Leggendo #138 – Festa Mobile

Caro Ernest,

ti scrivo oggi, in un giorno speciale, per dirti che mi dispiace e che ho delle scuse per te ma che sono contenta di poterlo fare ora, alla fine di questa giornata che sa di primavera, quando ancora fa un poco freddo ma c’è il sole e si può mangiare un gelato passeggiando per la città.

Quando esattamente quattro anni fa aprii questo spazio avevo nella testa proprio questo genere di ritrovamenti, questa voglia di imparare a stupirmi, sempre. Con te, Ernest, in queste settimane, ho avuto la prova che non c’è niente di più bello di accorgersi di aver sbagliato strada per poi trovare, scovando, qualcosa di meraviglioso. Perché Ernest, forse tu non lo sai, ma io ti ho odiato per tanto, tantissimo tempo e l’ho fatto con piacere, lo ammetto, perché mi sembravi uno sbruffone di quelli che sono bravi a menarsela per poi campare con i complimenti degli altri. Un odio a priori, insomma, perché quelli come te, con il carattere da bullo e questo modo di fare da finti complessati, non mi sono mai piaciuti: mi hanno sempre fatto sentire così diversa e sbagliata. Poi, però, mi è capitato fra le mani Festa Mobile e ora è tutto completamente diverso, davvero.

Poi veniva la brutta stagione. Alla fine dell’autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo.

Forse era necessario ritrovarti ora, Ernest, e scoprire che hai passato tutte quelle ore nella tua stanza che dava sui tetti di Parigi a chiederti se davvero, un giorno, saresti riuscito a scrivere quello che ti gironzolava per la testa. Non c’è nulla di più sublime del raccontare le ore in cui ci si è chiesti cosa ne sarebbe stato del futuro, quando ci si accorge di aver preso mille decisioni sbagliate eppure, nonostante ciò, si è lì, a pensare che dopotutto qualcosa lo si è portato a casa e se non è davvero ciò che si voleva poco importa: c’è ancora tempo finché c’è tutta quell’energia di vivere che scorre nelle vene, finché si ha voglia di riprovare o quanto meno di pensarci sopra ancora e ancora e ancora.

Ernest, volevo dirti grazie perché Festa Mobile mi ha ricordato quanto sono attaccata alla giovinezza, ai miei spazi che continuano a nascondersi sotto strati di polvere e che io torno sempre a lucidare perché sono lì, si nascondono, ma non spariscono mai. Perché cerco mille strade pensando e invidiando chi invece aveva le idee chiare sin dall’inizio eppure poi mi riprendo perché mille avventure porteranno da qualche parte, prima o poi, e nel peggiore dei casi avrò tanti album di foto diverse che hanno costruito me, un insieme indefinito di cose che si trascina qua e là.

Mi alzavo in piedi e guardavo fuori sui tetti di Parigi e pensavo: “Non preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora. Non devi fare altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai”.

Caro Ernest, grazie per tutta la voglia di vivere di cui hai scritto. Per i tetti di Parigi e le ore a pensare alla scrittura che sono essa stessa scrittura. Alle bevute in compagnia e alla voglia di amare. Al non arrenderti mai e all’avere sempre in tasca solo due soldi. Al mondo di libri di cui ti sei circondato per raccontare della bellezza delle pagine e della magia di chi le crea. Grazie per tutte le volte che verrò a ritrovarti. Perché ci vedremo presto, sai?

Au revoir!

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