Leggendo #93 – Trilogia della città di K. (la follia non è mai stata così folle)

Trilogia della città di K. di Agota Kristof è un libro pazzesco e per pazzesco intendo veramente p a z z e s c o. Uno potrebbe anche tentare di raccontare cosa ha letto ma non riuscirebbe mai a far capire a un ipotetico lettore cosa la scrittrice ungherese ha creato con le sue parole e la sua strepitosa prosa.

Trilogia della città di K. non ha né luogo né tempo. Un occhio attento potrebbe anche cercare alcuni riferimenti ipoteticamente storici ma Agota Kristof li ha ben nascosti fra le pagine lasciando parlare solo le trasformazioni che la guerra porta nella vita delle persone più semplici, quelli che stanno a casa aspettando che i bombardamenti finiscano, che cercano di sopravvivere nella miseria, arrivando a dimenticarsi persino la dignità.

E della Trilogia della città di K. è persino difficile dire chi sia il protagonista. Chi esiste davvero nel romanzo? Quali voci delle tre parti che compongono la trilogia è la più reale?

Scriveremo: “Noi mangiamo molte noci”, e non “Amiamo le noci”, perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e obiettività. “Amare le noci” e “amare nostra Madre”, non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento. Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe; è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.

La cosa più bella è che non c’è nulla di fedele nella Trilogia della città di K: tutto è vero ma contemporaneamente irreale; tutto è spaventosamente crudele e al tempo stesso così comprensibile; ogni piccolo fatto è destinato a essere presentato in un modo e rigirato in un altro. Perché Il grande quaderno è una storia, La prova un’altra e La terza Menzogna un’altra ancora. Agota Kristof pare quasi prendere in giro il lettore, lo porta a credere in un qualcosa che poche pagine dopo svanisce, lo culla con parole affettuose e poi lo fa cadere dal quinto piano di un palazzo, facendolo schiantare contro la realtà e la cattiveria umana.

Anche se poi la parola cattiveria non è propriamente corretta. La Trilogia della città di K. racconta gli animi più complicati, i più istintivi e difficili che possano nascere e crescere in un ambiente in cui l’uomo è messo alla prova ogni giorno da infiniti fattori esterni ma, soprattutto, dalla persona più pericolosa che può incontrare: se stesso.

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7 thoughts on “Leggendo #93 – Trilogia della città di K. (la follia non è mai stata così folle)

  1. Questo libro è tra i miei preferiti in assoluto. Luka e Klaus, soprattutto nella prima parte, sono violenti, spietati, devastanti e commoventi. Un libro che è un pugno e che è la vita.

  2. Pingback: Leggendo #96 – L’universo di Olive Kitteridge | JustAnotherPoint

  3. L’ho letto da giovanissima e mi ha stesa. Non credo che serva consigliartelo ma non perderti nulla anche dell’opera di Vonnegut. (la mia mente fa collegamenti strani: dici Kristof penso a Vonnegut!)

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