Leggere #75 – L’amica geniale o semplicemente quella che vorresti

Due giorni. Ci sono voluti solo due giorni per innamorarmi della scrittura di Elena Ferrante e di questo libro che ha un qualcosa di assurdo. Due giorni, o qualcosina in meno, dove ho letteralmente aspettato ogni secondo di libertà per prendermi quelle pagine e divorarle con la paura che il telefono squillasse e qualcuno mi cercasse. Due giorni così come sono due le protagoniste, due amiche che ora sono una e un secondo dopo sono ancora due. Sono Lila e Lenù, Lenù e Lila e, credetemi, è così facile diventare l’una e poi l’altra che a un certo punto non si capisce più chi siamo tanto la storia ci ha presi e catapultato nelle loro vite e in tutto ciò che le riguarda.

Perché Lila e Lenù sono talmente perfette nelle loro imperfezioni che quando sono insieme diventano un tutt’uno. E per ogni lettore è così facile diventare prima la cattiva e poi la buona perché L‘amica geniale è ciò che ognuno di noi ha segretamente sognato sin dall’infanzia. E spesso diventa anche difficile capire chi è veramente la geniale, fra le due, perché entrambe sono così speciali a modo loro, così necessarie l’una all’altra che proprio non si capisce dove sia la linea di demarcazione che separa le vite delle due fanciulle del rione.

Crescono insieme, loro, e incrociano le loro vite come solo poche persone hanno la fortuna di poter fare sin dalla più tenera età. Lila e Lenù si prendono per mano per la prima volta all’età di nove anni e con quella stretta sanciscono e ufficializzano un’amicizia che le renderanno così dannatamente obbligate a stare strette fra loro, così indispensabili l’una all’altra che sembra ridicolo continuare a ripeterlo ma lontane sono perse e solo insieme possono affrontare ciò che il dopoguerra ha lasciato, ciò che la vita ha serbato loro in quegli anni così duri e incerti, quando si vive bene ma la violenza è all’ordine del giorno e la pazzia sullo stesso piano di casa propria.

Ci sono Lila e Lenù, dicevamo, ma ci sono anche Don Achille, Alfredo  Peluso, la povera Melina e, soprattutto, ci sono tutti i compagni di scuola delle  due bambine che insieme affrontano i primi studi, le prime gelosie e i primi battibecchi (a suon di sassate) fra maschietti e femminucce.

Arriverà un momento, però, dove tutto comincerà a cambiare ma sarà un momento che nessuno capirà, forse un lettore molto attento ma di certo non le protagoniste perché loro, ignare di tutto o volutamente inconsapevoli a ciò che sta accadendo, continueranno come se nulla fosse. Perché quello di Lila e Lenù è un cambiamento lento, doloroso, un qualcosa che non capiscono nemmeno loro e del quale paiono non accorgersi se non nell’attimo in cui Lila e Lenù si ritroveranno su due strade così diverse. Ma è veramente accaduto o è solo un’impressione? Quanto è superficiale questo cambiamento e quanto è intenso?

Perché poi la storia è meravigliosa ma può piacere o non piacere. Ciò che non si può che amare de L’amica geniale, invece, è lo stile di Elena Ferrante tanto che ci ho provato a cercare la parola perfetta per descriverlo e ho pensato che il termine ipnotico fosse l’unico a rendere l’idea. Ho preso in mano questo libro ieri mattina, pensando di avere una lettura carina per il weekend: ho chiuso il libro poche decine di minuti fa e mi sono resa conto di come siano passate meno di 48 ore senza che nemmeno me ne accorgessi. Più di trecento pagine si sono rincorse sotto i miei occhi perché Elena Ferrante ti trascina letteralmente sulla strada, fra le palazzine e i giardinetti, ti lancia sul Millecento dei Solara e tu sei lì che dici “adesso ceno” e invece no, il piatto si fredda e tu ne sei contenta così hai qualche minuto di microonde per poter leggere qualche paragrafo in più. E d’altronde, mi comprendereste se solo sapeste.

Elena Ferrante sa descrivere tutto ciò che una bambina e un’adolescente può sentire durante la propria crescita, dentro e intorno a sé. Elena Ferrante mi ha ricordato l’innocenza dell’infanzia, quando ero la più brava della classe e me ne vergognavo di essere lodata in pubblico ma quando qualcuna cercava di prendere il mio posto la rabbia mi faceva diventare le guance rosse e l’umiliazione di finire al secondo posto mi faceva impazzire di gelosia. Elena Ferrante mi ha ricordato quando il mio corpo cominciò a cambiare, mi ha ricordato come non seppi mai spiegare tutto ciò che vedevo davanti allo specchio ogni giorno  e me lo ha ricordato perché lei, al contrario, lo ha saputo fare senza paura, mi ha fatto sentire così umana facendomi ricordare di quando vedevo le altre bambine ancora bambine mentre io avevo quelle curve imbarazzanti che cercavo di nascondere sotto i maglioni ma che tutti riuscivano comunque a notare e a farmi notare. Elena Ferrante mi ha ricordato quell’amica più bella di me che ebbe il ragazzo che piaceva a me e mi ha ricordato di come tutti volevano essere miei amici solo per arrivare a lei. Elena Ferrante mi ha ricordato, poi, di come, nonostante tutto, sognai che quell’amica mi seguisse per tutta la vita, mi ha ricordato di come ho sempre sognato una figura che stesse al mio fianco dalla più tenera età e che con uno sguardo capisse tutto ciò che sentivo e potesse rincuorarmi e rafforzarmi e rendermi un poco più coraggiosa.

Forse Elena Ferrante e L’amica geniale piacciono così tanto perché un legame così forte e duraturo nel tempo lo vorrebbero tutti. Forse i lettori si innamorano delle protagoniste perché vorrebbero essere come loro e non una di loro ma proprio entrambe: vorrebbero essere buoni ma cattivi, timidi ma estroversi, impauriti dalla vita ma coraggiosi come non mai. Forse ciò che piace è l’idea che una persona possa davvero vivere con il mito di un Qualcuno, scoprire che davvero non può vivere senza di lei ma che è così semplice e naturale affidare tutte le nostre gioie e i nostri dolori a una persona che non debba essere necessariamente un compagno di vita ma semplicemente una grande amicizia, un sostegno eterno sul quale poter sempre contare.

Temevo che le accadessero cose, belle o brutte, senza che io fossi presente. Era un timore vecchio, un timore che non mi era mai passato: la paura che, perdendomi pezzi della sua vita, perdesse intensità e centralità la mia.

Elena Ferrante mi ha fatto pensare a tutto ciò e a molto di più. A quel legame meno duraturo ma forse ancora più intenso di quello fra Lila e Lenù perché instaurato in un’età successiva, quella in cui avevo bisogno di un’amicizia simile, forse fin troppo. Mi ha fatto pensare tanto, tantissimo, alla potenza della scrittura che quando è semplice e ben strutturata sa essere un qualcosa di incredibile perché non c’è bisogno di paroloni, basta avere il potere di prendere il lettore per mano e convincerlo a leggere ancora una pagina, ancora un paragrafo, ancora una frase, ancora una parola.

E come non volevo smettere di leggere L’amica geniale non voglio smettere di scriverne perché quando si trova un libro che riesce a scuoterti come questo è proprio difficile riuscire a rendere l’idea e tu ci provi e provi quando in realtà, forse, basterebbero poche parole: fatti un bel regalo, leggilo.

 

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9 thoughts on “Leggere #75 – L’amica geniale o semplicemente quella che vorresti

  1. E’ una scrittura ‘geniale’, per l’appunto; e hai proprio ragione quando scrivi che l’identificazione è totale e al contempo alienante: chiunque vuole essere Lila e Lenù, contemporaneamente, a tratti, mai. Sempre.
    La Ferrante mi commuove perché mi ricorda da dove provengo, e tu non potevi descriverlo in maniera migliore.

  2. Da un bel po’ ormai è nella mia lista desideri e continuo a leggere sempre pareri su pareri tutti positivi e tutti estremamente interessanti che uffa… Natale è vicino e saprò cosa regalarmi.

      • In genere gli amici che potrebbero farmi regali e che ora son tutti fuori non sapendo che libri regalarmi mi regalano dei buoni, quindi non mi andrà male dai. Poi accumulo qualche soldino dai parenti e insomma… 🙂

      • Io ti ho detto così perché solitamente i miei amici vorrebbero regalarmi libri perché sanno che apprezzerei ma ogni volta vanno in panico perché non sanno quali non ho 😀

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