Leggendo #137 – L’ultimo amore di Baba Dunja

Innamorarsi dei personaggi di un libro è la cosa più semplice e scontata che possa accadere soprattutto quando sono come noi vorremmo essere, quando la loro semplicità è così candida e innocente, qualsiasi cosa accada. Baba Dunja, la protagonista del romanzo di Alina Bronsky (Keller Editore) è una di quei protagonisti a cui ruotano attorno intere vite, una di quelli che ha tra le proprie mani il compito di rendere un libro meraviglioso o banale.

Esistono milioni di donne come me, eppure io sono così infelice, stupida che non sono altro.

L’ultimo amore di Baba Dunja è un libercolo di quelli leggeri solo nella dimensione e non nel contenuto. In superficie è la storia di una nonnina rotonda, di una vecchietta arzilla pronta a lottare per ogni sua ruga mentre in realtà, fra le righe del romanzo di Alina Bronsky, si nascondono svariati sogni e desideri che sono di una genuinità che fa quasi paura, di quella che abbiamo dimenticato chissà dove e quando rintracciamo ci si lacera il cuore al pensiero che della purezza può vivere ancora su questo pianeta.

Perché Baba Dunja, innanzitutto, vuole bene a priori: non si pone domande, è come una bambina che con naturalezza accetta le vite intorno a sé. Baba Dunja adotta chi ha vicino pur cercando di tenere tutti a debita distanza perché amare quando si è compromessi a volte diventa più un rischio che un bene e allora Baba Dunja osserva e raccoglie ciò che riesce a percepire ma sempre silenziosamente, spesso con aria scontrosa. Baba Dunja, così, accoglie la propria solitudine e la trasforma in una carica sempre nuova, costruendo dettagli di una vita che va sempre troppo veloce per lei tanto da decidere di restare ferma dove è, senza chiedersi troppe volte cosa sia giusto e cosa no: una vita distorta dalle radiazioni non è nulla confrontata al dover cambiare casa, città, abitudini.

Fa male ma non temo il dolore. Temo soltanto l’impotenza. Questo comunque non basta a impedirmi di dire le cose che ritengo importanti.

Per tutte le 176 pagine Baba Dunja è lì, ti guarda e ti abbraccia con gli occhi, quasi cercando di parlarti di tante cose che però non sa come dire. A Baba Dunja, in campagna, non hanno insegnato altre lingue se non quella della vita di tutti i giorni, quella che ti sveglia al mattino e ti fa fare chilometri a piedi sotto il sole o sotto la pioggia per riuscire a portare a casa un pezzo di formaggio e tutte le lettere che il servizio postale può consegnare e tu puoi raccogliere e custodire come fossero un tesoro.

Non avere paura – pare dirti Baba Dunja – è solo un’altra ennesima salita. Il mondo non deve più farti paura. 

E ha ragione, Baba Dunja. È così facile essere terrorizzati, forse ci serve solo quel pizzico di coraggio in più o semplicemente la voglia di rimanere testardi e continuare a inseguire ciò che ci fa galleggiare.

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