Leggendo #20 – Infanzie diverse con Marzi

Ma che bella questa Marzi!

Non c’è altro modo per iniziare un piccolo commento a “Marzi – La Polonia vista con gli occhi di una bambina” di Marzena Sowa, la protagonista che racconta le sue avventure, e Sylvain Savoia, l’illustratore. Non c’è altro modo se non dire “che bella” ed entrare subito nel vivo della propria opinione così come la raccolta di tavole ci lancia direttamente nelle avventure di Marzi, una piccola bambina che racconta la grande Polonia comunista dei primi anni Ottanta con un linguaggio fresco e semplice e un tratto che deve tanto all’influenza dei manga e che è visibile nei grandi occhioni della fanciulla, pronta a imprimere nella sua memoria ogni piccolo dettaglio. Perché sono quelli che i bambini notano e perché sono quelli che mettono in primo piano le vere differenze con un bambino occidentale, delle rinunce che spesso son state fatte da lei e dalla famiglia e dalle difficoltà che un paese come la  Polonia di quegli anni provocava in ogni famiglia di operai. I colori sgargianti dei capelli di Marzi contrastano con la vita alle sue spalle, con i fatti quotidiani che Savoia colora di grigio senza però dimenticare dettagli in Rosso che ricordano la situazione politica dello stato polacco. Sono tanti gli eventi presentati e tutti nella loro semplicità traspaiono gioia e malinconia, dolci ricordi che nella crudele realtà vengono comunque visti dalla protagonista come elogi ad un’infanzia che amici e famiglia han comunque cercato di far vivere in ogni bene e in ogni possibilità.

Se tutti questi motivi non bastassero per rendere l’opera interessante, allora vi inviterei a soffermarvi su quanto amore sia stato messo nell’opera se è il compagno di vita della Marzi adulta a voler disegnare la sua piccola Marzi bambina e darle tutto quello che nella sua infanzia non le è stato potuto dare.

Leggendo #17 – La forza della protesta di Joe Sacco

È difficile parlare di un opera come “Palestina, una nazione occupata” di Joe Sacco. È difficile perché sono infinite le tematiche che si vanno a toccare nominando uno nazione che pare quasi che non potrà mai vivere veramente in pace, nominando guerre e conflitti che paiono ancora oggi interminabili e infiniti.

La tematica è forte e di certo è già stato trattata più volte ma credo che qui si sia compiuto un lavoro che veramente in pochi sono riusciti a fare. L’abilità di Sacco di lanciarci violentemente in mezzo ai tumulti e alle stragi della Palestina è alquanto incredibile e decisamente chiara e cristallina. Tra le diverse graphic novel dedicate alla questione, trovo che “Palestina” sia decisamente la migliore: la situazione viene spiegata con energia e non si cerca di equilibrare il proprio parere perché violenza e protesta vengono messe in primo piano senza ritegno, sia per meglio spiegare e chiarire la situazione, sia per poter dimostrare alla critica la proprio posizione ferma e decisa.

Tra campo profughi e trasposizioni di interviste intense e colme di sentimento, il tratto di Sacco si delinea nelle pagine e accompagna tavole colme di informazioni, quasi a sembrare un libro, a tavole che paiono intere vedute aree della città.

E noi siamo qui a parlarne, ma i fatti quando li faremo?

Leggendo #13 – Quando non si deve dimenticare con Igort

Si stava meglio quando si stava peggio. Si stava meglio quando orrori umani destinati a diventare un terribile buco nero nella storia dell’Ucraina portavano le persone a sentirsi inscatolate nel proprio ruolo, a vivere la loro vita senza chiedere troppo. Si stava meglio anche se si stava peggio perché una volta liberi, dopo 70 anni, è difficile trovare il PROPRIO ruolo, quello che si vuole, quello a cui siamo portati.

Sono questi i temi che tratta “Quaderni Ucraini” di Igort. Sono temi difficili da affrontare, una storia che la Storia ha cercato di dimenticare e nascondere ma che chi l’ha vissuta porta ancora oggi i segni sulla pelle.

La carestia del 1933, la cosiddetta carestia indotta, segnò l’infanzia di molti contadini che Igort incontra nel suo viaggio, persone chiuse che solo piano piano riescono ad aprire la loro ferita e mostrarla attraverso le loro parole e i loro racconti.  Igort le accoglie, le ascolta e le trasforma in parole e immagini che entrano dentro e colpiscono il lettore sia con la ferocia dei fatti sia con il tratto del fumettista che non tralascia dettagli macabri e terribili. Igor, infatti, ci stupisce con il suo tratto e la sua narrazione distaccata che ci penetra dentro grazie a tavole profonde e ricche di pathos.

Ancora oggi l’Ucraina è un paese alla deriva, persone come naufraghi in un mare di paura e lotta, dove un pezzo di pane può costare quanto l’intero ammontare della pensione. Come ha potuto la Storia dimenticarsi dei Kulaki e del loro destino?

Leggendo #9 – Quotidianità particolare in Delisle

Rimaniamo un po’ storditi nel chiudere l’ultima pagina di “Cronache di Gerusalemme” di Guy Delisle. Sin dall’inizio ci troviamo forse un po’ stupiti dalla decisione di Guy di seguire la moglie a Gerusalemme, di portare con sé i propri figlioletti sapendo di doverci restare per un anno intero: ancora non sappiamo che è pronto per diventare il nostro osservatore, un vero osservatore.

Delisle non critica mai, viaggia ma non giudica mai: ci prende per mano e  ci trascina per le vie di Gerusalemme est e Gerusalemme ovest mettendoci alla conoscenza di coloni e locali, di religioni e usanze, di usi e costumi e lo fa semplicemente descrivendoci come lui ne viene a conoscenza. Per noi diventa un viaggio nel viaggio che sfocia nell’ironia causata dall’ingenuità dell’autore che ci lascia nelle nostre risate che sotto sotto ci permettono di meglio comprendere la complessità della situazione politica della città, di Israele, della Cisgiordania.. di tutte quelle realtà che spesso, purtroppo, non sappiamo gestire e capire. Le sue vignette sono color sabbia del deserto che circonda la città e sono blu notte quando le cose si fanno più difficili, quando dormire non sempre è così facile: profonde e meravigliose le diverse vignette rappresentati il muro che divide la città e magnifiche quelle con il nostro Guy immedesimato nel paesaggio e pronto a coglierne ogni minimo dettaglio, come le sue tavole ci permettono di notare.

È la vita quotidiana di un mammo, di un casalingo, di un fumettista, di un viaggiatore che ogni giorno si ritrova a confrontarsi con Frontiere, sia fisiche che culturali. E l’anno a cavallo tra il 2008 e il 2009, l’anno che lui passa nella Gerusalemme diventano bagagli da imbarcare per poi riprendere l’aereo e tornare a casa. E anche noi chiudiamo l’ultima pagina, prendiamo il nostro aereo e pensiamo a quanto poco ci rendiamo conto che i conflitti politici non sono solo dichiarazioni di guerra o accordi da stabilire: sono vite quotidiane che ogni giorno cercano di affrontare il presente, sperando di non dover pensare troppo al futuro.

Leggendo #8 – La Realtà disegnata di Satrapi

Una grande notizia confermata stamattina quando sono arrivata in edicola: Corriere della Sera ha veramente detto sì alla Graphic Journalism, al fumetto che racconta la realtà, e ha veramente pubblicato come primo numero Persepolis: non ho saputo resistere.. MIO!

Persepolis di Marjane Satrapi l’ho incontrato pochi mesi fa, in un freddo pomeriggio di gennaio quando per il mio esame di Storia del Fumetto ho cominciato a re – interessarmi alle vicende grafiche e ad avvicinarmi, ancora per le prime volte, alle Graphic Novel. Ancora oggi non posso che confermare il mio vecchio parere: quasi assurdo pensare a come l’autrice abbia saputo affrontare temi così delicati come la guerra e l’oppressione politica in modo così ironico e diretto, attraverso la vita di tutti giorni di una bambina pronta a diventare una donna in un paese così difficile come l’Iran degli anni ’70. È una storia che quasi sembra irreale con personaggi che sembrano eroi o dittatori “con una vita da romanzo” (cit. Paolo Interdonato nell’introduzione a Persepolis nell’edizione del Corriere) ma la semplicità del racconto di Satrapi e la linea netta e definita del suo tratto rendono tutto così reale e vivo, grazie anche alla presenza di dettagli che ci mandano nel vivo della narrazione. È forse un modo per ampliare i propri orizzonti e per tentare di scoprire cosa sta dietro a una cultura che ancora poco conosciamo e quindi comprendiamo. Non è forse anche il vero fine dell’intera collana? Di certo il prossimo sabato sarò ancora in edicola per portarmi a casa “Cronache da Gerusalemme” di Delisle!

E se Persepolis vi è piaciuto e volete conoscere meglio Satrapi o se al contrario non vi è piaciuto e vorrete provare a dare all’autrice una seconda possibilità, vi consiglio calorosamente “Pollo alle Prugne“. Se per me con l’autrice è stato subito colpo di fulmine, con Pollo alle Prugne sicuramente tutto ciò si è rinnovato. La breve ma profonda vita dello zio musicista viene trascritta e disegnata soffermandosi soprattutto sull’animo artistico del protagonista, la cui malinconia aleggia tra le sue note. Queste sembrano quasi uscire dalle pagine tanta è stata la cura nelle parole e nei dettagli per renderla quasi dal vivo. E come spesso succede, è una storia così triste e nostalgica che l’unica cosa che ti rimane mentre volti l’ultima pagina è la voglia di Vivere.

Ultimo avviso: per i più pigri che non vogliono correre né in edicola né in libreria o biblioteca, consiglio per entrambi le loro rispettive trasposizioni cinematografiche: animata per Persepolis e con persone per Pollo alle Prugne, entrambi sono stati diretti dall’autrice stessa col sostegno di Vincent Paronnaud e la coerenza stilistica e narrativa è stata assolutamente rispettata.

Non avete più scuse: Marjane Satrapi è assolutamente da conoscere!