarmi, quello un po’ burbero ma riservato che non mi avrebbe mai baciato su un treno rischiando di soffocarmi con la sua lingua come quel dannato morettino stava facendo con la biondina seduta davanti a me. (Piccola parentesi nella parentesi: scene di questo tipo, di baci “mozzafiato”, se ne vedono a bizzeffe, soprattutto sulle banchine ferroviarie, quando gli addii spezzano il cuore agli innamorati e fanno venire la nausea a chi passa di lì). Ero in metro quando ho scelto quali persone cancellare su Facebook, dopo aver visto le conseguenze di un fegato malato e corroso dall’alcool.

Le infinite attese - Penelope Bagieu (www.penelope-jolicoeur.com/‎)

Le infinite attese in stazione – Penelope Bagieu

Insomma, anni e anni di pendolarismo estremo mi hanno provata, cambiata e fatta crescere. A questa parte così importante della mia quotidianità, amata e odiata come qualsiasi abitudine, ho deciso di dedicare una piccola parte della mia scrittura per condividere e non soffrire più in solitudine di quelle fortune che io, col senno di poi, fortunatamente non ho avuto. Nascere in una grande città, essere portare a
scuola dal papi con il SUV (perché la mami a ogni giro era una macchina sfondata), andare a scuola in bicicletta per respirare l’aria pura dell’inquinamento per poi ritrovare la stessa senza sella (son dolori) o, peggio, senza ruote. Insomma, a ognuno il suo. Il mio, è una vita da Pendolarissima.

I viaggi in metropolitana – Yatuu

Leggendo #32 – La Rivincita delle Ragazze Goffe con Hop

Avete presente quando trovate una cosa che pensavate nemmeno esistesse? E non parliamo di sentimenti o affetti astrofisici ma di una cosa concreta, che avreste voluto avere ma che non avevate mai visto prima. E poi ecco, un giorno in fiera ad aiutare una rassegna in cui credete molto e, magia delle magie, su un piccolo banchetto trovate quello che aspettavate da tempo: mano al portafogli e a casa di corsa per godere del tesoro conquistato. Una pietra preziosa? No, ben due! Due piccoli libricini che hanno reso una giornata già magnifica, ancora più splendida. E vorrei parlarvene un poco, giusto per rendervi partecipi del mio entusiasmo.

La piccola fiera in questione è La Rassegna Della Microeditoria di Chiari (BS), che da dieci anni ospita piccoli e medi editori nell’incantevole Villa Mazzotti. Amante dei libri, e piccola studente di editoria, ho sempre amato girare tra i piccoli banchetti alla ricerca di un qualcosa di nuovo e pregiato da mettere sotto gli occhi.. Quale stupore quando ho trovato due simpatiche ragazze di Hop Edizioni! Sul loro tavolino c’erano nientemeno che le blogger (e fumettiste!) francesi più amate dalla sottoscritta, YatuuPénélope Bagieu!

La collana si chiama Vie En Rose e come potete intuire è già tutto un programma. Parlando in particolare dei due volumetti che ho scelto, le protagoniste sono quelle ragazze simpatiche, irriverenti, semplici e ingenue che non possono che restare nel cuore di ogni lettore. Entrambi i libri, infatti, sono una raccolta di storie (a loro volta pubblicate precedentemente sul blog delle due fumettiste più divertenti della Francia) finalmente insieme un unico spassosissimo volume tutto da ridere. Pénélope Bagieu, con “La mia vita è assolutamente affascinante”, vince per la sua semplicità e la sua naturalezza. Non ci sono filtri nei suoi pensieri, tutto è stato scritto in modo istintivo e ironico: ogni Ragazza non può che riconoscersi! Yatuu, invece, con “Io, laureata, motivata, sfruttata…In stage!” è un mix di mini storie in cui la sottoscritta (stagista!) non ha potuto che riconoscersi. Tra caffè per il capo e l’ennesima delusione per non essere stata assunta, Yatuu diventa con le sue avventure e i suoi sfoghi la paladina della giustizia della nostra era lavorativa. 

Insomma, per rallegrare un breve viaggio in treno o per godersi una serata dopo le fatiche della giornata, c’è una collana speciale con dei numeri divertentissimi che ci renderanno meno sole.. Già, non siamo le uniche ad avere la biancheria intima di cotone slavata perché lo shopping di lingerie è fuori portata!