Naufragare a Ischia

Non so cosa ho amato di più di questo posto, probabilmente il blu profondo del mare e l’azzurro cristallino del cielo. Una cosa è certa: la dolcezza di una giornata d’estate a Ischia è una di quelle cose che calmano l’animo come poche cose al mondo. Ne ho scritto qui, su Salt Editions, e qui.

Ci si innamora totalmente e follemente di un posto (o di una persona) praticamente a  caso e spesso, vai a capirlo il destino, quando non ci si aspetta più nulla da nessuno, quando si smette di credere ai bei gesti senza un secondo fine, quando dopo un viaggio in battello si pensa solo di vedere il mare e nulla più. Il mio sbarco a Ischia è stato un qualcosa di totalmente inaspettato e, diciamocelo, assolutamente imprevedibile: un viaggio nel viaggio organizzato proprio all’ultimo minuto, quando ci si sveglia un mattino, si apre la finestra e in base al colore del cielo si decide da che parte andare.

Eravamo a Napoli per una fuga dal Nord forse un po’ troppo strampalata e azzardata. Il giorno prima pioveva e tutto sembrava andare sostanzialmente a rotoli quando il mattino dopo il sole ci ha invitato a uscire, a passare dal porto e considerare che forse visitare un’isola del golfo napoletano non sarebbe stata una così pessima idea. La scelta è caduta su Ischia, chiacchierata da molti ma visitata da pochi (in realtà da nessuno che conoscevamo personalmente): praticamente abbiamo preso il battello che neanche sapevamo dove stessimo andando.

“Happiness is the journey, not the destination”:  lo sanno  bene gli scalatori che per arrivare alla cima della montagna devono affrontare la ripida e faticosa salita. Allontanarsi da Napoli in battello, per poi arrivare alle isole Flegree, è un po’ la stessa sensazione con la differenza che farsi cullare dalle onde del mare è molto più dolce e rilassante di una scarpinata fra i sentieri montani, soprattutto quando la vista dalla poppa è uno scenario meraviglioso come quello di Napoli e il suo Vesuvio abbracciati da soffici nuvole bianche. E pensare che ancora non sapevamo che il vento sul viso e il rumore delle onde sarebbero stati solo i primi di tanti piccoli piaceri di cui avremmo potuto godere in quella giornata nel blu del mare!
Arrivati a Ischia, infatti, è successa una cosa che è veramente paragonabile a un colpo di fulmine, una freccia che un cupido della geografia ha scoccato puntando dritto al nostro cuore e che razionalmente non saprei proprio spiegare. Il porto di Ischia è piccolo, una conca dove il mare accerchia le navi e i battelli in arrivo, ma bastano pochi passi e l’isola si apre davanti ai propri occhi svelando viuzze alberate con piccoli negozi, un fruttivendolo con le pesche più rosse e più succose che tu abbia mai mangiato e il mare sempre su un fianco a chiamarti e chiederti di tuffarti.

Quello che forse più mi ha colpito di Ischia è la vita che si può percepire in ogni angolo dell’isola, una vita che da secoli si insinua fra le coste che giocano a ripiegarsi su loro stesse formando baie e rientranze in cui sorgono i centri abitati. Ed è proprio qui, fra una porticina e una finestra ancora più piccola, che il mio occhio si è soffermato più volte: la salsedine, insieme al vento, ha giocato con le facciate di queste case i cui colori accesi sono stati spenti dalle intemperie e dal tempo lasciando le abitazioni di Ischia allo scoperto, come fossero nude, ma, se fossero persone,  a testa alta quasi a dimostrare che la vecchiaia le avrà pure cambiate, certo, ma non le ha rese meno belle, anzi, solo più ricche di fascino e di vigore.

Passeggiare a zigzag fra le viuzze, nascondersi in antri tentando di spiare i cortili interni delle abitazioni, salire su gradoni o correre sulla cima di una strada in salita per godersi il panorama dall’alto, perdersi fra i negozietti tipici assaporando i profumi di una regione: Ischia risveglia i sensi, ti trascina nella sua terra e, soprattutto, nella sua storia. È proprio a pochi chilometri dal porto, infatti, che si può godere della sorprendente vista del Castello Aragonese, la fortificazione che sorge sulla cima di un’isoletta collegata all’isola di Ischia grazie a un  ponte in muratura. Di origini greche (parliamo del 474 a.C.!), la moderna fisionomia del castello è stata voluta da Alfonso V d’Aragona (1441 ca)  e non molti sanno che fu proprio questa piccola perla nel golfo di Napoli a ispirare le migliori poesie di Vittoria Colonna, collega e amica (giusto per farvi un’idea) di artisti e letterati di alto prestigio come Ludovico Ariosto e Michelangelo Buonarroti che spesso facevano visita alla dimora della poetessa (e come biasimarli!).

L’unica pecca di questa breve ma intensa gita all’isola di Ischia? Non aver avuto il tempo di ammirare il tramonto a Casamicciola o fare un giro fra le torri di Forio oppure ancora stare semplicemente sdraiati tutto il giorno sotto il sole alternando una pennichella a un tuffo nel mare. L’unico pensiero nella testa durante il viaggio di ritorno a Napoli? Voler tornare presto in quel piccolo ma grande rifugio che è l’isola di Ischia.

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