Leggendo #109 – New York Stories (feat Brooklyn)

I’m not sure if I have a home anymore.

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Questo è Brooklyn, un film come ce ne sono pochi. È il 1952, Eilis è irlandese e sta partendo per New York alla ricerca di una nuova vita, di un futuro migliore: una storia come ce ne sono infinite altre, un’emigrazione che è un moto continuo nel nostro mondo. Eppure Brooklyn sa cogliere perfettamente tutte quelle sfumature che a pochi sono note, quel sogno di volersi creare un proprio universo lontano da tutto e da tutti, superare le paure più profonde, smettere di soffrire per l’abbandono di quella che era la propria casa che solo una volta lontani comincia ad affascinarci sempre di più. E non poteva che essere New York la protagonista di questa storia, la città che nello scorso secolo ha accolto più nazionalità da tutto il mondo. Perché che altro è New York se non la trasfigurazione del miglior sogno di ciascuno di noi? Molti scrittori del Novecento lo hanno saputo raccontare molto bene tanto da convincere Paolo Cognetti a scegliere alcuni dei racconti più belli e racchiuderli in New York Stories, un libro che se siete stati in America vi riporterà là con il cuore e se non ci siete stati riuscirà a farvela mancare neanche fosse casa vostra.

FullSizeRender (5)In questo libro ci sono scrittori che ho amato tantissimo e che mi hanno convinto a leggere il libro senza il timore di trovarlo banale o fin troppo scontato: è stato un regalo bellissimo e una lettura d’inizio anno che spero mi porterà fortuna. Non tanto per i viaggi, il trasferirsi o l’andare lontano: sarebbe bello, aggiungerei meraviglioso, ma ciò che si nasconde davvero fra i racconti di New York Stories sono le persone, le amicizie, gli amori, tutti i legami che fanno battere forte il cuore e rendono speciale qualsiasi incontro, anche il più banale. Quando ci si trova lontani da casa ogni chiacchierata pare avere un sapore diverso: ricordo come fosse ieri un signore che mi trovò in lacrime in una desolata spiaggia irlandese e che con un caffè e una voce rassicurante mi salutò a fine mattinata con  “You made my day” senza sapere che era stato lui a infondermi un coraggio che mai mi sarei immaginata di avere.

In New York Stories c’è tutto questo e molto, moltissimo, in più. Sarà per il mio amore sconfinato per Mario Soldati ma, ancora una volta, è stato proprio il racconto tratto da America Primo Amore ad agitare il mio animo già fin troppo burrascoso: è il senso di mancanza che si prova a chilometri da casa; è la voglia di ricreare il passato nel presente, pur avendo un oceano a separare le due nazioni. È come se ci si volesse difendere dalla paura di dimenticare e si volesse a tutti i costi tenere per sé un poco di quel paese lontano che generazione dopo generazione rischierà di essere dimenticato. Ma ne vale davvero la pena di restarsene così lontani con un peso così enorme nel cuore?

Eppure tante volte si torna ma quanto fa male. Come ho scritto più volte, i ritorni sono sempre sottovalutati anche se ormai mi piace immaginarli come altri viaggi di sola andata pronti a cambiare tutte le carte in tavola. New York Stories è un secolo pieno di vita, di emozioni, di palpitazioni: è un mondo che racchiude Il barile magico di Bernard Malamud, la malinconia di Joan Didion, i bicchieri in mano nei personaggi di Dorothy Parker, i Saluti a casa di Richard Yates e la dolce e delicata scrittura di Maeve Brennan. Sono questi gli autori che ho più amato, le storie che più mi hanno fatto mancare New York: d’altronde, come scrive Mario Soldati in Lontananza, ci mancano i posti dove si è stati e dove non si è stati.

I racconti sono tutti presentati in ordine cronologico, divisi per età e periodi storici e/o culturali. Ogni spazio temporale scelto da Paolo Cognetti è raccontato dallo scrittore stesso con un amore tutto unico e speciale che, pur restando nascosto fra le righe, riesce a brillare in ogni suo paragrafo. New York Stories è un elogio a ciò che è stato il Novecento, un insieme di racconti che fanno la storia di una metropoli amata da molti e odiata da altrettanti, un simbolo ancora oggi così forte e attraente.

Mi piace pensare che prima o poi, se mai si avrà davvero il coraggio di ripartire ancora ma soprattutto di restare, arriverà quel momento in cui tutto ciò che ci circonderà ci parrà finalmente reale, vero e palpabile: non più un sogno o una temporaneità. Arriverà un momento, come in Brooklyn e in alcuni passaggi di New York Stories, dove infine avremo costruito il nostro nuovo mondo, la nostra storia, solo nostra e di nessun’altro. Accadrà, forse, e se accadrà non potrà che essere bellissimo, ovunque saremo.

And one day the sun will come out and you might not even notice straight away, it will be that faint. And then you will catch yourself thinking about something or someone who has no connection with the past, someone who is only yours. And you’ll realise that is where your life is.

 

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8 thoughts on “Leggendo #109 – New York Stories (feat Brooklyn)

  1. Anche a me il film Brooklyn ha colpito tanto..forse perché vivo all’estero da più di sei anni ma continuo ad essere precaria e a non sentirmi a casa né qui né lì. Dev’essere bello riuscirsi a sentire come Eilis.
    New York stories sarà una delle mie prossime letture, se mai riemergerò da Guerra e Pace..

    • Brooklyn è bellissimo. Io sono stata all’estero solo per pochi mesi e ho provato alcuni stati d’animo di Eilis, soprattutto quelli dei primi tempi e, diciamocelo, senza quel gnocco di Tony su cui piangere (EH!). Insomma, il film mi è parso molto profondo e poi i costumi sono bellissimi!

      New York Stories racchiude racconti di alcuni dei miei scrittori preferiti quindi non ho potuto che innamorarmene subito. Quando avrai salutato Tolstoy (tra l’altro: complimenti per il coraggio!) sarà come bere un the bollente in una giornata gelida 🙂

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