Leggendo #121 – Virus Tropical

È successo che ho letto Virus Tropical edito da Hop Edizioni, scarabocchiato da Power Paola e con protagonista il diventare grandi a suon di traumi. Ed è vero, sostanzialmente crescere è sbattere la testa contro il muro infinite volte eppure ieri ho capito la vera differenza fra essere grandi ed essere piccoli:

  • se sei piccolo stai al tavolo dei bambini e giochi con i tuoi cuginetti;
  • se sei grande stai al tavolo dei bambini e ti sfondi di rosé con i cuginetti e ti fa un video al parco sull’altalena (true story).

Perché insomma, crescere continua a essere un trauma, anche a 25 anni, ma poi fortunatamente ognuno la rigira come gli pare. 

(E Virus Tropical comunque è molto bello e se fossi in voi leggerei perché. O qui o qui.)

Power Paola diventa grande (forse).

Io comunque non l’ho mica capito perché nel dizionario, a fianco del verbo crescere, non c’è la parola trauma. La Treccani parla di “sviluppo progressivo e naturale” ma io li vorrei proprio incontrare quelli che a un certo punto si sono ritrovati grandi senza aver preso nemmeno un pugno in faccia o essere caduti dal dodicesimo piano. Ovviamente si sta parlando per metafore (lo vorrei proprio vedere uno che sopravvive a un lancio dal dodicesimo piano) ma tutto ciò è per sottolineare che nella crescita non c’è nulla di naturale e soprattutto progressivo: ci si ritrova una mattina, spesso dopo una notte insonne, ad avere tutti i valori sballati, i pantaloni che non stanno più e le maniche della felpa che improvvisamente arrivano al gomito. Il tuo corpo cambia alla velocità della luce e tu lo vorresti fermare, anche solo per un attimo, per dirgli che non c’è tutta questa fretta di diventare adulti e assumersi responsabilità. E no, non sto parlando di Peter Pan di Barrie ma di un graphic novel che è così reale e sincero da sfiorare tutte le corde del lettore over 21.


virus-donnePerché anche Paola, la protagonista di Virus Tropical edito da HOP Edizioni – una delle case editrici indipendenti più indie pink della nazione intera – è diventata donna a suon di traumi esistenziali, addii e sostanzialmente disagi. Nata in Colombia, Paola cresce in Ecuador ma torna a vivere nella patria d’origine per gli studi delle superiori: lo scenario è quindi un mix di traslochi già fin troppo letale. Paola, poi, è l’ultima bimba arrivata in casa De Gaviria tanto che in realtà nessuno si aspettava l’arrivo di una piccina. “Signora De Gaviria – disse il medico alla mamma di Paola in un dì del 1977 – deve essere un virus tropicale. È impossibile che sia incinta” e invece no: la natura quando ci si mette è più forte di qualsiasi cosa, anche di alcune tube teoricamente chiuse.

La famiglia della nostra protagonista è un gran casino, come giustamente ci si aspetta in quello che si può definire un vero e proprio romanzo (grafico) di formazione. Paola cresce guardando le sorelle più grandi diventare donne ribelli e ovviamente innamorate della persona sbagliata. Il padre è una figura molto presente durante l’infanzia ma che alcuni anni dopo, improvvisamente, decide di tornare a vivere nella casa materna, lontano da casa, mentre la signora De Gaviria si concentra in ciò che le riesce meglio nella vita: leggere le pedine del domino (sì, esiste anche questa pratica).

Come fanno a capire la vita quelli che non hanno delle sorelle maggiori?

Bella domanda. Quando si è i più piccoli di casa tutto è già stato fatto. Le prime sbronze, le prime litigate, le prime crisi adolescenziali. Tutto è stato già vissuto dai fratelli maggiori e quindi il genitore neanche si preoccupa più di badare a tutti i cambiamenti: se l’ha superato il primogenito, per gli altri sarà una passeggiata. E invece è proprio questo il problema: ci si ritrova piccoli in un mondo di grandi dove i propri problemi sono il nulla in confronto al marito che scappa, al nipotino senza più padre, alla sorella che si vuole impegolare negli studi di psicologia in un’altra città. Cosa rimane a una giovane teenager innamorata dell’arte e del disegno se non cercare rifugio nelle amiche, giuste o sbagliate che siano? Paola si ritrova così a vivere nel suo mondo, a cullare il proprio amore per il disegno soprattutto durante il primo periodo in Colombia dopo il trasloco, quando il suo accento ecuadoriano è oggetto di scherno da parte di tutti i suoi nuovi compagni di classe.

E se da bambini si giocava a Maschi contro Femmine, più si cresce più si cerca di far rappacificare i due generi senza riuscire, in realtà, a creare un equilibrio nel momento in cui, poi, gli ormoni paiono prendere il controllo al posto del cervello (e, per alcuni, del cuore). Nascono così i primi amori ma soprattutto i primi cuori spezzati, quelli che a 15 anni si prende la canzone più triste che passa alla radio e si comincia a piangere sperando che più lacrime scenderanno più sarà possibile ricostruire i pezzi del proprio cuore (cosa che in realtà non accadrà mai, anzi). Ognuno ha la propria canzone adolescenziale sulla quale ha pianto infinite lacrime nella propria cameretta e quella di Paola è questa qui (e se fossi in voi l’ascolterei, se non altro perché la cantante è bellissima e i primi anni Novanta ci piacciono tanto).

E tra le cose più belle di Virus Tropical, infatti, c’è proprio la crescita raccontata dalle canzoni perché è scientificamente provato che ognuno di noi ha almeno un pezzo a rappresentare un certo periodo della propria vita (nei miei, per esempio, ce n’è uno con i Tool a tutto volume sul pullman che mi portava alle scuole superiori alle 06:45 del mattino perché quando dico che il mio paesello è in campagna voglio dire che è davvero in campagna, lontano persino dalle scuole).

Potrei andare avanti per ore ed ore a parlare di Virus Tropical e delle tavole sempre esplicite e mai timide, del tratto decisivo ma mai spaventato dagli imprevisti della vita. Vi lascerò solo con due piccoli e innocenti spoiler senza i quali, ne sono certa, vi sarà difficile addormentarvi questa sera.

SPOILER N° UNO:
Paola imparerà ad ascoltare anche musica un po’ più nobile (non me ne voglia Christina). Canterà Wish You Were Here quando la sorella preferita si trasferirà in un’altra città ma soprattutto imparerà a capire un poco di più la vita quando nelle sue orecchie arriveranno i primi accordi di Like a rolling Stone di Bob Dylan.

SPOILER N° DUE:
Virus Tropical si chiude quando Paola sembra aver raggiunto una certa maturità. Ma cosa ne è stato poi di lei? Beh, Paola Gaviria si nasconde dietro il nome d’arte Power Paola che sostanzialmente diventerà l’autrice di questo graphic novel, il primo scritto e disegnato eppure dal quale sarà già tratto un adattamento cinematografico (di cui potete già vedere qualcosa qui). Mica male come inizio, no?

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