Leggendo #111 – Sull’orlo del precipizio

Sono senza fiato. Ho appena terminato la lettura di Sull’orlo del precipizio di Antonio Manzini ed è stata una corsa fra i paragrafi, centoquindici pagine di puro terrore, ansia, angoscia, improperi, voglia di urlare. Nelle librerie dal novembre 2015, il nuovo volume della collana Il divano di Sellerio pare anticipare tutto ciò che il mondo dell’editoria non vorrebbe mai sentire e che nonostante ciò sta accadendo proprio sotto il naso (e le coscienze) di tutti.

Giorgio Volpe è uno scrittore famoso, famossimo. Pluripremiato e amato dai lettori e dalla critica, pubblica i suoi lavori con la Gozzi, la casa editrice che lo segue da più di due decenni e che da sempre è ritenuta una delle tre case più note nella scena editoriale italiana contemporanea allo scrittore. Dall’alto, però, stanno arrivando scelte che provocheranno un vero e proprio delirio: queste tre case importanti verranno riunite sotto un unico marchio che dominerà l’intero mercato editoriale e che pur promettendo nessun cambiamento sarà, invece, un terrificante tsunami, un mix di stravolgenti rivoluzioni che faranno cadere Giorgio Volpe in un precipizio, sì, ma senza paracadute e, soprattutto, senza via d’uscita. Una storia paradossale, scritta per lasciare il lettore in una sorta di limbo dove la realtà diventa assurdità e l’irrazionale la quotidianità. Mi ha fatto pensare molto a Il cerchio di Dave Eggers ma più attuale, più spaventoso, forse perché la miccia di quest’esplosione, l’acquisto delle tre case editrici e il conseguente predominio di un solo marchio sul mercato, è così simile alla nostra nuova realtà editoriale.

Ma non c’è solo questo. A terrorizzarmi e lasciarmi senza parole sono stati i paragrafi riguardanti le nuove edizioni di classici e scrittori storici che vengono attualizzati dalla nuova casa editrice, la Sigma, decidendo così tagli di storie (soprattutto delle più tristi e più difficili da digerire: Guerra e Pace, tanto per dirvene una, sarà solo Pace) e con traduzioni di intere pagine di prosa in un linguaggio più diretto e giovanile. La Sigma è certa che i propri cambiamenti piaceranno moltissimo, soprattutto ai ragazzi che, sempre secondo la Sigma, apprezzeranno maggiormente il termine coatti al posto di bravi  e, soprattutto, saranno felici di tagli e riassunti che eviteranno la lettura di inutili scene descrittive. Non so voi, ma a me la faccenda di tradurre e riassumere l’opera di Alessandro Manzoni, I promessi Sposi, ricorda un poco quei distillati di cui tanto si è parlato recentemente e che spero non toccheranno mai i grandi classici della letteratura.

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Antonio Manzini racchiude in un centinaio di pagine una folle rivoluzione editoriale, all’apparenza quasi divertente se non ci fossero così tanti punti in comune con la realtà. Sull’orlo del precipizio è una storia che fa riflettere, è un libro che ci ricorda come questi oggetti non siano solo pagine accumulate ma il sacrificio di persone che credono fortemente nei propri sogni che una volta realizzati finiscono nelle mani di editor e figure lavorative con il compito più difficile e fragile che si possa immaginare. Con la sua presenza fisica, poi, Sull’orlo del precipizio ci ricorda anche come i libri vengano amati proprio per la loro forma, che quando si adorano vengono coccolati proprio come Sellerio fa con la collana Il divano la cui sovracoperta viene fabbricata a mano e appositamente allestita dalla Cartiere di Fabriano per i loro volumi. Sarebbe bello vedere questo libro letto da tutti: per la sua brevità, per la sua prosa meravigliosa, per il mondo delicato che indaga di cui pochi paiono comprenderne veramente la purezza che noi sognatori e aspiranti del campo tanto vediamo fra le pagine che ogni giorno sfogliamo.

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5 thoughts on “Leggendo #111 – Sull’orlo del precipizio

  1. In tempi di Mondazzoli e ‘distillati’, questo libro fa paura perché tremendamente vero. Mi chiedo – e mi fa rabbia – come mai non se ne sente parlare in giro, in fondo la Sellerio è una casa editrice che riveste un ruolo importante nella storia editoriale italiana e Manzini ha già un solido “curriculum” alle spalle. Peccato!

  2. Pingback: Leggendo #119 – Autobiografia di una femminista distratta | JustAnotherPoint

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