Leggendo #123 – Non ho ancora finito di guardare il mondo

Non ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas è un’infinità di stralci di vita più una. Ci sono infiniti pezzi in queste pagine che sono un po’ tutto e po’ niente perché non sono né testimonianze né desideri. Nelle pagine dello scrittore francese si nasconde soprattutto ciò che è stato e ciò che non sarà mai, fatti che sono semplicemente reali e che vengono raccontati con lucidità in brevi e pochi paragrafi andando a formare capitoli che sono storie a sé stanti, una sorta di raccolta di racconti che ha sempre come unica e sfolgorante protagonista la vita con tutte le sue sfaccettature. E la si respira proprio l’origine francese di quest’opera tanto che leggere Non ho ancora finito di guardare il mondo è quasi come rivedere stralci de’ Il favoloso mondo di Amélie, sì proprio lei, la nostra Amélie Poulain. Esagero? No.

Il 3 settembre 1973, alle 18, 28 minuti e 32 secondi, una mosca della famiglia dei Calliphoridi, capace di 14670 battiti d’ali al minuto, plana su rue Saint-Vincent, a Montmartre. Nello stesso momento, in un ristorante all’aperto a due passi dal Moulin de la Galette, il vento si insinua magicamente sotto una tovaglia facendo ballare i bicchieri senza che nessuno se ne accorga. In quell’istante, al quinto piano del 28 dell’Avenue Trudaine, IX° Arrondissement, Eugène Koler, di ritorno dal funerale del suo migliore amico, Emile Maginot, ne cancella il nome dalla sua rubrica. Sempre nello stesso momento, uno spermatozoo con il cromosoma X del signor Raphaël Poulain, si stacca dal plotone per raggiungere un ovulo della signora Poulain, nata Amandine Fouet. Nove mesi più tardi, nasce Amélie Poulain.

FullSizeRender.jpgNon ho ancora finito di guardare il mondo ha lo stesso amore per le piccole cose, quei particolari che passano inosservati ma non troppo, quei dettagli che fanno della vita ciò che è. Ed è proprio a causa della realtà sempre così in primo piano che ci si ritrova a leggere passaggi non sempre leggeri, a volte addirittura fastidiosi, quando il peggio dell’uomo prende il sopravvento ed è difficile capire cosa sta realmente accadendo nella testa di qualcuno. Perché in meno di duecento pagine ci sono mariti che se ne vanno ma poi tornano; mogli che passano la notte fuori quando il compagno non c’è cercando una libertà, se tale si può chiamare, che sentono di aver perso; coppie che vivono la propria quotidianità in modo forse strano agli occhi del mondo ma per loro in modo molto amorevole. Non ho ancora finito di guardare il mondo è tutto ciò, tutto l’amore che c’è e che poi a volte scompare ma soprattutto è tantissima solitudine, quella di chi si sveglia al mattino e cerca qualcosa di assurdo da fare per colmare la propria vita, qualche vizio da continuare a rincorrere per sentirsi meno soli ma amati dalle proprie abitudini, giusto o sbagliate che siano.

Cosa accomuna ancora il romanzo di David Thomas a Il favoloso mondo di Amélie? Direi la speranza o quella cosa che si prova quando si tira un sospiro di sollievo e il mondo pare un poco più bello o per lo meno più colorato. È quella sensazione che si respira quando tutto pare possibile, quando la giornata è una schifezza ma c’è ancora la voglia di cercare qualcosa di bello.

E nonostante questo, ho ancora voglia di vedere che fine farò.

Perché tutto sommato la vita è anche un’eterna sorpresa, ce n’est pas vraie Amélie?

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