Leggendo #100 | Avventure di un uomo in pigiama

Di Paco Roca mi sono innamorata due volte nella mia vita: la prima quando lessi Rughe nel settembre del 2013 e la seconda nel novembre del 2014 quando l’autore, in occasione del Lucca Comics and Games, ne autografò la mia copia che ora sta nella parte più preziosa della mia libreria. A distanza di un anno, nel novembre del 2015, mi  ritrovo fra le mani Avventure di un uomo in pigiama, l’ultima opera del fumettista spagnolo edito da Tunué, che con le sue mini storie mi conferma, ancora una volta, il titolo di miglior latin lover letterario che ci sia.

A far innamorare di Paco Roca è proprio la capacità dell’autore di lanciarsi in qualsiasi tematica senza paura e senza riserve, realizzando tavole colorate dai molteplici interessi e passioni. Se Rughe è una storia tenera e sensibile con profonde riflessioni sulla malattia e la vecchiaia trattate in modo così delicato da toccare il cuore, Avventure di un uomo in pigiama è una raccolta esclusivamente divertente che non manca, però, di ragionare sull’importanza della scrittura, della stesura di un’opera, dell’invenzione di personaggi, del lavoro creativo in generale e di tutti i piccoli ma grandi ostacoli che si possono incontrare lungo questo tipo di percorso.

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Non è un caso, quindi, se Avventure di un uomo in pigiama inizia proprio con il racconto di un viaggio, di tutte quelle ansie e premure che caratterizzano una partenza e che spesso rendono un mese di vacanza più stressante di undici mesi al lavoro. Si trattano di piccolezze, di gesti banali, che Paco Roca racconta in modo divertente ed ironico senza mai perdere la voglia di mettersi in gioco e scherzare delle proprie piccole angosce. Un esempio? L’abbuffata a colazione che contraddistingue ogni turista in vacanza.

Quanto tempo serve a un essere umano
per autoregolarsi di fronte a un buffet
gratis prima che il suo colesterolo salga
in maniera più allarmante dell’inflazione?

Momenti di ironia che si intrecciano a riflessioni sempre più profonde sulla creazione di un libro, di come il processo creativo modifichi la vita di un autore che oltre a essere un uomo a volte è anche un marito e un padre (spesso un po’ troppo distratto tanto che in alcune tavole di Paco Roca ci sembra di ritrovare il Guy Delisle di Diario del cattivo papà). Incombenze, imprevisti, assicuratori sempre pronti a citofonare alla porta sono solo alcuni dei disguidi che il lavoratore da casa incontra lungo il suo processo creativo che pare trasformarsi in incubo quando la data di consegna del progetto si avvicina sempre più. Eppure, e Paco Roca lo disegna e lo racconta in modo meraviglioso, è la meraviglia di veder nascere una propria storia che spinge l’autore a non demordere, mai.

Credo che il motivo che mi spinge
a iniziare un nuovo progetto  sia lo stesso che spinge una
persona cresciuta selvaggia
a tornare nelle foreste.

A lettura terminata si rimpiange solo che le tavole siano già finite: fortunatamente a Paco Roca piace molto indossare il pigiama, la divisa perfetta per l’uomo che sa lottare contro la pellicola trasparente e il prossimo progetto da pubblicare.

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