Leggendo #164 – Tu l’hai detto

Ci sono libri che non hanno bisogno di introduzioni, spiegazioni e consigli e Tu l’hai detto  di Connie Palmen è uno di questi. Se di Silvia Plath e Ted Hughes si è letto e detto tanto, tantissimo, in questo nuovo Iperborea una delle coppie più note nella storia delle letteratura moderna diventa protagonista di pagine totalmente vivide e trascinanti tanto da farti perdere il tram e lasciarti sveglia la notte per inseguire poco più di duecento pagine in cui sai benissimo come andrà a finire la storia ma vuoi arrivarci subito a quel momento lancinante, per essere totalmente invaso dall’immensità di due vite intense.

Banale mettersi a raccontare cosa è Tu l’hai detto eppure impossibile non voler lasciare traccia di questa lettura e di quella è che forse la storia d’amore più straziante ma vivida, logorante ma energica. Sylvia Plath, un amore di anni, incontrata nell’adolescenza e ripresa più e più volte, è raccontata dalla voce di Ted Hughes e dai suoi sentimenti; un riscatto, quello di Connie Palmen, per un marito forte ma mai quanto la donna al suo fianco, di una potenza incredibile. Le paure e la testardaggine di Sylvia Plath si alternano a debolezze e sconforto in pagine che raccontano i significati di scrivere, l’importanza di trovarsi uno spazio e un tempo dove potersi dedicare al pensiero, ognuno il proprio, per una coppia che ha fatto della scrittura il mantra di una vita intera.

La storia di Sylvia Plath e di Ted Hughes diventa protagonista in Tu l’hai detto di pagine che riassumono le loro opere, di paragrafi che ti riportano a vecchie letture per poterle rivivere e scoprirne di nuove. È la storia di chi non ha mai smesso di credere nella creazione e in tutte le conseguenze che porta.

Chi vuole creare deve morire decine di volte nella vita. Deve separarsi, svincolarsi dai suoi cari, da terra, paese, famiglia, amici e soprattutto dalle idee nelle quali è barricato. Non esiste rinascita senza prima la morte. La letteratura ama la distruzione quale condizione per rendere possibile una nuova vita.

E a volte, questa nuova vita, è quella dei lettori.

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