Leggere #77 – Storia del nuovo cognome (o delle casualità)

Non ho davvero qualcosa da dire riguardo Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante. L’amica geniale mi aveva già stregato con la sua scrittura ipnotica e un poco me lo aspettavo di essere rapita dal secondo volume di quella che penso diventerà la mia quadrilogia preferita, una definizione che non mi piace perché questi libri nascondono davvero un qualcosa in più che per chi non li legge è impossibile capirlo.

Quando leggi Elena Ferrante vuoi prendere la penna e cominciare a scrivere. E io l’ho fatto tantissime volte durante la lettura del primo e del secondo volume de L’amica geniale ma ogni volta che iniziavo non riuscivo a smettere perché sentivo una mancanza inspiegabile, qualcosa che mi guidava nella voglia di continuare a scrivere ma che non riuscivo a capire e quindi mi fermavo per poi ricominciare e stremata lasciare tutto lì, gettando la penna in un angolo e il taccuino dall’altro.

La cosa non facile da capire, eppure così banale, è che il potere della parole è ingestibile, un mondo astratto fatto di tante sfumature che seppur somiglianti sono in realtà completamente differenti. La mia incapacità di gestirle è letteralmente proporzionata alla paura di Lenù, una paura provinciale, una sorta di ombra che la insegue dal momento in cui è uscita dal Rione per restare sola, in una città sconosciuta, a inseguire sogni che non sa nemmeno lei di che pasta son fatti. E un poco la odio, Lenù, perché lei ce l’ha fatta e pare che ogni malcontento, ogni piccolo sgarbo, stia cominciando piano piano ad avere un significato,  a essere l’origine e forse la causa di tutta la felicità che Linù  sta per vivere e che può solo ed esclusivamente condividere con sé perché al rione, figuriamoci, nessuno capirebbe.

Ma è stato solo alla conclusione del libro, avvenuta come sempre nella giornata ideale a certi tipi di pensieri, che mi son resa veramente conto che anche io, piccola lettrice e amante dei calli dello scrittore, stavo comprendendo quell’impulso, quella cosa che mi angoscia quando non riesco a scrivere ciò che desidero; quando le frasi scritte, una volta rilette, risultano semplicemente banali; quando mi preoccupo di chi possa leggere ciò che scrivo e se abbia colto che mi sto riferendo proprio a una persona in particolare.

Lenù non ha mai dimenticato La Fata Blu e non ha mai dimenticato quel legame che l’ha formata, che l’ha spinta a diventare ciò ora è. Forse, però, non bisogna essere necessariamente bambini per avere un ricordo così forte da ispirare un intero libro. Forse, molti, non hanno la fortuna di incontrare L’amica geniale che la sprona, che la forma dentro e fuori quasi immaginando come davvero sarà nel futuro, come se avesse avuto un’epifania sulla persona che sarà. Forse, più spesso, le persone che ti modellano le si incontrano solo più tardi e il problema è che così diventa difficile lasciarle andare, diventa incomprensibile come chi ha fatto tanto (e involontariamente) per te si possa smaterializzare nel nulla.

In Storia del nuovo cognome ci sono colpi di scena, ovunque. Magari uno se li aspetta pure, io sto sempre sulle nuvole e per me spesso è tutto così imprevedibile. La cosa bella, ma bella davvero, è che spesso questi colpi di scena son quasi coincidenze, piccoli fatti che accadono senza nemmeno tu te ne accorga e rimangono lì, impressi nella mente, nel cuore e nel fegato per ore, spesso giorni, a volte settimane, nel peggiore dei casi mesi.

Tutto questo sproloquiare non ha necessariamente un fine tanto che terminarlo nel modo più brusco possibile è probabilmente la prima migliore idea di questo anno appena iniziato.

Non so che accadrà, non so come Lenù e tutte le persone che le vorticano attorno cercheranno di superare ostacoli e trovare se stessi. Non so che mi accadrà ma so fin troppo bene ciò che non lascerò mai scappare dal mio cuore, mai e poi mai. E so che Elena Ferrante, chiunque ella sia, ha scovato in me qualcosa che da sola non sarei mai riuscita a trovare e comprendere.

E so che ciò che fa cambiare nell’infanzia è puro e innocente mentre ciò che fa cambiare anni dopo è spesso doloroso e semplicemente e terribilmente sopravvalutato.

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