Perdersi fra i carrugi e i Rolli di Genova

Non capii mai Crueza de Ma finché non andai a Genova: dopo aver camminato fra i suoi carrugi ho capito tante cose e alcune di queste ho deciso di scriverle qui, su Salt Editions

Era l’ultimo weekend di febbraio, un febbraio nemmeno tanto freddo e fin troppo soleggiato.  Un’amica avrebbe raggiunto Genova il sabato sera, avremmo cenato insieme e il giorno dopo recuperato le chiacchiere a cui avevamo rinunciato per mesi a causa dei chilometri di distanza fra le nostre città. Io, ormai intrappolata in ufficio da diversi mesi, pensai di raggiungere il capoluogo ligure nel primo pomeriggio e approfittare di alcune ore di solitudine per visitarne il centro storico che mai avevo avuto il piacere di visitare, eccetto per la classica gita scolastica all’acquario che spetta a tutti i ragazzini del Nord durante gli anni delle elementari. Con immenso stupore, quelle ore di girovagare in solitudine si trasformarono in uno dei migliori pomeriggi che mi potessi regalare nei grigi mesi dello scorso inverno.

Salii sul treno a Milano per scendere alla stazione di Piazza Principe. Il punto d’incontro con l’amica era proprio dalla parte opposta della città, esattamente vicino alla stazione di Brignole, ma fortunatamente decisi di scendere alla prima fermata che si incontra entrando a Genova arrivando da  est: se non mi fossi fermata lì, mi sarei persa un edificio storico di una bellezza semplice ma immensa, una piccola costruzione con una particolare cura nei dettagli che i lavori di restauro non hanno mancato di rispettare.

Ma era solo l’inizio: dando le spalle alla stazione, cominciai a scendere verso il centro storico e chi si sarebbe mai immaginato di ritrovarsi a poche centinaia di metri  il Palazzo Reale. Quando uno scrollo improvviso sembra voler rovinare la passeggiata nella città ligure, le sue sale sono l’ottimo rifugio per chi cerca un riparo o, più semplicemente, vuole respirare a pieni polmoni le atmosfere di un’epoca passata ancora così vivida negli affreschi e negli arredi di uno dei maggiori edifici storici di Genova.

In effetti, per chi non lo sapesse,  il Palazzo Reale è solo uno tra i 42 (quarantadue!) edifici iscritti ai Rolli di Genova e, dal 2006, ufficialmente inseriti dall’UNESCO nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. E se per pura distrazione non foste a conoscenza dei Rolli, regalatevi presto una passeggiata per via Garibaldi, l’antica Strada Nuova di Genova: sarà un modo per confermare  come l’Italia nasconda tesori di un fascino abbagliante.  Al tempo dell’Antica Repubblica, infatti, venivano chiamati Rolli le liste dei palazzi e delle dimore delle nobili famiglie genovesi che ambivano ad ospitare le alte personalità  in visita allo Stato: i Palazzi Rosso, Bianco e Tursi sono solo alcuni di queste meravigliose abitazioni di cui un estraneo alla città non può che rimanerne stupito grazie anche solo alla semplice vista della facciata esteriore, sempre abilmente studiata e decorata nei minimi dettagli.

E che dire, poi, dei carrugi?  Quando quel febbraio arrivai a Genova, come spesso mi capita di fare, decisi di non affidarmi a nessuna cartina ma solo all’istinto e alla brezza marina  che, dalla parte più alta della città in cui mi trovavo,  mi avrebbe attratto a sé guidandomi verso il porto. Per arrivare al mare, però, bisogna attraversare un intricato dedalo di vicoli nei quali (ovviamente) mi persi infinite volte e non solo per mancanza di orientamento bensì a causa dei piccoli spiazzi che si aprono fra una viuzza e l’altra e nei quali venni sorpresa più volte da improvvisate  bancarelle colme di libri usati che aspettavano solo la mia curiosità (e i miei spiccioli).

E per me, piccola bergamasca cresciuta nella pianura padana, è quasi scontato descrivere l’emozione di arrivare al porto per vedere il mare, risalutare l’acquario della città e, soprattutto, il Neptune, il vascello costruito nel 1986 e  protagonista del film Pirati di Roman Polanski. Con l’aria che scompiglia i capelli, e la farinata di ceci fra le mani, mentre si passeggia per il porto pare quasi di sentire nella propria testa le note di Crêuza de mä, quel fin troppo noto album di Fabrizio De André che dopo aver vissuto la protagonista delle sue canzoni ha assunto per me un significato totalmente diverso.

Prima di vedere Genova non sapevo cosa aspettarmi da questa città a cavallo fra i monti e il mare. Dopo averla inspirata e girovagata in solitudine mi è parsa una vecchia signora dall’aria aristocratica che nonostante l’età continua a lottare per tenere alto il suo prestigio, la sua eleganza, il suo orgoglio, il suo fascino antico che il vento del mare pare voler trascinare via per poi soffiarlo in ogni angolo della sua figura. Per averne la conferma, vi basterà salire al Castelletto, il quartiere residenziale di Genova situato sulle sue alture e che si affaccia direttamente sul centro storico della città. Per poterlo raggiungere vi basterà premere il pulsante di un ascensore: ci penserà la vista a farvi perdere la testa e a farvi innamorare di ogni colore, dal blu immenso del mare ai colori accesi e variopinti delle facciate delle case.

Annunci

One thought on “Perdersi fra i carrugi e i Rolli di Genova

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...