Leggendo #94 – Il paese dei coppoloni (o le voci degli altri)

Coloro che non hanno radici, che sono cosmopoliti, si avviano alla morte della passione e dell’umano: per non essere provinciali occorre possedere un villaggio vivente nella memoria, a cui l’immagine e il cuore tornano sempre di nuovo, e che l’opera di scienza o di poesia riplasma in voce universale.

(Ernesto De Martino)

Il paese dei coppoloni di Vinicio Capossela è come la prima settimana di vacanza, a casa dal lavoro. Ogni capitolo è un giorno che scorre fin troppo alla svelta, scivola via senza che ci si accorga e ci si ritrova così, alla fine dei primi sette giorni di libertà, a chiedersi cosa si è fatto in tutte quelle ore, se davvero si è riusciti a fare quello che in mesi di lavoro ci eravamo promessi e programmati di compiere o se, più banalmente, ci siamo persi a rilassarci troppo, interrotti, poi, da qualche imprevisto inaspettato.

Quando io inizio le vacanze, però, non solo vivo di (piacevoli) paranoie ma, spesso e volentieri, mi sento poco bene. La tensione che per mesi mi ha svegliato ogni mattina (questi ultimi mesi più di molti altri) si libera nel mio corpo e mi ricorda come non sia bello vivere in iperventilazione così costantemente, come tutte le ansie dovrebbero essere soppiantate da buona musica e attimi di pace. Perché vi sto raccontando tutto ciò? Perché se Il paese dei coppoloni è come la prima settimana di vacanza, per me è stato un incontro parecchio strano, piacevole sì ma strano.

E strano non è necessariamente negativo: Vinicio Capossela scrive un libro che è quasi una raccolta di racconti, ogni capitolo pare avere una vita propria e la voce narrante è un continuo intrecciarsi fra la prima persona singolare e gli altri, quelli che ci vivono nel paese dei Coppoloni. Perché in questo libro pare che la voce narrante e i protagonisti facciano a gara fra loro per dire la propria: i dialoghi e la prosa si alternano imprevedibilmente ed è come se la voce narrante fosse l’atmosfera e i personaggi la storia vera e propria, coloro che portano la tradizione e la quotidianità dei luoghi sulla carta.

Il paese dei coppoloni è una serie di scorci di vita vera e irreale, di campagne e paesini i cui abitanti vivono in una specie di limbo dove è difficile orientarsi, dove non si capisce chi esista veramente. Ma è nel dubbio che si ambientano le storie più fantasiose e leggendarie, quelle a cavallo fra il reale e la fantasia. E sì, rimane l’incertezza di ciò che si è letto così come la prima settimana di vacanza si è titubanti nel cercare di capire se si è realmente goduto del tempo libero ma con il senno di poi ci si accorgerà che fra mille corse ci sono stati momenti (e pagine) per cui ne è valsa veramente la pena. 

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