Leggendo #229 – Beautiful World, Where Are You

Era inevitabile leggere Beautiful World, Where Are You di Sally Rooney prima dell’edizione italiana perché dopotutto, come era accaduto per Normal People, l’uscita nelle librerie inglesi è caduta proprio nella settimana del mio compleanno e chi sono io per rinunciare a queste coincidenze decise dal fato. Eppure che difficile ritrovarci qui, su questo foglio bianco, a commentare – come la stanno chiamando in molti – la lettura dei bianchi ricchi e privilegiati. Non che non sia vero, anzi. Più simile a Parlarne tra amici che al suo secondo romanzo, la scrittrice irlandese nasconde in queste pagine stereotipi tipici di quella fascia di millennial che ritengo comunque ancora circoscritta, presente ma non così rappresentativa. O più semplicemente che non voglio vedere con i miei occhi.

No, she said. It’s funny, Eileen and I never talk on the phone.

In Beautiful World, Where Are You ci sono due amiche, Alice e Eileen. Ci sono i loro scambi di email, perché a telefonarsi sono capaci tutti quindi loro si scrivono lunghe lettere digitali perché mettere in fila le parole aiuta entrambe a riflettere meglio, a spaziare su tantissimi temi e cercare di dare un senso a tutte le loro azioni, anche quando non necessario. Si sentono capaci- anche se non lo ammetterebbero mai, le uniche che possono spiegare quello che vedono e provano. Si sentono delle scienziate in laboratorio che vivisezionano attimi per la semplice volontà di farlo, con il desiderio di capire a fondo le cose ma senza mai volerlo davvero. Fra i capitoli che riportano le loro missive digitali, ci sono le rispettive storie d’amore o per meglio dire, le loro relazioni complicate perché si è troppi ricchi, snob ed emotivi per avere un lineare percorso di coppia. E quindi è normale che da una parte ci sia uno sconosciuto che sembra smuovere gli animi di una scrittrice ritiratasi nella provincia irlandese per allontanarsi dallo stress causato dal successo; dall’altra l’amore di una vita che improvvisamente decide di accendere la fiamma della passione ed essere corrisposto.

Eppure, tutte quelle che sembrano le complicazioni di una generazione paiono raccontate attraverso un filtro di ironia, stizza e leggerezza. Sembrano quasi ridicolizzate, o forse è il punto di vista del lettore che preferisce vederle così? I grandi patemi sulle amicizie, sulla ricerca delle proprie origini e sulla continua analisi dei battiti del proprio cuore sembrano un eterno ritorno al voler parlare di sé, solo ed esclusivamente dei propri sentimenti, lasciando poco spazio all’altro, all’empatia e all’attenzione verso il prossimo che si ritrova solamente in qualche breve passaggio. È come se le due ragazze fossero racchiuse in un vortice e non riuscissero a farsi toccare da nient’altro se non da se stesse, dalle loro paure e dalla volontà di cercare ad ogni costo una risposta a qualsiasi azione, presente e soprattutto passata.

That’s what kills me. I spent half my twenties with this person, and in the end he just got sick of me. I mean, that’s what happened. I bored him.

Se le due relazioni viaggiano su binari paralleli per poi incontrarsi poco dopo la metà del romanzo, i capitoli della prima parte hanno la bellezza di far fare al lettore voli pindarici su tematiche così differenti e disparate fra loro, quasi da confondere chi le legge sull’esigenza di riportarle in tale modalità. La religione, la crisi climatica, la salute mentale, le sempre più visibili conseguenze del capitalismo sull’economia e sulle vite singole di ognuno di noi sono argomenti che vengono toccati e commentati ma mai davvero approfonditi. C’è un pensiero, una posizione, ma non si va mai oltre, non si passa all’azione. Una semplice analisi del presente o un attento richiamo per noi, che tanto ci lamentiamo ma dopotutto facciamo lo stesso? Noi che forse siamo davvero la generazione più concentrata su se stessa, che parla di salvare il mondo della plastica ma continua comunque a comprare bottiglie usa e getta al supermercato. Una riflessione che non trova una vera risposta, forse solo nella scelta di Sally Rooney di non voler dare in traduzione Beautiful World, Where Are You a un casa editrice israeliana (questione poco chiara ma che forse vuole mettere più pepe alla critica di questi personaggi così persi nel loro mondo).

The present has become discontinuous.

Le pagine scorrono veloci, il tempo sembra un continuo presente dove nulla di troppo forte può scuotere gli animi. Anche il lockdown del 2020, l’anno sospeso che tutti noi abbiamo vissuto, sembra passare inosservato in queste pagine che vogliono trovare un senso all’esistenza cercando ovunque un motivo. Una consapevolezza che Sally Rooney pare non voler dare, lei che in più interviste ha fatto notare come ovviamente Alice non sia poi così distante da sé, come la sua stessa carriera da scrittrice promettente abbia creato ansie, apprensioni e il desiderio di nascondersi lontano (come avvenuto nel periodo di stesura di Beautiful World, Where Are You durante la quale si è rifugiata proprio in Italia, al Santa Maddalena Foundation).

Vien da pensare, a fine lettura, che ancora prima di raggiungere il Beatiful World sia necessario scoprirlo, capirlo, individuare di cosa si tratta realmente e realizzare a quale posto effettivamente corrisponde.

E in questo eterno caos che ci siamo creati, chissà se si troverà mai.

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