Leggendo #231 – I terrestri

Non è una società alternativa felice e contenta quella immaginata da Murata Sayaka ne’ I terrestri (Edizioni E/O), romanzo di cui è quasi impossibile definirne il genere. Un po’ thriller, e in alcune pagine ai limiti dell’horror e splatter, l’ultima opera della scrittrice giapponese classe 1979 non è un romanzo di formazione ma sicuramente una lettura per dare ulteriori significati al concetto di salute mentale, alle reazioni che corpo e spirito possono avere dopo una violenza subita in tenera età e a riflessioni sulla figura della donna – e dell’uomo! – nella società capitalistica.

La mia città era una fabbrica in cui si producevano esseri umani. Le persone vivevano in nidi rettangolari accostati l’uno all’altro, come nella stanza dei bachi da seta di cui mi aveva parlato zio Teruyoshi.

Il senso di estraniamento è una costante nei personaggi di Murata Sayaka ma se ne’ La ragazza del convenience store c’era una donna apparentemente semplice in conflitto con le aspettative di amici e parenti, in I terrestri tutto si amplifica fino a toccare l’universo intero. Natsuki non è una bambina qualsiasi: è stata incaricata dal suo peluche di nome Pyut, originario del pianeta Pohapipinpobopia – e che chissà perché mi ricorda tanto i Furby anni Novanta, e di conseguenza Kentuki di Samanta Schweblin, e ovviamente L’incantevole Creamy di proteggere la Terra dai malvagi. Un portacipria magico e un bacchetta sono gli strumenti per combattere quella che in realtà è la sua quotidianità: una famiglia che non la comprende e un maestro che nel doposcuola abusa della sua innocenza.

Violento e crudele, il mondo di Natsuki è completamente sbilanciato fra verità e fantasia, fra il desiderio di estraniarsi dal proprio corpo e volontà di sentirsi amata, in particolare dal cugino Yuu che incontra solo nei giorni dell’Obon, quando con tutti i parenti si ritrovano nella casa dei nonni sperduta fra i monti. Un rifugio per tutti, simbolo di fuga dalla città e da tutto ciò che porta con sé, dove la tradizione è una guida per grandi e piccini, una carezza dal passato per dimenticarsi il presente.

Guardare i frammenti di universo fuori dal finestrino era il metodo migliore per evitare di soffrire il mal d’auto. (…) avevo la sensazione di avvicinarmi sempre più al cielo. La casa dei nonni era molto in alto, vicino allo spazio infinito.

Capitolo dopo capitolo, anno dopo anno, la vita di Natsuki è un continuo invito alla resistenza, a cercare di combattere la società a cui la protagonista non ha saputo raccontare il suo tragico passato se non in età adulta – senza ovviamente essere compresa. E cosa fare, quindi, se non provare a raggiungere Pohapipinpobopia, quel pianeta che sembra non esistere eppure pare l’unica salvezza? È durante il racconto della sua ricerca, di un viaggio impossibile, che le pagine di Murata Sayaka si trasformano in crudeli scenari dove incesto, cannibalismo e follia ci guidano alla domanda più importante: esiste un’alternativa alla nostra realtà? Quale costo siamo disposti a pagare per evadere? Il segreto, forse, non è racchiuso nel desiderio de’ La ragazza del convenience store di non superare i limiti e di trovare semplicemente il posto dove ci si trova meglio, senza necessariamente stravolgere la propria vita?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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