Babbo Natale (non) sei tu

Dopo diciassette anni decise di scrivere a Babbo Natale, tanto non aveva chissà che da perdere se non un’oretta in stazione fra un treno e l’altro. Pioveva e lo sciopero dei mezzi cadeva in uno di quei giorni in cui sperava di chiudersi fra le mura della propria camera il prima possibile: rumore e caos fuori, silenzio e finto ordine dentro. Perché di tranquillità non ce n’era poi molta e si era stancata di quella calma apparente. Scrivere a Babbo Natale, così, poteva diventare un modo come un altro per cercare una breve via di fuga, un tempo-spazio in cui ricordi e fantasmi potevano starsene a distanza insieme a momenti di panico creati dalla certezza che pressoché tutto stava cambiando, ancora e ancora, come ogni anno. E quindi perché non scrivere due righe a Babbo Natale per chiedergli anche solo di fermarlo un attimo, quel tempo così inarrestabile?

Innanzitutto, a Babbo Natale avrebbe potuto chiedere di aiutarla a realizzare il piano A, ora che il piano B era completato. Perché insomma, tutti abbiamo un piano B, un’alternativa per avvicinarsi a quel sogno che inseguiamo e che spesso non riusciamo a realizzare. Ma cosa succede se il piano B lo si pensa, ci si lavora e poi improvvisamente diventa realtà? Quando si raggiungono degli obiettivi secondari, come ci si sente nei confronti dei sogni che si volevano davvero inseguire? Come dare una ricompensa a quei sacrifici che però hanno portato a una gioia a metà? Tanto vale provare a rimettersi in gioco e tentare di lavorare (ancora) al piano A, quello che doveva diventare protagonista delle nostre pagine.

Eppure non è così semplice. Perché cambiare città, dopo un poco, diventa quasi facile ma non facilissimo. Perché il cambiamento, a volte, può trasformarsi in un’abitudine, una difficoltà che con il tempo diventa più semplice o quantomeno accettabile. E spaventa, ancora e ancora, come ogni anno. E si rimanda di qualche istante la scelta, quella che cambia in continuazione, crogiolandosi di aver quantomeno raggiunto tutti gli obiettivi del piano B, chiedendosi però dove stia il limite di ogni sogno. Perché a Babbo Natale vorrebbe chiedere una cosa semplice: quando è tempo di ripartire? Quando una casa smette di essere casa, tu lo sai Santa Claus? Quando ci si ritrova in una stanza e la si riconosce come il posto in cui si vuole davvero vivere per un arco di tempo pressoché infinito continuando a vivere di ciò che si ha costruito? Quando all’improvviso ci si ritrova suddivisi fra due mondi, quello vecchio e quello nuovo, e tu in un limbo a capire da che parte stai, come fai a capire il meglio per te? Chissà se Babbo Natale le avrebbe potuto far trovare sotto l’albero il potere della scelta.

Sostanzialmente, per farsi capire meglio, a Babbo Natale avrebbe potuto chiedere una mappa. Dopo anni di puzzle, bambole parlanti e quintali di dolci, cosa poteva essere una semplice mappa? E nulla che si possa trovare con Google Maps o con l’invio della propria posizione su una qualsiasi app di messaggistica. Una mappa, solo quella, con magari una timeline e i luoghi in cui si sarebbe dovuta trovare a ogni determinato periodo della sua vita. Un modo, insomma, per capire cosa scegliere, quale strada prendere, dove arrivare, cosa rispondere alle domande dei parenti il 25 dicembre. Fra un mese dove dovrei essere, Babbo Natale? Fra un anno? E fra dieci anni? Cosa sarebbe successo se avessi scelto sin da subito il piano A, me lo sai dire Santa Claus?

Un carico merci passa veloce sui binari davanti a lei e le pagine del taccuino cominciano a girare velocissime mentre con una mano sposta i capelli mossi dal vento e riprende le fila di ciò che sta cercando di scrivere, provando a tradursi e ad allineare pensieri sommersi dalla routine mentre il cielo continua a mandare secchiate d’acqua e la temperatura a scendere sempre più.

Perché a distanza di diciassette anni, oltre a capire dove si trova davvero, lei vorrebbe ancora un dizionario, quasi come quell’anno in terza elementare quando si era stancata di non capire parole che trovava qua e là sparse fra i suoi nuovi papabili libri preferiti. Perché dopo più di vent’anni, certe volte, le veniva comunque difficile capire certe parole, soprattutto quelle urlate quando si litiga, quando si dicono cose cattive. Sono quelle frasi sputate in fretta e furia, quelle che si giustificano dicendo che sono state dette a causa della rabbia però ecco, se uno le dice un motivo ci sarà e quel motivo, per quanto faccia male, uno lo vuole sapere e quindi, Babbo Natale, sarebbe tanto bello avere un dizionario per questi momenti, che dici? Sapere di poter contare su una traduzione, su un’interpretazione pressoché azzeccata giusto per dar respiro a ciò che si è sentito, farlo svolazzare un po’ nell’aria osservandolo mentre la mente cerca di inseguirlo e capire dove andrà a parare.

Perché la vera domanda Babbo Natale, sta nel capire dove arrivi tu e dove inizia lei. Dove i limiti di lei superano i tuoi e dove i tuoi rinforzano i suoi, lasciandola lì a decidere su quella panchina e dove l’altrove la trascina.

La voce amplificata sulla stazione annuncia il treno in arrivo. Chiuse il taccuino, si rimise le cuffie, la vera e unica barriera fra lei e il mondo, aprì la pagina di un nuovo capitolo del libro che stava leggendo sperando fosse il proprio e aspettò il vagone che l’avrebbe portata a una versione di casa.

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Rullino 3_Comet K35


Questo racconto è stato scritto e pubblicato in occasione del #NataleBello di Cosebelle Magazine.

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