Leggendo #97 – Gli anni (uno spaccato di vita)

Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più.

Gli anni di Annie Ernaux sono una vita e infinite altre.

A volte si sente schiacciata sotto il peso delle cose che ha imparato. Ha un corpo giovane e un pensiero vecchio. Sul diario ha scritto che si sente “stomacata da idee passe-partout, satura di teorie”, che è “alla ricerca di un altro linguaggio” per “tornare a una purezza primigenia”, sogna di scrivere in una lingua sconosciuta.

Gli anni di Annie Ernaux sono uno spaccato di vita, è il Novecento racchiuso in tante istantanee che un tempo, queste istantanee, dovevano proprio spaventare i nostri nonni bis, abituati come erano a vedersi solo allo specchio ma di quelli piccoli, dove si può intravedere solo il viso.

A vederla sulla foto, una bella ragazza solida, non si sospetterebbe mai che la sua più grande paura sia la follia. Per salvaguardarsene, almeno per il momento, non le viene in mente altro che la scrittura, forse un uomo.

Gli anni di Annie Ernaux è una vita privata condivisa con una comunità intera. Sono le paure che si incontrano per strada, le novità che travolgono una città intera, le stragi che scombussolano l’animo sotto gli occhi indifferenti di chi ha un tatto e un pensiero diverso dal nostro.

Le pare che quegli io continuino a esistere. Il passato e il futuro si sono insomma invertiti i ruoli. Ora è ciò che ha alle spalle a essere diventato oggetto del desiderio, non ciò che ha davanti: ritrovarsi in quella stanza a Roma nell’estate del ’63. Scrive sul diario “Con estremo narcisismo, voglio vedere il mio passato nero su bianco e grazie a questo diventare ciò che ora non sono” (..)

Gli Anni di Annie Ernaux racconta le paure di tutti: crescere, mostrarsi in pubblico dopo un enorme cambiamento psicologico, invecchiare, vedere i legami sfaldarsi, le persone scomparire, l’amore finire.

Gli articoli di cartoleria per l’inizio della scuola comparivano sugli scaffali prima ancora che i bambini andassero in vacanza, i giocattoli di Natale all’indomani di Ognissanti, i costumi da bagno a febbraio. Il tempo delle cose ci risucchiava, ci costringeva a vivere sempre con due mesi d’anticipo.

Gli Anni di Annie Ernaux si evolvono piano, il lettore non ne è subito convinto. Poi però esplodono, si lanciano con furia negli anni Sessanta, salutano gli anni Cinquanta pensando a quando si sarà mogli, madri divorziate, nonne malate con il Duemila che arriva senza nessuna particolare conseguenza. La vita di tutti però cambia in questo Novecento, le esigente si differenziano.

Tutti cercavano di ricordare in che attività fossero impegnati nel momento esatto in cui il primo aereo aveva colpito la torre del World Trade Center, mentre coppie che si tenevano per mano si gettavano nel vuoto.

Gli Anni di Annie Ernaux raccontano una vita e infinite altre, dicevamo. Raccontano di tutto ciò che ha fatto da sfondo a una vita, dalla cronaca rosa più superficiale a quella nera più terribile, destinata a diventare Storia. Ci si ritrova eventi importanti fra una cena di famiglia e l’altra, in un libro che si spezzetta così, un poco nel privato e un poco altro nel pubblico.

La forma del suo libro può dunque emergere soltanto da un’immersione nelle immagini della sua memoria per esporre in dettaglio i segnali specifici dell’epoca, dell’anno, più o meno certo, nel quale esse si situano – per collegarle tra loro e ad altre ancora, per sforzarsi di riascoltare le parole delle persone, i commenti sui fatti e sugli oggetti estrapolati dalla massa fluttuante dei discorsi, quel vociare che apporta senza tregua le continue formulazioni di ciò che siamo e dobbiamo essere, pensare, credere, temere, sperare.

Gli Anni di Annie Ernaux, inizialmente, fa un poco disperare. Non lo si capisce veramente finché non si arriva a quelle pagine finali in cui con armonia e religioso distacco si spiega la volontà e la motivazione di tutti quei ricordi sparpagliati in più di duecento pagine, memorie che qualcosa riescono a smuovere portando in superficie la polvere sotto al tappeto e lustrando una società cambiata radicalmente in pochissimi decenni, neanche fosse la trascrizione di tante vite fra le quali cercare anche la nostra.

 

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