Leggendo #81 – Il baule Sanderson ovvero l’elogio all’illusione

Sì, un’evasione molto spettacolare. Ma in fondo si tratta sempre degli stessi trucchi: botole, pannelli scorrevoli, specchi.. È questa la cosa più bella della magia: continuare a generare illusioni tramite principi di una semplicità davvero elementare.

Si inizia dalla fine a raccontare Il Baule Sanderson, un graphic novel come pochi firmato da Jean-Claude Götting e pubblicato per la prima volta nel 2010 da Fandango (Coconino Press). Si inizia dalla fine perché la magia non ha né capo né coda per chi, disilluso, cerca di scoprire il trucco che il Mago sta utilizzando proprio sotto i suoi occhi e che solo un occhio esperto, forse, riuscirà veramente a scoprire.

E si utilizza il forse come parola chiave di tutti i paragrafi a venire perché il Mago è beffardo e senza pudore, vive nel suo limbo fatto di irrealtà e tempo sospeso, di progetti complicati e piccoli arnesi che lo aiuteranno a sviare le scelte più difficili, quelle che lo legherebbero alla vita e ai sentimenti veri che a causa (o grazie) alla sua professione non saprebbe gestire nella sua quotidianità caratterizzata da sparizioni. Il Mago non sa amare, non vuole credere alle follie delle donne e soprattutto a quelle di Marie, dolce e intelligente, che ha scoperto un suo piccolo segreto ma nonostante ciò vorrebbe stargli accanto per il resto della sua vita.

Eppure, immancabilmente, i loro visi si incrociano nelle tavole in bianco e nero, i loro respiri si addensano e si uniscono in tratti profondi e linee spesse, circondati da polvere di carboncino che rende un’atmosfera, già unica di per sé, un mondo irreale fatto di sogni minacciati da piccoli inganni. E gli inganni li crea lo stesso Sanderson, il Mago, con i suoi lucchetti e le sue catene, senza sapere che sarà il suo giocare con il fuoco a lasciarlo letteralmente senza parole, perennemente imprigionato in un corpo che verrà messo in balia di un amore malato, folle, senza ragioni.

Il baule Sanderson potrebbe essere descritto come il desiderio di una fuga non realizzato, un tentativo di libertà che si sposa meravigliosamente alla Parigi degli anni Trenta. Ogni tavola pare avere di sottofondo della musica jazz che detta il tempo a una narrazione semplice e lenta la quale, invece di annoiare, trascina il lettore sempre più nel cuore della storia lasciando crescere nel suo cuore una sensazione di cattivo presagio che raggiungerà il culmine proprio nelle ultime tavole.

E l’amore diventerà una magia, un’illusione che Sanderson e Marie non sapranno gestire e che li trascinerà da Parigi a New York sulle onde di una musica jazz, cullati dalla finta certezza che sia stato il fato a decidere per loro.

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