Celebrare (anni di paturnie e cadute di faccia)

Stava tornando. Nel terminal le voci si coprivano l’una con l’altra. Entusiasmo e noia e rabbia si alternavano davanti al gate numero 25 ma nelle sue orecchie il tutto era solo un ronzio lontano, un sibilo insistente ma secondario che non riusciva a distrarla dai suoi pensieri, tutti presi dal fatto che sì, effettivamente, stava tornando.

26 marzo 2013. Due anni fa stava nascendo questo piccolo spazio dove non avrei mai pensato di racchiudere momenti della mia vita così lontani da ciò che ero e speravo di fare. Due anni fa terminavo gli studi, pensando fosse una grande idea in quanto avevo un folle istinto di lanciarmi nella vita per costruire basi solide che mi avrebbero portato dove il cuore mi voleva. Era il 2013 e l’entusiasmo era alle stelle e la voglia di lottare per il mio posticino era talmente forte che probabilmente doveva essere sedato così come è stato: fortunatamente, e qui anticipo, quella voglia è tornata e purtroppo, questo è da dire, è più forte di prima.

A volte pensava che l’unica cosa che le riuscisse bene nella vita fosse leggere.

La voce narrante è esterna ma il soggetto, facile da comprendere, è un io instabile che ha capito solo cosa non vuole. Credo sia un passo avanti che spesso, però, porta a fare altrettanti passi indietro e quindi è un’eterna altalena, una lotta tra ciò che sarà e che non è, tra ciò che è stato e mai diventerà e un mix di se e di perché ai quali mai si troverà risposta. Si torna sempre lì, sugli stessi passi, ma è colpa dei libri che loro san sempre come prenderti e sanno come farti tornare alla mente passaggi che vorresti cestinare e invece son sempre lì, in ogni rigo, a ricordarti che ti hanno portata dove sei.

Come quando tutti paiono nati e cresciuti per ciò che stanno facendo, adatti per quella determinata situazione che in ogni caso si fanno andare bene quando invece lei si sente perennemente capitata per caso, una conseguenza di qualche sì e qualche no che hanno deciso per lei un presente non troppo soddisfacente.

Inutile dire che in due anni può capitare di tutto; utile invece sottolineare come certi piccoli dettagli non cambino mai e la necessità di silenzio, pace nell’animo e parole siano sempre primari e vitali. Ho dovuto cominciare a spegnere il cellulare (cosa una volta impensabile), ho dovuto cominciare a evitare persone per le quali non ho tempo e premure: danno poco o troppo tanto e io ho bisogno solo di tempo e tempo per me. Perché quando si capisce dove si è sbagliato si cerca inesorabilmente di migliorare ciò che ci ha impossibilitato a vivere con concretezza e oggettività, quel principio minimo di indifferenza indispensabile per non farsi troppo del male: io ho sbagliato me e ora devo rimediare me, solo me, cominciando da un corpo che non sa più come respirare, letteralmente.

E un cuore di pietra che non ha e una curiosità che dovrebbe smorzare, una dolcezza che dovrebbe disprezzare e sospettare, un automa che vorrebbe diventare e invece essere ancora cuore e carne e ancora cuore, cuore, cuore.

Le poche certezze vengono da notti passate sotto le coperte, a rinchiudersi in piccoli angoli immaginari dove intoccabile può lasciar scorrere i paragrafi che sogna di poter scrivere nel migliore dei modi, magari sfumando qua e là delle verità che dovrebbero essere taciute ma che un animo ormai terribilmente irrequieto continua a far riemergere qua e là senza troppa sensibilità.

E ieri è sempre più confuso, avvolto in una nebbia che, inesorabile, minaccia un presente ancora fragile e incerto.

E ancora sta tornando la primavera e ancora una volta si spera rimanga inverno per molto, moltissimo, tempo.

 

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4 thoughts on “Celebrare (anni di paturnie e cadute di faccia)

  1. Sarà il tuo piccolo spazio, ma in due anni hai fatto passi da gigante nella scrittura. Lascia arrivare quella sospirata primavera, lo sai che in fondo ne hai bisogno anche tu.

  2. Se ti consola io, che di anni ne ho 32, ho capito solo ora quel che vorrei fare nella vita e quel che davvero mi appassiona. E non sempre coincide con ciò che si fa, nel concreto, nella vita. Ma ci si prova no? A essere appassionati, dico. Ed è già tanto.

    E tu sei bravissima ❤

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