L’hanno fatto tutti.

Era il giugno di un anno fa quando scrivevo di treni presi al tramonto e ancora non sapevo quale svolta avrebbe preso la mia vita nell’inverno successivo. Da quel mese afoso e decisamente confuso sono cambiate infinite cose e per me è sempre necessario fare un recap scritto, magari senza dettagliare nulla, ma che possa semplicemente servirmi come metodo per  accertarmi anche qui che tutto è diverso e niente sarà più lo stesso, una costante che forse è davvero l’unica nella mia vita. Passano gli anni e passano un sacco di persone e mi ritrovo a gestire brandelli di cose per le quali ho lottato a mani nude senza riuscire a portare a casa l’intero pacchetto. Il motivo? È che ho semplicemente imparato cosa voglio ma soprattutto cosa non voglio e una fra queste è rimanere una piccola luce in fondo al tunnel, una bambola di pezza da mettere sullo scaffale più in alto e più a destra della camera di un qualcuno che poi si dimenticherà che vivo, che respiro, che là in alto mi sento soffocare. Perché poi tu la dici la verità alle persone però loro vengono completamente sconvolte dalla tua sincerità.

Noto con piacere, comunque, che alcune cose non sono poi così cambiate da quel giugno 2015 e la principale fra queste è la meritocrazia, quella cosa che non si sa mai ben definire e soprattutto ritrovare nel cosiddetto mondo dei grandi, quello che descrivevo un anno fa abbastanza irritata, quando si cercava di spiegarsi e raccontare che si hanno esperienze in un diverso settore che si possono sfruttare ma i grandi no, le cose dai più piccoli non le vogliono mai veramente sapere. È che purtroppo poi mi ritrovo a scrivere tutti questi pensieri perché o mi faccio corrodere qualsiasi organo o ci mettiamo tutti seduti e ne parliamo di questa meritocrazia perché chi l’ha vista? Chi l’ha toccata?

Da quando ho ricominciato gli studi ho tanto sentito parlare di empatia: l’ho vista solo un paio di volte in questi mesi e fortunatamente una di queste era proprio in un luogo dove speravo di trovarla. Per il resto è come sempre, la solita storia: ognuno ha i suoi problemi e sono sempre più grandi degli altri. 

Negli ultimi mesi ho preso treni a qualsiasi ora, dall’alba alla tarda sera, ma ero sempre felice nonostante la stanchezza perché anche se c’era l’acquazzone ed io ero senza ombrello, anche se arrivavo al parcheggio e il termometro della macchina sotto al sole tutto il giorno segnava 42 gradi, nonostante tutti i viaggi in piedi e i minuti di ritardo del treno io ero felice perché era quello che volevo e che speravo mi avrebbe portato a quello che avrei voluto. Peccato che poi, nonostante la meta raggiunta e la paura e il coraggio per la nuova esperienza, ti guardi un poco intorno e scopri che in realtà alla gente non è che interessa poi molto quello che fai: comprenderti non lo faranno mai, vorranno solo ciò che gli serve e lo ammetto, ho un problema con tutto ciò perché non lo accetto e mi pesa sullo stomaco ma cosa ci posso fare? Potrò mai cambiare le persone, le cose, la meritocrazia? No. Continueranno a rimanere i buoni da una parte e i furbi dall’altra.

E allora aspetto l’ennesimo tramonto, mi metto sul balcone e aspetto di cambiare panorama perché si sta traslocando ma alla gente che importa, l’hanno fatto tutti. E sapete? L’ho fatto anche io ma ve ne siete dimenticati di quando pensai di cambiare definitamente stato per poi ritrovarmi a dover tornare a casa con pezzi di cuore che non sono più riuscita a riassemblare. Ma che importa? L‘hanno fatto tutti.

Prendo un libro, le cuffie nelle orecchie con Glen Hansard (l’ennesimo concerto che perderò) e cerco di respirare. Fuori e dentro. Fuori e dentro. Fuori e dentro. Fuori e dentro.

Fuori e dentro.

IMG_8804.jpg

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6 thoughts on “L’hanno fatto tutti.

  1. Non demordere, hai una gran voglia di fare, si tratta “solo” di resistere.
    Glen (anche in compagnia con Marketa) è sempre un ottimo sottofondo!

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