Leggendo #145 – Un solo paradiso

I libri con protagonista Milano mi fanno sempre un certo effetto tanto che ormai diventa sembra più difficile valutarli oggettivamente senza dare per scontato l’amore e odio infinito per questa città. Dopo un anno da Diario minimo dei giorni di Franco Loi e poche settimane dopo Un’educazione milanese di Rollo, torno a rincorrere pagine che parlano della nuova casa, di Piazza Leonardo, di spazi che riconosco e sono sempre più miei, di periferia ancora più periferia e di centro che beh, è comunque il centro. Perché Un solo paradiso di Giorgio Fontana è soprattutto Milano ed è incredibile come il romanzo stesso sembri una scusa per descrivere la città che si ama e si scopre quartiere dopo quartiere, come se fossero le vie di Milano a raccontare lo stato d’animo del protagonista. È così che la tristezza e la disperazione passano dagli abomini edilizi o le fabbriche abbondante nella periferia e la gioventù dai dintorni di Piola, dalle zone più vicine al centro che i giovani vivono di più.

Amava il modo in cui Milano si lasciava plasmare dal percorso scelto, cambiando pelle dove tutti vedevano solo una coltre monotona di palazzi. Occorreva solo tenacia: quella città che tanto stancava i suoi amici (e che tanto aveva stancato me, al punto di averla abbandonata) per lui costudiva sempre un margine di incanto che gli apparteneva, persino una sorta di mistero.

E pare davvero di sentirlo l’odore di Milano nel nuovo romanzo di Giorgio Fontana, una penna innamorata del capoluogo lombardo tanto da raccontare recentemente di Macao su Internazionale. Un amore puro che si muove tra viale Cassala e la 91 ma che si alimenta soprattutto di passeggiate tanto da diventare il sinonimo perfetto di queste pagine che paiono una parentesi dopo Morte di un uomo felice, una pausa necessaria per raccontare ciò di cui vivono i cuori più giovani: l’amore incondizionato.

Perché comprese questo – il vero punto della storia, come mi disse al Ritornello: si sopravvive a tanti inferni, e non a un solo paradiso.

Un solo paradiso, infatti, è l’amore che si prova senza misure, è la passione che travolge proprio come il jazz, la colonna sonora di una relazione sfortunata e di un protagonista che vive solo al massimo e solo in bianco e nero, senza filtri. Giorgio Fontana racconta una storia che è una confessione, è un inno alla città ma soprattutto alle arti, a quelle che fanno parlare l’animo e a quelle che inquadrano la realtà per studiarla meglio.

La fotografia è l’unica arte che dipende per intero dalla realtà. La musica, la letteratura o la pittura hanno margini diversi, più o meno ampi, di autonomia: a loro il mondo non serve, possono crearne uno nuovo quando gli pare.

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Milano – ColorTime110

Lontano da Colnaghi, Giorgio Fontana ricorda l’amore e gli istinti più vivi, ricorda Milano e una città in continua evoluzione, sempre pronta a farsi amare e odiare per le sfumature di colori che solo chi ha davvero pazienza sa riconoscere.

 

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