Quando una cicatrice smette di essere tale?

Non ho proprio idea di cosa voglia dire avere una ferita ricucita con dei punti, non ho mai avuto un taglio così profondo, eppure questa sera mi è sembrato di sentire un dolore atroce come quello che potrebbe essere lo strappo accidentale di un filo che cerca di unire ciò che si è spaccato, separato, ciò che dovrebbe tornare unito tanto che si prendono mille mila provvedimenti per poterlo sistemare e invece poi, improvvisamente, quella fibra si lacera, di nuovo, e ora chi ha il coraggio di ricominciare da capo e riprovare a curare la ferita riaperta, chi ce l’ha?

Si dice tanto delle cicatrici che ci rendono più forti e più belli ma quando una cicatrice è davvero cicatrice? Quando smette di far male? Quando è finalmente chiusa e la si guarda con orgoglio e non con un tonfo al cuore?

Tra i comportamenti che più odio nelle persone c’è l’alzare la voce e cominciare a gridare verità non necessariamente assolute, anzi.Tra i gesti che più odio, poi, c’è il rinfacciare ciò che è stato e mai più sarà, attaccarsi a pezzi di vita che per una persona esterna possono essere stati semplicemente dei passaggi ma che per l’io, quello dentro l’animo ma soprattutto spiaggiato sul fegato, sono stati momenti forti che hanno condizionato un’esistenza intera, che hanno profondamente cambiato la quotidianità, tutte le relazioni esterne e, soprattutto, il rapporto con se stessi.

La cosa più assurda è che questo filo si è spezzato proprio quando stavo cominciando a prendere forza, quando stavo per fare pace con il mio corpo, quando finalmente, tra un respiro e l’altro, scorreva più di un decimo di secondo, quando si stava per imparare a regolare la tachicardia. Proprio prima di quello strappo, poi, avevo provato per la prima volta nella mia vita a sentire tutti i muscoli del mio corpo, a sdraiarmi supina e sentire come pochi movimenti possono liberarti da ogni peso, da ogni ansia, da ogni angoscia.

È il settembre più terribile che abbia mai vissuto.
Ma prometto che mi rialzo (ancora), mi tolgo la polvere di dosso (ancora), ricomincio a sognare (ancora), abbraccio il mio cuore e gli dico che starà meglio (ancora), dico a me stessa che la prossima volta sarò più forte (ancora), a convincermi che quella maledetta cosa che mi uccide ogni volta che ci penso smetterà di tormentarmi (ancora), che ci sono io e devo stare bene per tutti i libri che devono essere letti (ancora). Che c’è qualcuno che mi aspetta là fuori e io dovrò essere bella, soprattutto per me.

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