Leggendo #197 – Senza salutare nessuno, un ritorno in Istria

Albona, Istria.

O Santa Domenica di Albona, sempre Istria. 

Un paese colorato sulla cima di una collina circondata dal bosco e un po’ più giù, verso Sud, il mare blu, alcune mattine così azzurro da sembrare una piscina, una però di quelle tenute bene e pulite almeno due volte al giorno.

Vicino ad Albona c’è Arsia, con le sue miniere di carbone, e Vines, sì, quella della foiba di Vines o fossa dei Colombi. Riportano su Wikipedia “Questa foiba deve il suo nome al fatto che nei suoi anfratti si rifugiavano spesso dei colombacci. Essi, per un certo periodo verso la fine del 1943, non vi si rifugiarono più, a causa dell’acre odore di cadavere e di morte proveniente dai corpi sfatti gettati nelle profondità di questa voragine, odore che facilitò anche il ritrovamento dei resti mortali”. Senza salutare nessuno – Un ritorno in Istria di Silvia Dai Pra’ (edizioni Laterza) è ambientato qui, fra tre luoghi in una lingua di terra croata dove in molti parlano ancora italiano e dove il sole, in questa stagione, riflette così tanto sul mare da riuscire quasi ad abbagliarti.

Reportage, ricerca storica, ricostruzione di un albero genealogico: da Massa, Silvia dai Pra’ ritorna in Istria e scava nel passato mai raccontato scrivendo una storia che nei libri di scuola è perlopiù un paragrafo, al massimo un approfondimento. È un viaggio nella vita del bisnonno Romeo Martini, nato Martincich; è un improvviso trasloco in una mattina del novembre 1943; è il tentativo di arrivare in un posto ben preciso di Vines che nelle descrizioni manualistiche si ritrova così: “La foiba, che si trova su una collinetta, presenta un ingresso a strapiombo (all’inizio profonda 146 m, poi prosegue dopo un piano terrazzo, inclinato e roccioso, fino alla profondità di 226 m). Si presenta con un’imboccatura, nell’orlo a forma un po’ ovale, dalle seguenti dimensioni: una larghezza di circa 8 o 10 metri e una lunghezza di circa 15 o 16 metri; tutta l’area dell’apertura è delimitata da un cavo metallico, per segnalare il pericolo e garantire sicurezza.”

Ci sono foglie ora, solo quelle. 

Senza salutare nessuno – Un ritorno in Istria non sono 176 pagine da poter raccontare così, come se nulla fosse. È uno scavare, un esperimento per scendere nel profondo e cercare di capire cosa si nasconde nel buio degli abissi e proprio per questo deve essere letto. È ieri ma ancora oggi, è una conseguenza o semplicemente uno strascico, polvere sotto il letto da ripulire e smettere di accantonare. Capire il passato per interpretare il presente e ricostruire il futuro: non dovrebbe funzionare così con tutto?

Ed è lì, dove tutti si mettono in fila con i costumi nuovi in valigia. Quando tutti stanno in spiaggia o per strada a cercare la caletta più bella o isolata. Quando ci si infila sotto il terreno e si scoprono grotte con strapiombi immensi. Quando ci si tuffa e sotto di sé c’è il blu cristallino e i pesci colorati che nuotano sopra rocce forate. Quando la macchina inceppa fra i vigneti e la terra rossa e allora si scende e si comincia a camminare sotto il sole bollente con il vento che accarezza il viso. 

(…) la luna illumina i vigneti, le strade minuscole si perdono in ghirigori e arabeschi tra i colli, ogni volta diciamo “arriviamo fino a vedere cosa c’è oltre quella curva”, e ogni volta oltre quella curva c’è sempre la stessa cosa, altra notte, altri colli”.

 

IMAGE 2019-08-26 10:39:43
Un poco più in là.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...