Leggendo #168 – Il collezionista di bambole

Più traumatico del rientro dalle ferie c’è il non aver fatto nemmeno un giorno di ferie. Ad agosto, con la città vuota e l’afa che opprime e toglie l’ossigeno, solo un libro ha saputo farmi dimenticare questa opprimente sensazione per provocarne altre, di emozioni, decisamente vicine al terrore e all’assenza d’ariaIl collezionista di bambole di Joyce Carol Oates.

Dell’infinità di stili che la scrittrice americana può portare su carta ne ho scritto tanto tempo fa ma, ancora oggi, ne rimango completamente sconvolta. Da Epopea Americana, dalla lettura de’ Il giardino delle delizie I ricchi, è passato poco meno di un anno eppure è ancora così vivido lo stupore di ritrovare fra le pagine storie reali, quasi palpabili, di vite che hanno dovuto subire eterni cambiamenti, fisici ma soprattutto psicologici. Al centro della scrittura di Joyce Carol Oates ci sono sempre gli eterni mutamenti della psiche umana, l’importanza di raccontare ogni sfumatura dell’animo che già in Jack deve morire erano stati toccati, narrando di un illogico e folle bisogno di ricercare la realtà.

Per tutta la vita non desideri altro che tornare indietro a ciò che è stato. Non desideri altro che tornare dalle persone che hai perso. E per tornare finisci per fare cose terribili, cose che gli altri non potranno mai capire.

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Leggere Il collezionista di bambole, così, è stata una sorta di evoluzione di tutto ciò che si trova in queste letture passate o, meglio ancora, un’immersione nel pensiero umano in ogni sua più acuta paura e negli infiniti tentativi di affrontarla, restandone schiacciati o vincendola. Protagonisti di questi sei racconti noir, infatti, sono soprattutto menti distorte, sì, ma tutte frutto di un passato difficile, risultato di un insieme di circostanze, incidenti, fatti imprevedibili che hanno portato i protagonisti a sentirsi mancare l’aria sotto i piedi, a dare ascolto agli impulsi più nascosti e dimenticare la ragione.

Ed è un passato impossibile da dimenticare, un futuro che non si riesce a immaginare, un presente totalmente insopportabile che Joyce Carol Oates descrive in questa raccolta edita da Il Saggiatore. Sono racconti neri, sì, ma senza mostri se non quelli creati dalla nostra mente, dall’insicurezza, da ciò che ci offusca i pensieri trasformandoli in demoni pronti a spaventare. Noi e chi ci sta intorno.

 

 

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