Del perché non comprerò più libri online da una grande catena libraria (e non)

Basterebbe una foto e invece preferisco raccontarlo dal principio.

Si passano otto ore al giorno, cinque giorni su sette, chiusi in ufficio che per quanto possa piacere sono otto ore in ufficio che abituarsi all’idea di passare otto ore delle proprie giornate in ufficio non è mica così semplice se prima si era abituati ad occuparsi 24 ore su 24 delle cose che si amano da impazzire ovvero, nel mio caso, di libri e scrittura.

Dicevo, si passano quelle otto ore in ufficio cinque giorni su sette e una delle più grandi gioie è il momento in cui ci si mette a fare acquisti a cuor leggero e, sempre nel mio caso, a comprare i libri che finalmente dalla wish list vanno a finire nei propri scaffali. Li si corteggiano, i libri, si va in libreria, li si toccano e sfogliano ma, spesso, ancora non si è convinti della scelta. E allora si torna a casa, si leggono le recensioni dei lettori fidati sui vari Book – Social (si possono definire così? Beh, io li definirò così). E insomma, si legge qualche impressione qua e là e ci si rende conto che quel libro proprio lo si deve comprare, che anche con la copia della biblioteca non sarebbe la stessa cosa, e quindi si va sul sito internet a cui più si è abituati e dal momento in cui si clicca su conferma acquisto già il proprio cuore comincia a battere più forte, a contare i giorni che ci separano dal suono del citofono che ormai suona solo quando c’è il corriere a dire che il pacco è arrivato.

In pochi sanno, però, che è proprio quell’attesa a ingolosire il lettore, quella voglia di avere già fra le mani quel benedetto libro e sfogliarlo, finalmente per tutto il tempo che si vuole, e leggerlo e sottolinearlo in ogni suo paragrafo.

Questa settimana, dopo Prendila così, mi sono finalmente decisa a comprarmi online Verso Betlemme, che la Didion proprio ce la vedevo come compagna di weekend dopo una settimana così straziante e paranoica sotto molti e differenti punti di vista.

Oggi torno a casa dal lavoro, in pausa pranzo, e vedo il mio pacco (piuttosto malconcio) ad aspettarmi. La scatola è rovinata ma penso che la finezza dei corrieri non è mai troppa quindi mi preparo a rompere del tutto la scatola e ad abbracciare il mio piccolo gioiello. Pensate alla mia faccia nel vedere il libro completamente sbrindellato, con una ferita lungo i tre quarti del fianco e le pagine mal piegate e ingiallite e appesantite dall’umidità lasciata da chissà quale sostanza liquida. A voi parerà poco ma a me si è spaccato il cuore, giuro.  Ho visto tutti i miei piani saltare per aria, come quando uno organizza la grigliata a Ferragosto a cielo aperto ma quella mattina si sveglia e scopre che piove e di una tettoia nemmeno l’ombra, ovviamente. Credo che in pochi possano capire la delusione di una sorpresa simile, soprattutto se raccontata con i postumi di una sbornia. (E quindi come se fosse il racconto di una storia d’amore finita male).

Quel libro rotto è stata come la punizione di un karma, scusate il francesismo, piuttosto stronzo, che magari me lo merito ogni tanto un brutto cavillo ma non un innocente libro rotto che certamente finirà al macero senza aver avuto la gioia di essere sfogliato da un avido lettore

La cosa che più mi ha fatto imbestialire, che più mi ha convinto a dire addio agli acquisti online su siti gestiti da grandi catene librarie, è che il centralinista non si è stupito di tale danno, mi ha semplicemente risposto che un corriere nei prossimi giorni (quanti? quali?) passerà a portarmi una copia nuova di Verso Betlemme, ovviamente intatta, al quale io, in cambio, dovrò rendere la mia rovinata. “E non si preoccupi signorina – ha detto ancora il centralinista – non le paga mica le spese di spedizione”. Ah perché, mi sarei anche dovuta preoccupare di questo?

Che brutta giornata, mannaggia a loro. Sarebbe bastata un poco di plastica ad abbracciare le pagine che mi avrebbero curato da ogni male per rendere migliore la vita di un’impiegata. Sarebbe bastata un poco di cura e intelligenza e invece come sempre si pretende troppo.

I prossimi libri che comprerò li sceglierò con la maestria che mi ha sempre contraddistinto in libreria: non la prima copia che toccano tutti, e nemmeno la seconda che alcuni prendono in mano; non l’ultima in fondo, quella ha preso troppa polvere, ma la terzultima che quella sicuramente non è stata violentata da nessuno. Dovrò prendere la mia utilitaria per raggiungere i miei amati e unici e dolci amici libri ma mai chilometri saranno meglio percorsi.

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