Leggendo #185 – Il contrario della nostalgia

Quanta voglia di lasciare tutto e partire. Quanta voglia di mettersi in macchina, lanciare sul sedile posteriore uno zaino con pochi vestiti, e poi girare la chiave nel cruscotto e improvvisare una meta. Il contrario della nostalgia di Sara Taylor, edito da Minimum Fax, è un lungo viaggio in macchina, è la voglia di non avere fretta e godersela un po’ questa strada che non si sa dove finirà.

(…) e ormai mi sembra di esistere fuori dal tempo, in un’estate senza fine.

La descrizione de’ Il contrario della nostalgia sta tutta nella meravigliosa copertina: un volto in penombra, il tramonto che sfreccia alle sue spalle e i colori che cambiano insieme alla meta improvvisata, al presente inventato, al passato completamente da rivedere. Sara Taylor in questo libro tratta tanti temi, tantissimi, che si possono racchiudere nell’attitudine più complicata che ci possa essere al mondo: comprendere se stessi, il vero io, quello che davvero siamo e vogliamo essere. In quasi trecento pagine, la scrittrice nata nella Virginia rurale fa raccontare ad Alex una storia dalla quale sono ormai passati trent’anni eppure è ancora così vivida, così reale, così fondamentale nella sua crescita e introduzione all’età adulta.

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Quella de’ Il contrario della nostalgia è una storia con protagonista Ma, la madre di Alex, e tante Laura che sono l’emblema dell’amicizia, dell’amore, delle famiglie adottive e della violenza, quella che si vede e quella che rimane chiusa in una gabbia in fondo al cuore pronta ad esplodere. Alex ha tredici anni quando Ma la sveglia nel cuore della notte per portarla con sé, sulla propria auto, a macinare chilometri per la Virginia, il Michigan, il Texas, la California. È un viaggio per tornare alle proprie origini, quelle di Ma, nel quale Alex impara che è giusto non sentirsi bene, che è corretto sbagliare e soprattutto dubitare. È un viaggio, per la protagonista tredicenne, lontano dal padre con il quale proverà a mantenere ad ogni costo un rapporto, influenzando così le destinazioni successive, le scelte da prendere a ogni meta.

E chi è che desidera allontanarsi troppo da ciò che conosce? Un giorno – un giorno che forse era ieri – scopriamo di aver perso la possibilità di lasciarci alle spalle quanto ci è familiare.

È nelle ore in macchina, a guardare il paesaggio scorrere sotto gli occhi, che Alex conosce davvero Ma e con il tempo persino se stessa: l’esigenza di approfondire il proprio io, il suo desiderio di scoprire il proprio corpo, la propria identità. Cercarsi fino in fondo senza però dare spiegazioni, senza specificare a ogni nuovo compagno di classe il suo genere perché lei non è né maschio né femmina: lei è Alex, punto e basta. E Ma pare comprenderlo tutto ciò, in questo viaggio che è anche il racconto di tutto il passato che la madre può finalmente condividere con la figlia.

(…) e invece le sue storie non avevano mai un finale vero e proprio. Il che è realistico, suppongo, perché è molto raro che la realtà ti appronti una struttura narrativa soddisfacente, con bordi limitati e un bel finale e nessun elemento lasciato in sospeso.

È così che fra le pagine de’ Il contrario della nostalgia si parla di identità costruite sulle proprie origini e sul proprio genere, di quello che le persone si aspettano guardando ciò che apparentemente siamo: maschio o femmina, giovane o vecchio, bugiardo o sincero. Quello di Sara Taylor è il desiderio di far pace con i fantasmi del passato tentando infinite vie, spostando la polvere sopra i mobili per scoprire poi che a volte, può succedere, ci si ritrova ad avere nostalgia di quando si aveva davvero nostalgia. 

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