Leggendo #113 – Dove ti porta Shotgun Lovesongs

Ho cercato su Google “Little Wing – Wisconsin”: non ho trovato nulla di concreto se non riferimenti a questo libro, Shotgun Lovesongs. Non ho trovato la foto dei silos della fabbrica abbandonata dove Lee, Kip, Henry e Ronny si trovavano durante l’adolescenza a bere birra guardando il cielo cambiare colore. Fa male, a volte, scoprire che un posto che ti è entrato così facilmente nel cuore non esiste e, peggio ancora, che le persone che ci vivono sono frutto di una fervida immaginazione, in questo caso quella di Nickolas Butler.

La realtà, mentre vi racconto tutto ciò, è che non ho veramente indagato sull’esistenza di Little Wing e mentre vi scrivo, il libro, non l’ho nemmeno terminato. Non so come spiegarvi questa cosa che mi ha preso, è come la malinconia di un luogo che non si è mai visto eppure che senti potrebbe fare per te, un luogo con persone amiche, dove tutti si conoscono e i legami sono più forti di qualsiasi matrimonio finito male o tentativo di evadere dal proprio paese. La mancanza, questo lo posso confermare, viene forse dal fatto che anche io arrivo da un piccolo centro eppure non c’è tutto quello che c’è a Little Wing: ci sono i campi ma non orizzonti lontani, ci sono giardini ma non ci sono cervi, ci sono amicizie ma non sono durature, qui non si invecchia insieme.

Ed è forse questo che più mi sta facendo male in Shotgun Lovesongs: questi legami così solidi, che hanno segreti capaci, però, di non condizionare il presente che con le sue difficoltà è comunque il risultato di scelte ben ponderate e soprattutto di cui i protagonisti non si sono mai pentiti. Riuscirò mai, un giorno, a raggiungere lo stesso equilibrio?

Poi c’è il fatto che sono stato mezzo innamorato di Beth per tutta la vita. Non l’ho mai confessato a nessuno. A dire il vero, fino a quel momento al telefono con lei, non sapevo neanche se lo avessi mai ammesso con me stesso. Ma è vero. O almeno credo che sia vero. Non riesco più a distinguerlo con facilità, a definire la differenza tra amore, solitudine, nostalgia di casa e debolezza. Cosa ne so io dell’amore?

Nickolas Butler ha una prosa meravigliosa, la traduzione di Claudia Durastanti ci trascina fra le pagine senza farci rendere conto del tempo che sta passando, del cielo che anche qui, come a Little Wing, sta cambiando colore. E io in realtà non dovrei ancora parlare di questo libro perché magari fra qualche pagina succede un casino e tutto cambierà ma sono così persa in quest’atmosfera che pare una canzone di Bob Dylan che quasi ho paura di continuare la lettura e perdere questa sensazione, come quando abbiamo davanti a noi un piatto prelibato e cerchiamo di degustarlo una forchettata alla volta nonostante il desiderio di abbuffarcene.

Quando non ho nessun posto dove andare, torno qui. Quando non ho niente, torno qui. Torno qui e dal niente tiro fuori qualcosa. Posso vivere ai limiti della sussistenza; non c’è niente da comprare, nessuno da impressionare. Da queste parti tutto ciò che importa alla gente è la tua etica sul lavoro e la tua gentilezza e la tua competenza. Torno qui e ritrovo la mia voce come qualcosa che mi è scivolato dalle tasche, come un souvenir sepolto a lungo. E ogni volta che ritorno sono circondato da persone che mi amano, che si occupano di me, che mi accolgono sotto una tenda d calore. Qui riesco a sentire le cose, il mondo pulsa in maniera diversa, il silenzio vibra come una corda pizzicata milioni di anni fa; c’è musica tra i pioppi tremuli e gli alberi e le querce e persino tra i campi di mais essiccato. Come fai a spiegarlo a qualcuno? Come fai a spiegarlo a qualcuno che ami? Cosa succede, se poi non capisce?

Shotgun Lovesongs, in realtà, sta toccando tasti dolenti. Si può continuare a cantare una vecchia canzone? Si può continuare con quella a cullare il  proprio cuore, ad agitarlo, a metterlo su binari che non si conoscono per iniziare un viaggio di cui non si conosce la meta? Non si stanca, prima o poi, l’organo più vitale del nostro corpo, di essere sobbalzato di qua e di là? Ma come fare a resistere? Shotgun Lovesongs è il sottofondo perfetto a tutto ciò: è una chitarra strimpellata, una voce profonda che canta di un vecchio amore e di una strada piena di polvere; è un’insieme di voci che parlano di tutti noi, nessuno escluso. 

Vorrei prendere uno di quei furgoncini con il cassone aperto sul retro del veicolo, abbassarne i finestrini, prendere la strada principale e arrivare fino alla riva del lago. Vorrei fermarmi la notte a guardare le stelle in una serata tiepida dove il vento ti accarezza la pelle. Vorrei poi scendere e attraversare il confine del Wisconsin, arrivare nell’Illinois e andare a Chicago. Ho questa sensazione, pur non essendoci mai stata, che Chicago possa fare per me. È un’idea nata tanto tempo fa, quando sognavo di evadere e scappare e andare lontano: un pregio dell’innocente gioventù che mi sento, purtroppo, di aver quasi perso perché dicono che dopo essere partiti la prima volta sia più facile ripartire la seconda e invece è terribilmente complicato, soprattutto quando si è tornati sconfitti.

E io lo capisco, Lee, quando dice che a Little Wing tutti lo amano. È ciò che sente il novello peregrin di Mario Soldati quando si allontana ma poi fa ritorno  a casa dove viene accolto come il figliol prodigo. Ma cosa succede quando non si capisce più dove è casa e dove non lo è? E soprattutto: è la città con la sua frenesia o è la campagna con i suoi ritmi lunghi e ben scanditi?

Domani inizia febbraio e in realtà, per me, una nuova esperienza. Qualsiasi cosa accadrà voglio essere capace di viaggiare con il vento in faccia a scompigliarmi i capelli, con the answer is blowin’ in the wind, con tutti i perché che volano fuori dal finestrino mentre guido a velocità moderata, ammirando il paesaggio intorno composto da alberi, cervi e poco altro.

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13 thoughts on “Leggendo #113 – Dove ti porta Shotgun Lovesongs

  1. Più di un anno fa, su Finzioni, esordivo così, scrivendo di questo libro:

    “Come fai a spiegarlo a qualcuno? Come fai a spiegarlo a qualcuno che ami?
    Cosa succede, se poi non capisce?
    Ci sono libri che sono l’equivalente di qualcuno che ci afferra per la gola e ci grida di ascoltare e, ci sono libri, come Shotgun Lovesongs, che strisciano lentamente, tracciando la loro strada tortuosa nella nostra mente fino a quando la loro storia è lì, e non si riesce ad ascoltare altro.”

    Vedo che per te è lo stesso e non posso che gioirne.
    Buona fortuna per tutto ❤

    • Oh, è un libro meraviglioso ❤ ricordavo la tua brioches e sì, è proprio un libro che ti porta via. Buona fortuna a te, mia cara compagna delle buon novelle del primo febbraio 🙂

  2. Leggendo, mi è venuta tanta voglia di conoscere questa storia. Ciò significa due cose: il romanzo ne vale la pena e, non meno importante, sei bravissima tu nel recensire, incantando.
    Complimenti e in bocca al lupo per la nuova avventura: di qualsiasi tipo sarà, sii sempre te stessa!
    (anche io, in questo periodo e ogni giorno, riparto per nuove avventure…)

    • Ehi, grazie mille e crepi il maledetto lupaccio 🙂 sarà un’esperienza in cui sarà importantissimo essere me stessa! E caspita, in bocca al lupo anche a te allora! In una delle prossime avventure porta con te Shotgun Lovesongs: non sono brava io, è proprio un libro meraviglioso!

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