Leggendo 127 – Jack deve morire

Questa settimana sono stata iniziata a due tipi di droga che a modo loro mi hanno creato una certa dipendenza o comunque un disagio esistenziale nel momento in cui mi sono dovuta distaccare da una delle due. La prima, in ordine sparso, si chiama Pokemon Go e smettetela di fare quelli snob: è una figata pazzesca se non fosse che mi ha tradito dopo neanche 24 ore prendendo la scusa di un certo server senza in realtà avere il coraggio di dirmi sin da subito che ero semplicemente troppo tediosa – sarebbe bastata un poco di sincerità, caro mio, sei proprio come tutti gli altri. L’altra droga, invece, è una certa Joyce Carol Oates, una scrittrice che mi ha fatto litigare con tutti i passeggeri della linea 90 di Milano perché io chiedevo solo di sedermi per poter leggere in solitudine isolandomi con i miei auricolari e invece ogni giorno loro stavano a pigiarmi contro l’uscita che manco in una scatoletta di sardine si sarebbe stati così stretti: un incubo, giuro. Però lei, la Oates, è rimasta lì ad aspettarmi e questo da parte sua è stato molto dolce: d’altronde è una donna, nessuno se ne stupisce.

Allontanandomi da questo incipit che i più secchioni commenterebbero arricciando il naso perché sacro e profano non andrebbero mai messi nello stesso paragrafo (e cari miei, il sacro qui è ovviamente Pokemon Go), cerco di abbandonare questo tono ironico provocato da una certa cosa che vorrei scrivere sul mondo dell’editoria ma che son certa mi farebbe litigare con molta gente e quindi tergiverso. Insomma, tornando al presente mi vorrei lanciare nella descrizione di quel bellissimo libro che è Jack deve morire e, soprattutto, di quello stile assurdo di una scrittrice di cui si parla ancora troppo poco ma che ha un talento eccezionale e una bravura fuori dagli schemi e una mente folle ma razionale, di quelle che scavano negli abissi più profondi della mente umana analizzando ogni piccolo pensiero e ragionamento.

FullSizeRenderPotrei dirvi tante cose della trama di Jack deve morire ma ormai sapete fin troppo bene che non mi piace anticipare cose meravigliose che potreste semplicemente trovare nelle pagine. Quello di cui voglio parlarvi, invece, è di come scrittrici con più di cento opere alle spalle rimangano spesso nell’ombra in un paese come il nostro e di come romanzi così brillanti non vengano commentati, raccontati o chiacchierati. Jack deve morire è proprio uno di questi e di cose da dire sul suo conto ce ne sarebbero davvero fin troppe perché il mio primo romanzo di Joyce Carol Oates ha qualcosa dell’incredibile. Cercando di descriverlo con altri libri, Jack deve morire può essere definito un mix tra un Dottor Jekyll e Mr Hyde di R. L. Stevenson e un quadro alla Dorian Gray dipinto da Oscar Wilde, il tutto, però, rivisitato in chiave moderna (c’è pur sempre una Jaguar in questo romanzo) ma con lo stesso concetto che sta alla base di tutti i grandi classici: quel folle e illogico casino che è l’animo umano.

E non vorrei essere banale e tornare su temi che trattano soprattutto di tentativi di salvare le persone (sì, Tobiko docet) ma quello che traspare dalle pagine della scrittrice statunitense è quasi una terribile ricerca della verità, un bivio che si crea nella testa di un protagonista solo apparentemente forte ma che sin dalle prime pagine iniziamo a conoscere completamente frammentato mentre si prepara a vivere in un terribile limbo che lo trascina in un baratro con la conseguente sensazione di essersi tuffati da un trampolino da un’altezza pericolosa dove un passo falso (o qualsiasi altro movimento inopportuno) diventa mortale. Jack deve morire è tutte queste cose e Joyce Carol Oates una scrittrice pazzesca che alla prima pagina del romanzo già mi ero pentita di non averla incontrata prima.

Portato in Italia da Il Saggiatore, Jack deve morire ti lancia al centro della storia in pochi paragrafi, ti trascina subito in un vortice di ansia e incredulità dove l’unico modo per uscirne è rimanere attaccati alle pagine il più tempo possibile, cercando di capire il prima possibile cosa sta per accadere senza mai davvero essere certi della realtà. Perché il gioco più bello creato dalla penna di Joyce Carol Oates è proprio questo inverosimile scherzo fra ciò che pare finzione e ciò che invece viene considerato dal lettore un fatto concreto, una trappola nella più grande trappola creata dalle mani della scrittrice per confondere il lettore e lasciarlo senza parole.

Non credo abbiate bisogno di altre considerazioni per prendere fra le mani un’opera di Joyce Carol Oates. Paragonata a una droga come Pokemon Go, quando sacro e profano sono ormai l’uno e l’altro e viceversa, romanzi come Jack deve morire sono la prova che c’è ancora chi vuole comprendere tutte le paure più terrificanti dell’uomo, tutti i segreti non detti per poi aprirsi a un mondo nuovo dove potersi sentire più leggeri, per capire chi si è e cosa si vuole ma soprattutto per affrontarci, santo cielo, e finalmente ognuno prendere coscienza di sé per accettarci come siamo e quindi finalmente capire come agire, qualsiasi evento estremo ciò precluda.

Conoscetevi e reagite: nulla di migliore potrà capitarvi.

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2 thoughts on “Leggendo 127 – Jack deve morire

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