Leggendo #133 – Della famiglia Fang e un Wes Anderson in più

A volte mi sembra di avere il cuore nello stomaco.

Quando non leggi per tanto tempo, quando ti ritrovi a fare più traslochi di quanti umanamente se ne possono sopportare (Francesco Motta insegna), tutto diventa estremamente e terribilmente difficile, soprattutto quando vorresti leggere e invece c’è la spesa pre – durante – post nuova casa a rubarti ogni istante, compresi quelli in cui vorresti abbandonarti a una bella storia. Quella de’ La famiglia Fang, portata nelle librerie da Fazi Editore e scritta da Kevin Wilson, è una di queste, una di quelle pause rasserenanti dal profumo di biscotti appena sfornati.

“Be’, immagino che sia per questo che scrivo. Mi vengono in testa queste idee assurde, e non voglio neppure pensarci, ma non riesco a liberarmene finché non le porto avanti fin dove riesco, finché non arrivo a una specie di finale, e solo allora sono capace di staccarmene. Ecco cosa significa per me scrivere”.

La famiglia Fang è un film di Wes Anderson. O meglio, la famiglia Fang doveva essere un Wes Anderson e anche se questa storia è stata portata nelle sale cinematografiche da un altro regista, non me ne voglia il fato se io, perdendomi fra queste pagine, mi sono ritrovata a scovare tutte le bellezze che ci han fatto innamorare de’ I Tenenbaum. Perché questo romanzo di Kevin Wilson è bello, quel bello che proprio ti vien voglia di perderci, che continui a ripensare ai personaggi perché li leggi ma li vedi, stanno davanti a te con le loro vite completamente incasinate che ti consola sapere che da qualche parte c’è qualcuno con un tornado in testa paragonabile al tuo.

I Fang gettano semplicemente i propri corpi in uno spazio come fossero bombe a mano e aspettano che lo sconvolgimento avvenga.

schermata-2016-10-27-alle-15-40-48La cosa più bella della famiglia Fang, che la rende così particolare e vicina a Wes Anderson, è l’amore per l’arte, per quelle vite un po’ estreme che giocano con la quotidianità, dove non ci si accontenta di ciò che si ha ma si corre ovunque, soprattutto con la mente, a cercare il particolare più bizzarro per enfatizzarlo e farlo diventare una caratterista di sé. Questa passione per l’espressione artistica, per tutto ciò che può far parlare il pubblico, diventa ne’ La famiglia Fang il desiderio di aver voglia di vivere e di non arrendersi mai. È il desiderio di mettersi in gioco, a qualunque costo, per avere il coraggio che non si ha soprattutto quando ci si ritrova davanti a cambiamenti banali ma non troppo.

“Le cose più semplici sono le più difficili da capire”

Tutto cambia, sempre. La famiglia Fang è uno di quei romanzi che ti dà una pacca sulla spalla e ti racconta che non c’è bisogno di preoccuparsi, che tutto andrà bene, che una città nuova non fa poi così paura, che per chi se ne va c’è qualcuno che arriva, che è sufficiente una piccola attenzione per dare alla giornata una nuova piega, che è inutile pensare a cosa accadrà domani: se oggi è bello, tanto vale restarsene qua e non spostarsi più.

“Che cosa pensi farò?” gli chiese la sorella.
“Qualunque cosa sarà” rispose lui “credo che sarai terrorizzata quando succederà. Ma non permettere a questo di fermarti”.

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