Leggendo #79 – Il commesso, il matto e chi sogna che tanto costa nulla

Manco ho terminato il libro ma già ne voglio parlare che c’è quel passo che proprio non riesco a levarmi dalla testa e da due giorni continuo ininterrottamente a pensarci e ripensarci perché quella pagina de Il Commesso di Bernard Malamud è ormai un chiodo fisso che ha smosso tutto ciò che stava pronto a esplodere sotto la superficie, quella miccia che ha fatto brillare settimane di continui crucci e che ora ha lasciato pezzetti qua e là sparsi sul pavimento.

Quando tutto è così paradossalmente assurdo non ci sarebbe molto da dire eppure quando i sogni son più forti di qualsiasi altra cosa è difficile ragionare a mente lucida, è difficile lasciare che la logica prenda il sopravvento e tutto venga accettato così come è. Tutti con la fissa che se una cosa succede è semplicemente colpa e/o merito del destino, ma il doveva andare così non sempre è così gradito e anche se per una volta il fato pare esser stato benevolo, forse è semplicemente un punto di vista esterno e chi sta all’interno, chi se lo vive, quella sorte vorrebbe solo prenderla a calci e rispedirla da dove è venuta. Pare tutto così criptico eppure è così semplice: non c’è gioia in ciò che gli altri ritengono fortuna se non c’è passione e amore in ciò che si è portato a casa. Quando in uno Stato che i quotidiani definiscono in crisi tu sei uno dei pochi giovani (a detta loro) ad avere un lavoro non dovresti assolutamente avere il diritto di lamentarti: hai la tua pagnotta che se pur misera te la stai portando a casa, pensa a chi non se la può nemmeno sognare.

Sai che ti dico? Volere è potere. A me questa storia (e scusante) della crisi comincia proprio a darmi sui nervi. Non sto a far polemica, lungi da me, ma ci son così tanti piccoli dettagli che spesso vengono dimenticati e lasciati a morire sotto ore e ore di lavoro stressante e logorante che riempie le giornate e lascia poco tempo per ciò che si ama veramente, per tutte quelle passioni che per essere coltivate necessitano della pace dell’animo, di una mente fresca e di quello spazio e tempo necessario per stare meglio e dedicarsi a ciò che si vorrebbe diventare davvero.

Il commesso vorrebbe tornare a studiare, Helen pure. Sentirsi morire dentro di sé giorno dopo giorno è snervante ma soprattutto umiliante: se si ha dei sogni perché non ascoltarli? Perché non abbandonare tutto e rincorrere ciò che si vuole? Perché aver paura delle voci che cresceranno e non capiranno come dei libri siano meglio di un lavoro sicuro in un posto sicuro seppur poco redditizio?

Sono i libri che fanno incontrare Helen e Frank. Sono i libri che li fanno avvicinare e poi allontanare, sono loro che li formano e creano un’aurea di cui entrambi si cibano convinti di comprendere l’altro semplicemente conoscendo le pagine che legge: ah, le dolci illusioni.

Si parla di Helen, di Frank e si parla di Bernard Malamud. Si parla di letture in viaggio, quando dal finestrino si rincorrono le regioni e tu leggi e non capisci se il protagonista del libro lo stai facendo parlare tu o se veramente l’ha scritto lui, il romanziere, quello che dopotutto ti salva a qualsiasi ora della notte.

“Se non puoi avere tutto quello che desideri, prendi almeno qualcosa. Non essere così orgogliosa, accidenti”.
Touché. “Che cosa devo prendere, Louis?”
Esitò. “Accontentati di meno”.
“Non mi accontenterò mai di meno”.
“Bisogna fare dei compromessi”
“Non ne farò coi miei ideali”.
“E che cosa diventerai allora, una vecchia zitella rinsecchita come una prugna? Cosa te ne viene in tasca?”
“Niente”.
“E allora cosa pensi di fare?”.
“Aspetterò, sognerò. Qualcosa succederà”.
“Balle” disse.

2015-03-01 11.28.36

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3 thoughts on “Leggendo #79 – Il commesso, il matto e chi sogna che tanto costa nulla

  1. Condivido quello che hai scritto: sul tema della crisi la penso esattamente come te; e devo dire che adesso ho una certa voglia di leggermi questo libro, che già mi era stato consigliato. Ma tu sei stata ancor più convincente: “Il commesso” aggiunto alla mia lista desideri. Ciao!

  2. Non accontentarti! A vent’anni è il momento di cambiare strada, di rovesciare i tavoli, di fare capitomboli, di sbagliare, forse. E di sognare. Ma non di diventare schiavi di lavori insulsi o che non ci sono congeniali, di cedere a falsi sensi di sicurezza o di apparente tranquillità. Quando poi il cuore è in tumulto…

  3. Pingback: Leggendo #109 – New York Stories (feat Brooklyn) | JustAnotherPoint

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