Leggendo #98 – La questione più che altro è che ci manca il coraggio

La questione più che altro è che non so come vivere.

Colpita e affondata, BOOM. La questione più che altro di Ginevra Lamberti, una delle ultime meraviglie edite da Nottetempo, è come una partita a battaglia navale dove il tuo avversario, però, ha captato nei minimi dettagli ogni tua posizione. La questione, più che altro, è che Ginevra Lamberti pare conoscerci così bene e con quel noi intendo la maggior parte dei giovani di questi tempi nei quali, sostanzialmente, pare essere inclusa anche lei.

Gli ingredienti sono pressoché questi: l’università, la fine degli studi e il baratro del mondo del lavoro. A volte quando parlo con gli adulti, quelli grandi, sembra quasi che noi giovani siamo scoraggiati dalla mole di lavoro, dalla quantità di cose da fare e dal poco tempo a disposizione. Credo, però, che tale sconforto derivi soprattutto dal fatto che tutto quel lavoro semplicemente non è quello sognato, non è quello ambito, non è quello che al momento dell’iscrizione alla facoltà preferita si credeva di poter andare a fare dopo anni di fatiche e di sacrifici. Si cerca di dare il meglio e poi ci si ritrova in un call center, in una catena internazionale di ristoranti, dietro a una cornetta del telefono che si vorrebbe lanciare contro il muro. “Ritieniti fortunato ad avere un lavoro”: che strazio però. Ne La questione più che altro c’è tutto questo e anche molto di più.

Dentro a quel libro avevo letto per la prima volta che i premi non servono a premiare chi ha vinto ma a punire chi ha perso.

Gaia racconta in prima persona uno spaccato del mondo del lavoro così come spesso viene presentato oggi: le aziende sono la tua seconda casa, i tuoi colleghi la tua seconda grande famiglia, il cliente un ospite da rispettare, il miglior risultato un bene per te e la tua soddisfazione personale (non un introito maggiore nelle casse dell’Azienda). I premi sono la prima forma d’odio verso il collega bravo ma che forse ha qualcosa da nascondere, una forma d’astio legalizzata che lentamente cresce fra i passeggeri della stessa imbarcazione che comunque vada verranno semplicemente ricompensati con un piccolo gadget e una pacca sulla spalla. Tutto molto triste e cinico eppure nelle parole di Ginevra Lamberti tutto ciò assume un tono quasi divertente.

Cado in uno stato di catatonia che mi permette di far andare avanti il corpo mentre l’anima si nasconde in un angolo a strapparsi i capelli a ciocche.

C’è da aggiungere, infatti, che La questione più che altro mi ha divertito molto. Ginevra Lamberti è ironica ma mai banale, è intelligente ma mai saccente: ride e scherza ma sa bene dove vuole arrivare e il fine è la cruda realtà perché tu la puoi canzonare quanto vuoi eppure alla tangibilità dei fatti non ci puoi mica sfuggire. E i fatti di Gaia, la protagonista de La questione più che altro, non riguardano solo il mondo del lavoro. Le parole utilizzate dall’autrice cercano di sviare fra la fragilità del genitore e la forza della genitrice; di raccontare quella parte del Veneto dove le tradizioni sono forti e la natura ancora più meravigliosa se confrontata agli scempi architettonici degli ultimi decenni (le villette isolate di chi vuole rifugiarsi nella propria privacy dopo secoli nella comunità, le zone industriali con il catrame sempre protagonista, i centri commerciali che sorgono lungo strade principali e aggirati da case di piccole – medie dimensioni).

Dopo l’amato Senti le rane di Paolo Colagrande, Nottetempo ci stupisce ancora portando nelle librerie la contemporaneità che ancora non è stata raccontata nei libri, quella che sta facendo da protagonista nelle vite di tanti giovani italiani arenati nel dubbio di non sapere più come comportarsi nella società odierna.

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7 thoughts on “Leggendo #98 – La questione più che altro è che ci manca il coraggio

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