Leggendo #85 – Atti osceni in luogo privato (ovvero il cuore)

Sono qui con la pagina bianca davanti a me e l’unica cosa che mi viene da scrivere è che ho odiato Atti osceni in luogo privato e, più di tutto, ho odiato Libero,  oh maudit Liberò, di cui già mi sono mezza innamorata.

Ho odiato Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli perché Liberò, appunto, è il classico ragazzo paranoiato di cui potrei addirittura riuscire ad innamorarmi ed è successo, eccome se è successo: amarlo davvero, Liberò, forse no ma innamorata sicuramente sì. E tutto ciò mi irrita perché Liberò, sostanzialmente, è uno stronzo egoista diventato ciò che è senza il suo completo volere perché gli atti osceni della sua infanzia, quelli che avvenivano sotto il tetto di casa sua, l’hanno portato dove ora si trova ma tutto ciò, davvero, non lo giustifica sempre e comunque.

E lo odio ancora di più perché lui, Liberò, ha avuto una Marie con la quale ha condiviso quella profondità che si può condividere solo con una persona al mondo e lo odio sempre di più perché la sua Marie sarà sempre lì per lui mentre la mia, di Marie, mi ha voltato le spalle rivelandosi nientemeno che una Lunette. E a distanza di anni, poi, le maudit Liberò troverà l’Amore, quello equilibrato, quello che tutti sognano, quello davvero corretto e giusto che detto così pare brutto però succede davvero, troverà anche quello nonostante tutto e tutti, mannaggia a lui.

E me ne rendo conto di star qui a farfugliare contro personaggi fittizi ma Liberò è davvero uno di quei personaggi di cui non so come parlare e, Atti osceni in luogo privato, uno di quei libri che mi hanno dato tanto però quel tanto che mai avrei voluto vedere, forse per invidia e forse per gelosia.

Marco Missiroli ha portato in questo libro un’intera vita e tutto ciò che la può contornare nelle sue varie fasi. In Atti osceni in luogo privato c’è l’infanzia, la difficile e non sempre felice infanzia; c’è l’adolescenza, quella voglia di vivere che ancora non ci si riesce a spiegare; c’è la giovinezza che è così bella eppure così piena di ostacoli da renderla fin troppo complicata; c’è la maturità, quando forse le cose cominciano un poco a essere comprese e vissute più nel profondo; c’è l’adultità, i segreti che si svelano e la vita senza sfumature che ti si mostra davanti agli occhi ogni mattino; c’è la nascita e la ruota che termina il suo giro per ricominciare ancora, ancora e ancora.

Liberò vive in modo strano, vive a Milano, poi a Parigi e poi ancora a Milano. Da bambino vede ciò che nessun bambino dovrebbe vedere e tutto il suo mondo cambia, la sua visione delle cose attraversa quel filtro malato che Liberò metterà davanti a ogni cosa e, soprattutto, davanti a ogni persona. Perché Liberò entrerà in contatto con tantissima gente e soprattutto vivrà di tante di loro lasciandosi (e facendosi) plasmare dalle stesse e diventando ogni volta sempre più grande e sempre più diverso e, molto importante, facendo diventare i suoi incontri ciò che lui vorrebbe.

E questo per dire che siamo le persone che incontriamo, siamo ogni piccola vita che tocchiamo e a cui permettiamo di prendere un pezzo di noi.

(..) in una storia d’amore ci si appropria dell’altro e l’altro si appropria di noi. Le mani, gli occhi, il volto, la pelle, i sessi, e più il tempo di legame dura e più l’identità singola si dissolve. Diventa due. L’abbandono la frantuma e apre il bivio: ritrovarci in un nuovo legame dopo qualche tempo o diventare se stessi nella brutalità.

La cosa più bella di Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli è che le città diventano sinonimo di stati d’animo, soprattutto nella giovinezza, quando per la prima volta ci si ritrova davvero soli davanti alla vita, a dover prendere scelte che modificheranno tutti i giorni a venire. E mi è piaciuta questa divisione perché l’adolescenza è davvero diversa dalla giovinezza e, soprattutto, non è detto che quest’ultima sia necessariamente il periodo in cui le scelte verranno sicuramente fatte in modo consono. Ci penserà la maturità, e poi l’adultità, a sistemare quegli ultimi pezzi, a definire la persona e renderla consapevole di come vorrebbe veramente vivere.

A formare Liberò, però, son stati soprattutto i libri e forse è questa la cosa più semplice da amare di questo libro. Ogni scrittore, ogni fortunato romanzo, ogni grande classico diventa il sinonimo di un incontro, un presagio a ciò che sta per accadere. Come i titoli del grande cinema che vengono citati in Atti osceni in luogo privato, tutti i personaggi dei libri letti da Liberò diventeranno consiglieri per il protagonista e, per il lettore, un nuovo modo per interpretare i fatti e, in qualche modo, l’intera trama.

Eravamo insieme, tutto il resto l’ho dimenticato.

E poi c’è il sesso, tantissimo sesso. Liberò lo vorrebbe capire, lo vorrebbe spiegare, lo vorrebbe soprattutto consumare. Vorrebbe sentirsi meno goffo e quando diventerà un’abitudinario vorrebbe tornare alle radici, ritrovare la purezza e il candore e dimenticare quel mattatoio che sarà l’unico protagonista di alcuni anni della sua vita. Perché poi, quanto è importante il rapporto fisico in una storia d’amore? Quanto sono importanti le affinità e quanti tipi ce ne possono essere? Quanto è importante lasciar volare il corpo per abbandonare la mente? Quanto è importante, invece, purificare l’animo per redimere il corpo?

E insomma, arrivati a questo punto bisognerebbe tirare delle somme e dire se questo libro si va di consigliarlo oppure no. Io non lo so, non l’ho davvero capito. Ha smosso troppa polvere; ha citato troppa chimica e diverse teorie sull’affinità che tanto avrei voluto dimenticare; ha risvegliato atomi che si erano ben nascosti e che si erano promessi di non uscire più. Tutto questo polverone, però, è forse sinonimo di un grande e positivo impatto e di duecento pagine che possono scrollare un lettore fermo nei suoi pensieri: a ciascuno la decisione di correre il rischio.

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5 thoughts on “Leggendo #85 – Atti osceni in luogo privato (ovvero il cuore)

  1. Ne sento così tanto parlare di questo libro e ancora non mi sono decisa. Ma di te, io mi fido molto e forse sei l’ennesima spinta che aspettavo. Odiare un po’ è sempre positivo.

    • È da leggere, sicuramente. Però non lo so, continuo a pensarci. Credo faccia capire alle persone il loro lato più crudo e forse io non mi aspettavo di averlo.. È molto intimo e molto diretto, tutti i veli vengono tolti e lanciati per aria.

  2. Forse si odia chi ci assomiglia troppo. Me ne rendo conto sempre più spesso, a partire dalla relazione con mio padre: non lo sopporto perché gli attribuisco difetti che sotto sotto possiedo anche io. Hai odiato Liberò perché ti rappresenta in pieno, probabilmente.
    E non devi vergognartene o averne paura: ci si incontra e poi si scontra, nella vita. Perché, come hai detto tu, in una frase magistrale che porterò sempre nel mio cuore “siamo le persone che incontriamo”.

    Mi hai convinto a leggerlo, btw.

    • Qui non si tratta di somiglianza a me ma di qualcuno che potrebbe diventare come lui e che conosco bene o pensavo di conoscere.. È un mix di tante cose davvero difficile da spiegare tanto che sì, devi proprio leggerlo così da capir bene 🙂 quando è difficile parlare di un libro forse è perché necessario sfogliarne le pagine!

  3. Pingback: Leggendo #92 – Stranieri di se stessi | JustAnotherPoint

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