Leggendo #159 – Darusja la dolce

A distanza di un anno da L’ultimo amore di Baba DunjaKeller Editore mi fa innamorare di un’altra donna dall’animo forte, nascosto sotto una corazza di dolcezza. Darusja la dolce, come quello di Alina Bronsky, è solo apparentemente un libro semplice: è un concentrato di realtà – cruda e indelicata – che si alterna al potere dei sentimenti, delle emozioni e di quei fatti che segnano la vita in modo indelebile, come solo quelli tracciati dalla storia sanno fare.

E il romanzo di Marija Matios, non a caso, ha un secondo titolo che è Drammi in tre vite. Perché ogni storia, per essere raccontata e spiegata, ha bisogno di riferimenti temporali lontani dal presente, di cause e azioni che hanno dato un senso a gesti e comportamenti come quelli di Darusja la dolce, chiamata così dalle voci di paese protagoniste di pagine che riescono ad alleggerire la trama, rendendo la storia della Bucovina, qui raccontata in decenni che si rincorrono, ancora più viva e reale.

Se i drammi di Darusja la dolce vivono tre vite, Darusja stessa è protagonista di ognuno di essi, di ogni pagina e di ogni necessità che porta il proprio io a reagire come può agli elementi esterni più irruenti e violenti, alla brutalità dei governi forti che hanno reso la vita della regione storica della Bucovina turbolenta e protagonista di soprusi. Marija Matios, per raccontare un pezzo di storia della sua regione, crea un personaggio delicato, fermo nelle sue convinzioni e deciso a comportarsi come solo ha imparato a fare. Sono piccoli gesti, abitudini bizzarre ed emicranie fulminee alla vista di caramelle che rendono Darusja speciale, con le sue stranezze e i suoi lunghi bagni al fiume.

Le vicende narrate in Darusja la dolce, poi, sono volutamente inserite in un contesto corale. Discorsi diretti fra vicine di casa si trasformano in pettegolezzi fra gente di paese, fra anziani che sanno aneddoti di oggi e di ieri e che volutamente sono stati inseriti fra le pagine per rafforzare lo spirito di un romanzo capace di essere sia immensamente poetico che terribilmente crudele, tanto da richiedere qualche pagina di leggerezza come quelle con protagonista le chiacchierate del vicinato. La prosa, come i protagonisti, è reale ed energica, sempre pronta a far emergere i dettagli più importanti diventando come Darusja, che non ha mai paura di manifestarsi per quello che è.

Un pomeriggio di lettura, così, termina con minuti di silenzio, a interrogarsi sull’umanità – se esiste ancora – sulla forza di reagire, di non lasciarsi schiacciare. Di scegliere quali parole dire e quali lasciare trasparire dalle nostre azioni. E sono questi i segnali di un libro che è destinato a rimanere parecchio tempo nel cuore.

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