Leggendo #114 – Bassotuba non c’è (più)

Sono giorni frenetici e il tempo da dedicare ai libri è quell’intervallo tra un mezzo pubblico e l’altro, una spinta ai tornelli della metropolitana per superare le persone ancora assonnate e una corsa contro il tempo per arrivare in stazione il prima possibile. Sono tornata alla vita da pendolare e chissà se non sarà l’occasione per far risuscitare Pendolarissima, un progetto a cui mi ero tantissimo affezionata e che con gli anni, purtroppo, ho perso per strada. Quest’introduzione, però, è per dire che nonostante i tempi folli mi è proprio impossibile non parlare delle mie letture e, in particolare, di quelle che rimandavo da tempo.

Paolo Nori mi ha sempre incuriosito ma per un motivo o per l’altro non riuscivo mai a dedicargli il tempo che si meritava. Fu una grande sorpresa, quindi, scoprire che la collana Il mondo è pieno di gente strana di Marcos y Marcos era stata ideata proprio da lui, una serie di libri la cui meravigliosa idea di base è il collegamento tra passato e presente, un gioco letterario da far impazzire qualsiasi lettore. Spinta forse da questa scoperta mi sono finalmente dedicata a un suo libro e la scelta è ricaduta su Bassotuba non c’è, nelle librerie dal 2009. E vi dirò: non so ben spiegarvi come l’abbia presa.

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Innanzitutto, lo stile di Paolo Nori mi piace moltissimo e questo romanzo racchiude pagine veramente meravigliose dove le parole giocano a rincorrersi fra loro. Questo schema, però, risulta un tantino forzato dopo un centinaio di pagine: il personaggio di Learco incuriosisce e stimola il lettore a continuare a indagare sulla sua vita e sul suo destino che Paolo Nori, in realtà, pare non voler svelare, preso com’è dal meraviglioso mondo delle parole lasciate sulle pagine quasi per dar loro una vita a se stante, lontana dalla realtà che si sta creando nelle pagine del romanzo. È come se Bassotuba non c’è fosse più uno stato d’animo che una vera e propria storia, un eterno elogio al ritorno e al tentativo di continuare a vivere cercando di convincersene ma senza poi riuscirci davvero.

Ed è un peccato, insomma, che io di voglia di vivere ne ho veramente troppa e quindi vorrei tantissimo che i giochi di parole mi trasportassero sul vagone con la voglia di dimenticare Bassotuba e stare con il cuore più leggero che alla fine si sta bene così, quando si ha la testa fra le nuvole che cerca di proteggersi da tutti i crolli improvvisi che la possono far miseramente precipitare.

Una lettura dall’effetto inaspettato, insomma, ma che rimane comunque un degno compagno di viaggio, merito forse di quella gatta Paolo (sì, Paolo!) che sbircia con il suo musino dalla finestra sapendo che tra qualche ora tornerai a coccolarlo.

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4 thoughts on “Leggendo #114 – Bassotuba non c’è (più)

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