Di chi cerca una singola a Milano e altri disagi.

A passare i weekend a casa a guardare stagioni intere di serie tv come Dramaworld o Stranger Things sono bravissima ma di weekend fra le quattro mura a cercare annunci di catapecchie, ecco, di questi sono veramente stanca. Gli ultimi mesi sono stati un uragano e questo poco importa alla popolazione del web ma da quando sto cercando una singola a Milano il disagio include l’umanità intera che per me può finire nell’Upside Down e non fare più ritorno. Perché io capisco che Milano è una città importante, Milano come l’ombelico del mondo (che dalla puzza che emana d’estate pare non venga lavato da un bel po’ di tempo), io sto davvero cercando di capirlo ma la maleducazione (oh, ancora lei), quella proprio io non la reggo e da quando sto cercando un buco di camera a Milano lei, la maleducazione, la sto trovando condita in tutte le salse.

Lo so, non dovrei stupirmene, ma il mio animo contadino da giovane fanciulla della campagna non li regge proprio questi modi e questi tempi: abituarmi a stare in città è veramente difficile di per sé non avendo nemmeno qualche ancora alla quale aggrapparmi, se poi mi ritrovo a vivere situazioni simili il tutto risulta ancora più pessimo. Quello che sto scrivendo, ovviamente, non vuole fare di tutta un’erba un fascio, come si suol dire, vuole semplicemente essere uno sfogo scritto di getto dove da piccoli fatti me ne esco con massime su quanto la gente sappia essere disturbante, fastidiosa, incoerente. Anche perché si sa: se lo sono con le persone che “”amano”” (accettate la mia doppia virgoletta ma c’è dell’acido qui) figuriamoci con gli sconosciuti.IMG_8955.JPG

Perché di Milano ho già scritto più volte eppure questa città io proprio la non capisco così come ho totalmente smesso di comprendere la gente che vi abita. Mani amiche? Volano. Comprensione sull’arrivare in una città sconosciuta? Ancora meno. Quando arrivai in Irlanda, a chilometri e chilometri da qui, trovai persone che trasformarono i miei giorni veramente pessimi in un qualcosa di dolce e caro. A Milano, per ora, ho trovato solo gente che mi cammina sui polpacci sulla linea gialla, che cerca di spingermi giù dalla Novanta e che non saluta mai: forse ora posso cominciare a capire perché quelli che vi si trasferiscono cambiano così radicalmente. È una sorta di dualismo: voler diventare terribile come tutti i cittadini e la voglia di rimanere campagnola dentro e sorridere a chi incontro per strada e tutte quelle cose educate che si fanno in un paesello di cinquemila anime pettegole ma comunque a loro modo vive.

Insomma, se mi sto trovando così male sarà a causa del mio background ma soprattutto dell’astio di chi affitta una stanza singola di cui io, dolce ragazzina che vien dalla provincia, cerco con assoluta disperazione da ormai più di un mese. Una situazione che sta completamente sfuggendo di mano, un mix di antipatie e situazioni assurde che ho riassunto in punti che vogliono solo stare lì, a testimoniare come a uno venga voglia di mandare tutto a quel paese e restarsene chiuso nell’armadio a leggere romanzi aspettando l’apertura di un qualsiasi portale su un qualsiasi mondo alieno. È quindi una sorta di carrellata, dicevo, di respiri profondi che ho deciso di lasciare qui come monito per tutte quelle volte che continuerà a salirmi l’ulcera ma potrò rileggere queste righe e ricordarmi che è tutto normale: è Milano.

Esempi quindi? Sì, a bizzeffe.

  • C’è un nuovo annuncio. Non ha prezzo ma solo foto; non ha indicazioni sulla posizione ma solo un generale “vicino ai mezzi”. Scrivi per chiedere informazioni più dettagliate e questi cominciano a sbraitare, come impossessati da un demonio, perché quando scopri che la casa è dalla parte opposta da dove cerchi tu giustamente dici che non sei interessato. “Grazie per averci fatto perdere tempo”. Grazie a voi, simpaticoni, che per poter perdere tempo fra annunci come il vostro ho perso un totale di non so più quante ore, sicuramente una decina di episodi di qualsiasi serie fighissima e alcuni capitoli della Joan Didion che mi aspetta sul comodino da settimane.
  • Nuovo annuncio. “Solo chiamare, no messaggi”. Ci sono solo due foto e una è la vista dalla finestra che vabbè, almeno fosse stato il Duomo. E quindi si prende il telefono e si chiama e si chiedono foto o un appuntamento per vedere la casa. Il signore, che tanto gentile e tanto onesto pareva, risponde: “Può venire a vedere la stanza solo se mi dice già ora che la prende, qua a Milano mica si perde tempo”. Spero che il prossimo che la chiamerà, Mr Simpatia, potrà prendere la casa e distruggerne ogni centimetro.
  • Poi ci sono gli amori, sì, i colpi di fulmine. Come quella volta che io cercavo una stanza singola e lui una moglie. Perché tu pensi di stare a cercare una singola, appunto, ma in realtà ti stai piazzando come single sul mercato. Stai attenta a ciò che desideri.
  • Tra le curiosità più interessanti sugli annunci di camere a Milano ci sono cose come “uso cucina su prenotazione”. Ché se hai fame ma non hai prenotato non mangi, tutto normale.
  • Cercare una singola a Milano, poi, diventa così debilitante che la ricerca in sé diventa più stressante dell’ex che mette like al tuo stato e alla tua foto su Facebook e questo è veramente assurdo e angosciante che non può essere reale e invece sì, lo è.
  • Poi ci sono gli igienisti, quelli che chiedono “pulizia e ordine” neanche fossero della della Gestapo che stanno cercando un esemplare che non puzza mai, non sporca mai, non tocca mai nulla.
  • Il fatto è, poi, che mettere in affitto  certe catapecchie a prezzi indecenti mi fa pensare che potrei quasi proporre i sedili posteriori della mia auto come “posto letto ampio ma non troppo” così da ricavarci qualche soldo e di conseguenza racimolare denaro per dei buchi che evidentemente, dal loro prezzo, hanno rifiniture in oro.

Persino la mia rabbia, ormai, la distribuisco a citazioni di serie tv. Tutta quest’ansia, poi, mi sta portando a decidere di passare una vita da pendolare: anche i treni hanno sempre e comunque la puzza di città antipatica e poco accogliente ma almeno a volte non c’è bisogno di avere a che fare con qualcuno.

 

 

 

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