Leggendo #83 – L’invenzione dell’amore

Quel tipo di libri non li ho mai letti e mai avrei potuto immaginare che uno di quelli mi sarebbe potuto piacere così tanto. Saranno le solite scuse del è capitato nel momento adatto, sarà la mancanza di un qualsiasi tipo di delicatezza ma con L’invenzione della madre, Marco Peano ha toccato qualsiasi cellula del mio corpo e l’ha fatto con una storia la cui sostanza viene compresa sin dalle prime pagine: Lei se ne sta andando. E dico Lei perché la Madre non ha un nome ed è forse questo a rendere così toccante questo romanzo: non c’è una definizione di Lei, Lei potrebbe essere chiunque, addirittura una persona vicina a te. Il lettore può conoscere solo Mattia, il protagonista, e tutto ciò che vede ma soprattutto sente, fuori e dentro di sé.

Mattia ha preso coscienza che la sua condanna è continuare a vedere. Dissezionare il tempo con la semplice osservazione degli eventi, fare un’autopsia – vedere con i propri occhi – del presente.

Fra le pagine, sparse qua e là, ci sono tante piccole fiammelle che sembrano voler aiutare a scovare l’identità della persona cara a Mattia ma un lettore poco attento potrebbe anche non notarle: la malattia, il lento aggravarsi della situazione, il doloroso distacco, prima mentale e poi fisico, diventano una paranoia per chiunque si avvicini a L’invenzione della madre. Perché Mattia non si sfoga? Perché non sente il bisogno di parlarne? Perché la narrazione è in terza persona? Come faccio io, lettore, a capire se Mattia preferisce star solo o magari uscirebbe volentieri un’oretta per distrarsi un poco? Glielo scrivo un messaggino per vedere se risponde?

Non ci si rende conto, così, che la scelta della terza persona è semplicemente uno stratagemma per cercare nei minimi dettagli di ogni frase il pensiero più recondito di Mattia, un invito a scovare nei gesti quotidiani ciò che è veramente naturale e cosa no, ciò che sta cambiando inesorabilmente la sua persona e, di conseguenza, il rapporto con chi lo circonda. L’utilizzo frequente di alcuni termini, poi, amplifica il messaggio che rimbalza su alcune parole che vogliono tornare più volte nel romanzo: tra loro, la più spiazzante, è sicuramente nulla.

Ora è estate, mesi pieni di nulla sono passati.

L’invenzione della madre è la necessità di ricreare un mondo intorno a sé, un intero pianeta fatto di gesti automatici che ogni giorno si vivevano sulla propria pelle e che improvvisamente vengono a mancare. È il bisogno, quasi fisico, di annullarsi come la persona che se ne è andata e trovare nuove vie sulle quali incamminarsi consapevoli, mai come prima, che il proprio cuore è stato colmato di un infinito amore pronto a esplodere.

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One thought on “Leggendo #83 – L’invenzione dell’amore

  1. Mi sa che abbiamo provato sensazioni analoghe leggendo questo romanzo. Ho anche “conosciuto” l’autore alla presentazione del libro ed è stato un incontro piacevolissimo, ne parlerò su Legger_mente!

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